FotoClub Bergamo: nel 40° anno di attività

Proseguono incessanti le iniziative del Fotoclub Bergamo che arrivano quest’anno a compiere i quaranta anni!
Apre la serie una personale del Presidente Ivan Mologni che si terrà in una sede particolare e prestigiosa come la sede principale della Banca Intesa di Bergamo in via Camozzi 27 e avrà come tema proprio l’amore per la nostra città.

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L’autore del mese: Oscar Ghedina

Rimane un mistero la vita sicuramente molto movimentata di Oscar Ghedina! E’stato un grande chimico, fotografo, alpinista ed editore cortinese di cui anche oggi, incredibilmente, non si trova in rete una biografia. Personaggio particolare che evidentemente svolgeva la sua attività e sapeva trasmettere le sue esperienze come un bravissimo artigiano ma senza ricercare pubblicità e notorietà per sé. Oscar Ghedina ha contrassegnato sotto vari aspetti la fotografia italiana -specie di montagna- del XX° secolo, lasciandoci in eredità un buon numero di libri interessanti che rivelano la sua sete di conoscenza e anche il suo desiderio di “far crescere” i suoi lettori.
Anche di questo autore non poteva mancare nella biblioteca del Club un interessante volume.

Negli alberghi e luoghi pubblici delle valli ampezzane (la Val Badia, Val di Fassa, ecc.) si trovano tante foto siglate Ghedina e a Cortina, nella strada sotto la chiesa, c’è ancora un negozio “Foto Ghedina”.
Qualcuno scrisse. “…gente di quel calibro non ne nasce più..”.

La pagina degli “Antichi Mestieri”

Si arricchisce vie più la pagina che raccoglie le attività lavorative dei nostri “vecchi” e che, piano piano, sembrano destinate a soccombere con l’avanzare sempre più aggressivo delle nuove tecnologie. E’ la volta dell’incisore a mano e dello “zucchero filato” che profumava sempre, con le frittelle e i croccanti alle mandorle, l’ingresso alla Fiera di Sant’Alessandro per la felicità dei bambini!

Una recente pubblicazione… del 1892!!

Presentiamo un libro la cui scoperta farebbe la gioia di qualsiasi “topo di biblioteca” e la tentazione per ogni appassionato collezionista… si trova nella biblioteca del Fotoclub facente parte della grossa raccolta di volumi sulla fotografia del suo Presidente. Se qualcuno avesse mai avuto dubbi sulla profondità degli studi e sul livello raggiunto nell’ambito fotografico dai nostri predecessori oltre un secolo fa, dopo aver consultato questo volume della Hoepli dovrà sicuramente rivedere le proprie opinioni ed esprimere grande ammirazione per la “Storia della Fotografia”!


Echi di Terre Lontane: Perù

Un breve reportage del viaggio in Perù di dicembre 2018: per la quinta volta ho avuto la possibilità di visitare questo splendido paese, ma quest’ultimo è stato il mio primo viaggio “analogico”; quindi grandi aspettative ma anche particolare attenzione (e preoccupazione) nella preparazione e nella ricerca per portare a casa scatti interessanti. Per questo non ho voluto correre rischi: Pentax MX (piccola, affidabile … e appena revisionata) con ottiche 28 – 50 – 135mm. Anche per quanto riguarda le pellicole sono andato sul sicuro: solo diapositive Fuji Provia 100f, per catturare i colori unici di questo popolo e di questi paesaggi.
Pubblico solo alcune fotografie con la speranza di riuscire a rendere almeno un’idea della varietà degli ambienti e della gente che solo questa splendida terra è in grado di offrire!
Riccardo Scuderi



le buone “riletture”…

Ai Soci frequentatori che mostrano sovente interesse per la raccolta di libri che arricchiscono la sede del Club di nuovi volumi e scritti storici, si consiglia questo mese la eventuale rilettura di due interessantissimi manuali storici dai quali è sempre possibile, con l’andare della propria esperienza, ricavare suggerimenti ed espedienti che, alla prima lettura di qualche anno fa, potevano essere sfuggiti.


Ad Ardesio per scacciare l’inverno…

Ogni anno, sul finire del 31 Gennaio, cerniera tra inverno e primavera, ad Ardesio in alta Valle Seriana prendono il via i gelidi tre “giorni della merla” e si “scaccia” l’inverno con la “Scasada del Zenerù”: consolidata tradizione del paese, divenuta ormai un frequentato avvenimento folcloristico. Anche questa un’ottima occasione per un’uscita sociale collettiva del Fotoclub! E’ vero che per “scacciare” l’inverno, il freddo e la brutta stagione, si fa un gran baccano con campanacci, latte, raganelle giganti attraverso un percorso storico delle vie del paese ma intanto per il nostro fotografo abbiamo consigliato l’utilizzo di fotocamera reflex solo meccanica (tipo Contax S2B) per evitare le possibili noie che la temperatura (prevista ben sotto lo zero) potrebbe causare alle batterie; e non solo ma anche un buon paio di guanti di lana per isolare le dita dal contatto con il metallo della camera. Per la circostanza, altrettanto necessari nel corredo le pellicole Kodak da 200 Iso e obbiettivi zoom (tipo Vario Sonnar 28-85) per passare rapidamente dai primi piani a foto di gruppo. Ma l’ultima raccomandazione è stata quella di non scottarsi avvicinandosi troppo al gran falò finale!!

Le pagine del “Collezionista” e “Fotocamere e …”

E’ possibile che a qualche frequentatore del nostro blog sia sfuggito che le pagine del “Collezionista” e “Fotocamere e …” siano in continuo aggiornamento perché gli apparati vi sono disposti di volta in volta secondo la data di fabbrica e non di inserzione. In effetti le due pagine comprendono le fotocamere utilizzate dai nostri Soci e la grande schiera di proprietà del Presidente Ivan Mologni che, grazie all’incessante attività dello stesso, è in costante aumento; la suddivisione delle fotocamere nelle due pagine (nella prima fino al 1970 e nella seconda le successive) è fatta puramente per comodità di consultazione essendo che tutte le macchine riportate sono perfettamente funzionanti e utilizzate per servizi che di volta in volta segnaleremo. Ed ecco qui di seguito le più recenti “new entry”.


Fotocamere d’epoca per una Città Alta insolita

La proposta per una uscita di studio con allievi era l’utilizzo di una gloriosa macchina fotografica e ottenere immagini particolari della nostra splendida alta città. La scelta è caduta sulla Contax S2 della speciale edizione per il 60° anniversario; macchina meccanica con esposimetro incorporato a lettura nel mirino spot. Non comuni i personaggi incontrati nel percorso né il paesaggio ripreso dallo spalto del chiostro di San Francesco, nel quale è attivo da novembre il museo permanente di foto e attrezzature fotografiche analogiche.

In Biblioteca: il consiglio del mese

La lettura suggerita questo mese è divertente ma impegnativa e soprattutto molto istruttiva. Si tratta di un libro storico (anni ’80) prodotto dalla Ilford e ormai introvabile in commercio. Facente parte di una collana, “fotografia, macchina per insegnare” spiega i fondamenti dell’”immagine”. Come ottenere e manipolare immagini anche senza una fotocamera (da questo la definizione di foto-povera) o con una semplice tri-camera obscura. Una dispensa scritta soprattutto per insegnanti e studenti che, parlando di matematica, geometria, chimica, fisica, e passando per la stampa per contatto, la pittofotografia, il clichè-verre, ecc., arriveranno a produrre immagini così particolari che sono delle vere e proprie opere d’arte.

Sul ring del Fotoclub: Polaroid vs Fuji

Le prime fotografie erano considerate una magia. Regalarsi nell’era del digitale quella magia è un piacere che ogni appassionato di fotografia dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. Il fenomeno della fotografia istantanea sta prendendo di nuovo piede, dopo molti anni in cui è stato quasi totalmente eclissato e perciò anche il nostro Fotoclub, cui certo non manca una vetrina ad hoc, ha voluto dedicare ad essa alcuni incontri di approfondimento. Scelte per questo caso una POLAROID 636 TALKING CAMERA (prodotta nel 1995) e una FUJIFILM INSTAX WIDE 300 che, tra le “moderne” (anno produzione 2015) sembra essere quella che abbia adottato la stessa “filosofia”.
Le prime Polaroid, in commercio fin dal secondo dopoguerra, hanno fatto scuola, indicando una nuova strada per la fotografia.
La POLAROID 636 TALKING CAMERA è l’unica ad avere una simpatica caratteristica: registra fino a tre messaggi che possono essere ascoltati durante lo scatto, messaggi tipo “cheese. …sorridi…” o altro, una simpatica sorpresa per la persona che si desidera fotografare. Ad altoparlante spento, questa fotocamera funziona come un OneStep 600 standard, con messa a fuoco fissa e flash automatico. È incluso un obiettivo close-up scorrevole che tende a rendere le immagini ancora più morbide del solito. Benché commercializzata come una divertente fotocamera per scattare istantanee ravvicinate a feste e riunioni di famiglia, la qualità delle immagini è migliore quando ci si concentra su distanze più lunghe all’esterno in condizioni luminose. Ma proprio le caratteristiche dominanti di colore e la vignettatura causata dalla scarsa qualità delle lenti in plastica fecero delle macchine Polaroid uno strumento di espressione artistica: usata da Andy Warhol, amata da Helmut Newton, Nobuyoshi Araki ecc. divenne il simbolo di un’epoca.
Tecnicamente, come modello di fascia alta nella gamma Polaroid, è dotata di: – esposimetro di tipo cds con gestione automatica dei tempi di posa. – Obiettivo con lente in plastica ad elemento singolo e focale di 116mm dotato di aggiuntivo ottico incorporato close-up per le foto da distanza ravvicinata. – Messa a fuoco fissa. – Otturatore a controllo elettronico, con tempi di scatto da 1/4sec. a 1/200sec. – Cursore di compensazione manuale dell’esposizione (Darken/lighten) che consente la regolazione manuale della luminosità. – Flash automatico, comandato dalla fotocamera quando le condizioni di luce lo richiedono. – Tracolla in nylon. – Impiega pellicole formato 600 che si trovano facilmente in commercio. Dimensione pellicola 108x89mm. – Formato immagine 79x79mm..

Nell’era digitale la condivisione delle foto avviene oramai quasi esclusivamente su web ma a far tornare la voglia di foto stampate fu la Fujifilm, che aveva colmato il vuoto lasciato dalla chiusura di Polaroid nel 2007; oggi vanta un vasto assortimento di fotocamere a emulsione istantanea, le Instax, progettate per essere alla portata di tutti sia nell’utilizzo, semplice e intuitivo, che nel prezzo.
Nella FUJIFILM INSTAX WIDE 300 il peso è contenuto grazie all’abbondante uso di plastiche, che comunque risultano ben solide anche nell’uso spensierato e le misure (167.8 x 94.7 x120.9 mm.) sono dovute alle grandi dimensioni delle stampe. L’aspetto della Fujifilm Instax Wide 300 è molto “pro” e rievoca il design anni Settanta. I comandi sono pochi, intuitivi, facili da raggiungere e lasciano poco spazio alla creatività: si può solo decidere se sottoesporre oppure sovraesporre, oltre a poter attivare il flash di riempimento anche in condizioni di forte illuminazione; il flash non si può disattivare. La ragione è evidente: con un diaframma fisso a f/14 e con il tempo più lento di 1/64s, il flash è obbligatorio. Il diaframma così chiuso è utile per garantire la nitidezza anche con le solo due distanze di messa a fuoco disponibili: da 0.9 a 3mt e oltre 3mt. Un aggiuntivo serve per riprese ravvicinate fino a 40cm. e aiuta anche a controllare l’errore di parallasse dovuto al mirino fortemente decentrato rispetto all’ottica. Ma anche con soggetti molto lontani il mirino è decisamente approssimativo: ai bordi del fotogramma succede spesso di trovare qualcosa in più o in meno di quanto si vorrebbe.
La Fujifilm ha sempre prodotto ottime pellicole e le sue pellicole istantanee non fanno eccezione. Le Fujifilm Instax Wide sono nitide, contrastate e anche resistenti. Basta un panno morbido e, se pur strapazzate, le foto sono belle come appena scattate. Con i suoi ISO 800 la Instax garantisce immagini limpide, molto definite, colori vivaci e incarnato dei soggetti molto naturale. La nuova emulsione, inoltre, permette scatti a temperature tra i 5°C e i 40°C. e il processo di sviluppo e stampa impiega circa 4 minuti. Le Instax Wide colpiscono per le dimensioni dell’immagine 99x62mm (una moderna Polaroid Snap Touch stampa su 75x50mm, quindi circa il 30% più piccola). Come le classiche Polaroid, le foto hanno una cornice bianca ma anche per la Instax Wide la nota dolente è il prezzo, sempre piuttosto elevato.
Riassumendo le caratteristiche tecniche della fotocamera: – Due modalità di messa a fuoco: “normale” 0,9-3m, e “landscape” per foto paesaggistiche (>3m). – Lente Close-up per p.p. fino a 40 cm. – Velocità otturatore: 1/64 – 1/200sec. – Funzione controllo chiaro-scuro e retroilluminazione. – Flash automatico, si autoregola in base alla distanza e interviene non appena la luce diminuisce leggermente, visto il diaframma fisso a f/14 e un tempo più lento pari a 1/64s. – Dimensione pellicola 108x86mm. – Formato immagine 62x99mm.
E qui sono riportate alcune delle foto scattate con Laura, gentile modella, nei tre set predisposti per la seduta di sperimentazione.
E quindi, lunga vita alla fotografia istantanea! Una fotografia che non rischia di rimanere dimenticata nei meandri digitali di un hard disk. Una fotografia che magari possiamo personalizzare con una dedica sulla cornice bianca. Una fotografia che possiamo anche regalare, accendendo un sorriso che un selfie condiviso sui social non riuscirà mai a strappare.

Umberto Zanetti, insostituibile appassionato delle tradizioni bergamasche

Si è recentemente tenuto nella Sala Locatelli della Domus Magna un incontro commemorativo del Maestro recentemente scomparso con la partecipazione di varie personalità del mondo culturale cittadino.
La rievocazione delle numerose sue attività, gli intermezzi musicali dell’orchestra Gavazzeni e la recita appassionata di alcune sue poesie hanno riportato alla memoria dei numerosi presenti l’importanza di coltivare le eredità che quell’enciclopedico personaggio ha lasciato alla sua città; prima fra tutte il valore della Storia della propria terra.

E i Soci del Fotoclub non dimenticano che Umberto Zanetti, studioso dai mille interessi, è stato anche un interessato sostenitore della nostra Associazione alla quale riconosceva una sostanziale e importante attività artistica e una complementare capacità di conservazione e diffusione di particolari tecniche legate a una ricercata tradizione.
Partecipò perciò molto volentieri all’introduzione di alcune mostre collettive esplicandone in modo del tutto singolare i valori delle opere e i pregi culturali.
Nella foto qui a fianco, Ivan Mologni ha ripreso un momento dell’intervento dello storico a una delle mostre; in questo caso quella dal titolo “Bergamo Alta” del 2016 svoltasi nella sala Manzù del Palazzo della Provincia.

Alzano Lombardo: 38° Concorso Nazionale di Fotografia


Si era concluso a Ottobre un altro importante appuntamento autunnale, a livello nazionale, per gli appassionati di fotografia: il Concorso Nazionale di Fotografia che si svolge ad Alzano Lombardo, presso il FotoClub Fantoni con il patrocinio del Comune, e giunto quest’anno alla sua 38° edizione. Di ottimo livello e sempre molto ben partecipato, il concorso era come sempre diviso in due sezioni (b/n e colori) a tema libero, al quale ogni fotoamatore ha potuto partecipare con un massimo di 4 stampe di formato 30×40; e, come sempre, anche alcuni Soci del nostro Fotoclub non hanno voluto mancare a questo incontro presentando vari lavori tra i quali :
Gotti Oliviero (porto vecchio)
Mologni Ivan (Nataliya)

Nava Tiziano (Sicilia 2017)
Scuderi Riccardo (l’attesa)

Classic Camera – Black & White

E’ in edicola il nuovo numero della miglior rivista per noi “analogici” che, ricordiamo, è anche consultabile, per gli associati, nella nostra Sede.
Sempre ricca di interessanti articoli, questa volta consigliamo la lettura della recensione sulla pellicola Kodak T-Max 3200-P

9° Concorso Provinciale DiaPersonal

Anche quest’anno, grazie all’infaticabile impegno del coordinatore Tino Rovetta, si è svolto il 9° Concorso DiaPersonal – 2018 (Amici della Diapositiva) giunto alla nona edizione, al quale ogni fotoamatore poteva partecipare con 20 dia a tema libero. Il nostro Circolo si è distinto come sempre per la qualità e quantità (ben 76!) di opere presentate. Il Direttivo ringrazia e si congratula con l’organizzazione del concorso e anche con i propri Soci per la fattiva partecipazione.
Gotti Oliviero con 19 dia
Mologni Ivan con 20 dia

Nava Tiziano con 20 dia
Scuderi Riccardo con 17 dia

Avvistamenti “analogici”

Bergamo, ex-monastero di Astino, settembre 2018
…Certo che, in quel caldo pomeriggio di settembre, non avremmo mai immaginato di incontrare due giovani viaggiatrici – con la loro macchina fotografica analogica – provenienti addirittura dall’altro capo del mondo.
Queste deliziose ragazze che vedete nella foto con Oliviero, sono due sorelle: Sophie e Kirsty Mc Kellar e vengono da Melbourne, Australia.
..Sedute poco distanti da noi, godevano l’aura del chiostro cinquecentesco e scrivevano appunti su blocchetti di carta, mentre sul tavolino tra due bicchieri e le bottigliette di una bibita, faceva capolino una nobile Pentax MX..
Così, un sorriso, lo scambio di poche parole e la passione per la pellicola fotografica, ci hanno accomunato.
Arrivederci Kirsty e Sophie, scriveteci! Mandateci una foto del vostro viaggio a Bergamo!

“Analog sightings”
Bergamo, ex-monastery of Astino, September 2018
… Of course, on that warm September afternoon, we would never have imagined meeting two young travelers – with their analog camera – coming from the other end of the world.
These lovely girls you see in the picture with Oliviero are two sisters: Sophie and Kirsty Mc Kellar and they come from Melbourne, Australia.
.. Sitting not far from us, they enjoyed the aura of the sixteenth century cloister and wrote notes on paper blocks, while on the table between two glasses and bottles of a drink, a noble Pentax MX peeped out..
Thus, smiles, the exchange of few words and the passion for photographic film, have united us.
Goodbye Kirsty and Sophie, write us! Send us a picture of your trip to Bergamo!

Le interviste del Fotoclub Bergamo – I nostri soci

Il tuo nome
Riccardo Scuderi
Quando ti è iniziata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia cosiddetta “seria” in generale è nata circa 13 anni fa, quella per la fotografia analogica solo 3 anni fa. È stata una scoperta casuale oppure, come mi piace pensare, un segno del destino: era l’estate 2015 e il mio corredo digitale dell’epoca era in riparazione. Mi ritrovai tra le mani una Minolta Himatic 7s che mio padre aveva comprato in occasione della mia nascita: caricai un rullino in bianco e nero (ricordo un Across 100 asa) ed iniziai a scattare in Piazza Vecchia. Da allora non ho più smesso!
Quando fotografi, prediligi temi, ambienti particolari?
Amo fotografare le persone, soprattutto in un contesto urbano. Non faccio riferimento al ritratto “posato”, quanto al valorizzare un monumento, una piazza, un paesaggio in generale inserendo la presenza umana nella foto: penso attribuisca maggiore profondità allo scatto.
In due battute, perché “analogico” oggi:
Analogico oggi, per me, significa tutto il contrario che il mondo virtuale (fotografico e non) propone: la passione, la convivialità, il confronto diretto e genuino, la crescita tecnica e umana proposta dalla fotografia “argentica”, contrapposta al distacco, all’autoreferenza ed al confronto tecnologico (e non tecnico) della fotografia digitale. Con questo non voglio dire che i fotografi digitali non siano appassionati e competenti (per fortuna ne conosco diversi) ma, purtroppo, quando i commenti e/o le critiche di uno scatto vengono riversati esclusivamente su un social network, quasi sempre perdono di valenza e finalità costruttiva e, spesso, sono il pretesto per veicolare insulti gratuiti….
“Frequenti” la camera oscura?
Purtroppo (ancora) no, ma ne approfitto per rivolgere un accorato appello in tal senso al Presidente o a qualche socio che abbia dimestichezza con lo sviluppo e la stampa…
Le tue pellicole preferite?
Ho iniziato con il bianco e nero (soprattutto Kodak) ma ultimamente mi sto cimentando anche con le diapositive (Velvia e Provia).
Stima quanti fotogrammi hai archiviato negli anni
Non riesco a dare un numero esatto, direi circa 500/600 fotogrammi. Ma siamo ancora all’inizio…
Esegui anche la scansione digitale dei tuoi negativi?
Si, ma solo per crearmi un archivio “di sicurezza”.
L’obiettivo che preferisci o che usi di più:
Sicuramente il Summicron-R 50mm/F2 montato sulla Leicaflex SL2: il classico obiettivo “normale” di eccellente qualità e buona portabilità.
La macchina che ami in particolare e perché:
Come appena accennato, la Leicaflex SL2, per la qualità costruttiva, perché è totalmente meccanica, per il mirino luminoso e perché…. è una Leica! Sto anche riscoprendo la passione per la fotografia istantanea grazie a una macchinetta che per me ha un valore affettivo notevole, essendo stato il regalo per la mia prima comunione: la Polaroid Quick 610, praticamente come nuova!
I tuoi autori preferiti e perché:
Mi ha letteralmente affascinato sia il documentario che il libro dedicato a Vivian Maier: un occhio fotografico senza uguali dove ogni foto non è mai banale ed è sempre capace di raccontare una storia. Un manuale di fotografia analogica “da strada” che ho trovato particolarmente interessante è stato quello di Willy Ronis intitolato “Le regole del caso”, in cui l’autore spiega come e perché è arrivato a scattare una determinata foto (ambientata soprattutto negli anni ’50 e seguenti), allegando (in piccolo) diversi altri scatti “errati” appena precedenti o successivi a quello considerato corretto.
…. E invece qualcuno o qualcosa che non ami?
Senza fare nomi, mi ha recentemente deluso un fotografo americano, i cui scatti esposti in una mostra internazionale sono stati “smascherati” in quanto alterati da una post produzione (digitale) a dir poco grossolana…. Peccato, anche i famosi cadono nel tranello dello “scatto perfetto” che non esiste….
Fai anche foto digitali o consulti sulla rete siti dedicati alla fotografia?
Da ormai circa 3 anni scatto unicamente in analogico, lo trovo più gratificante e, soprattutto, ogni volta non vedo l’ora di sottoporre le mie foto sviluppate al giudizio del “Direttorio” del Foto Club Bergamo…
Si, consulto siti fotografici su internet, ma unicamente quelli indirizzati alla fotografia analogica o alla compravendita di materiale analogico.
In due parole, perché sì o perché no
Semplicemente non sento più la necessità di scattare in digitale, avendo ormai da tempo perso la voglia di condivisione istantanea indotta dal digitale. Più lo scatto è meditato e ponderato, più mi gratifica, al di là del risultato finale.
Da quanto tempo fai parte del nostro sodalizio?
Da troppo poco tempo…
Cosa ti spinge a frequentare oggi un circolo fotografico nell’epoca di internet?
Ripropongo quello che ho già scritto nelle risposte precedenti: la passione, il confronto genuino che permette una vera crescita fotografica e, soprattutto, tanta bella gente da conoscere!

La ricerca e la pubblicazione continuano…

Continua senza soste la ricerca dei nostri Soci per documentare gli antichi mestieri, per fermare in pochi scatti gli elementi salienti delle attività che hanno coinvolto le vite dei nostri antenati e per tramandare ai giovani quei gesti che quotidianamente impegnavano coloro che con la loro pazienza e la fatica ci hanno portato alla nostra attuale, privilegiata, condizione di vita.

E con grande nostro piacere tale lavoro viene riconosciuto dalla redazione di una testata giornalistica tutta bergamasca che da più di mezzo secolo si preoccupa di tenere vive le tradizioni della nostra terra. Al nostro GIOPI’, organo ufficiale del Ducato di Piazza Pontida, che regolarmente ospita le nostre immagini corredate dalla traduzione in bergamasco, tanti auguri di lunga vita!

Reportage domenicali di Ivan Mologni per le mura di città alta

Il mio peregrinare per Bergamo Alta, mi ha portato, lungo le mura di imbattermi in un “fotografo ambulante” di strada. Faceva foto con consegna di circa 10’ minuti.
Non ho resistito e con l’antica tecnica ottocentesca, mi sono fatto ritrarre con il mio fido bassotto Kiko Pota.

Funzionava il tutto così. In una macchina di legno (tipo banco ottico) ma per dimensione, il fotografo scattava una fotografia della posa su carta fotografica, calcolando l’esposizione con esposimetro Gossen Lunasix 3 e regolando tempo e diaframma.
Così facendo otteneva un negativo su carta che sviluppava in questa macchina di legno che conteneva un bagno unico: rivelatore e fissaggio.
Toglieva il negativo di carta in formato 10×15. Constatato il buon risultato, risciacquava il tutto e poi riproduceva con la macchina a distanza predisposta, il negativo di carta e otteneva su un altro foglio 10×15 il positivo.

Risciacquo e asciugatura in 10 minuti. E poi consegna.
Il buon risultato è quello che vedete nella stampa allegata: un positivo e un negativo con il sottoscritto e il bassotto.

Ho fatto anch’io alcuni scatti a questo fotografo di natura e stile ‘800. Ho saputo che è di Cisano bergamasco e si diverte alla domenica in questa eccezionale attività storica.
Parlando a lungo con lui l’ho portato a conoscenza che lo scrivente è Presidente del Fotoclub Bergamo e nei miei Corsi diffondo antiche tecniche: il viraggio, la cianotipia, la gomma bicromata e positivi su ferro. Qui ha risposto che è interessato e verrà a trovarci per apprendere queste affascinanti tecniche. A presto!!
Ivan Mologni

direttamente dalla “Storia” della fotografia: la FERROTIPIA


… e prossimamente i Soci del Fotoclub si cimenteranno anche in questo tipo di tecnica fotografica per ripercorrere i passi di coloro che ci hanno lasciato una così importante “fonte di informazioni indispensabili alla salvaguardia della nostra memoria storica e identità culturale“.

Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE

STILL-LIFE è l’espressione inglese che si adotta per la fotografia dedita a rappresentare oggetti inanimati ed è equivalente all’espressione italiana di “natura morta” usata per la pittura.
La specifica tecnica fotografica presenta alcuni aspetti semplici ma è più difficoltosa di quanto possa sembrare a prima vista. In questo tipo di fotografia le variabili (costruzione dell’ambiente e uso delle luci) sono poche rispetto ad altre tipologie. Non conta per esempio la ricerca dell’”attimo” della fotografia sportiva o del reportage né la difficoltà di ricerca del punto di ripresa di un paesaggio o del gesto particolare per un ritratto e può sembrare quindi più difficile fare errori ma la conoscenza tecnica specifica per rendere “interessante” un oggetto fermo (still), inanimato, è spesso più complessa.
Non vi sono limiti di tempo per impostare l’inquadratura e la macchina fotografica ma vi sono una serie di passaggi che devono essere studiati durante la costruzione del set e prima dello scatto. Gli obbiettivi finali che si vogliono raggiungere possono essere diversi (p.es. mettere in risalto gli attributi più importanti degli oggetti fotografati o creare un significato concettuale o simbolico a un insieme) e perciò diverse sono le impostazioni delle attrezzature da utilizzare.
La fotografia STILL-LIFE è un ramo complesso e tecnicamente sofisticato, nel quale è fondamentale la capacità di “osservazione” e di “pazienza” di un buon fotografo; la “qualità” del risultato finale dipenderà poi molto dalla costruzione e dalla composizione del set di ripresa che saranno capaci di creare quegli speciali “effetti” molto richiesti nella pubblicità e apprezzati nell’arte contemporanea.
L’illuminazione e il controllo della luce sono sostanzialmente fattori determinanti dell’”ambientazione”; nel campo di ripresa, normalmente di piccole dimensioni, la corretta distribuzione di ombre, di riflessi e di effetti di luce devono perciò essere studiate con grande cura con l’utilizzo di specifici illuminatori. Ad esempio possono essere utilizzati “mini studi” fotografici compatti a forma di cubo e con un tessuto diffusore sui lati, un fondale intercambiabile all’interno e una o due luci all’esterno. La luce delle lampade (fotografiche a luce corretta) viene diffusa dal tessuto, rimbalza all’interno sui lati ed è riflessa, illuminando uniformemente la scena nella quale andranno posizionati al meglio gli oggetti. La trasparenza di oggetti in plastica o in vetro potrà poi essere enfatizzata con la scelta di una corretta “retroilluminazione”.
La capacità di creare interessanti giochi di luci e ombre, che mettano in risalto ancora di più i contorni dell’oggetto, è poi indispensabile quando si lavora con il bianco e nero. Non dimentichiamo il particolare effetto visivo che esso crea e il vantaggio di mettere in risalto l’oggetto della fotografia concentrando su di esso l’attenzione di chi guarda, che non viene distolta da nessun altro particolare dell’immagine.
Nel complesso, occorre un tocco di genialità in più rispetto a qualsiasi altro settore della fotografia. La foto di un oggetto inanimato può risultare più facilmente banale e priva di interesse rispetto a quella di un bel paesaggio o a quella di una coppia di sposi e quindi, se il tema di base potrebbe essere noioso, spetta al fotografo inserire quelle particolarità che la possono rendere degna di forte interesse.
Sta proprio qui la differenza tra un semplice scatto che si limita a immortalare un aspetto della realtà circostante e una foto che può invece essere definita artistica. La fotografia STILL-LIFE consiste quindi nel dare vita a ciò che è inanimato, rendere interessante qualcosa ritenuto normalmente banale, creare un’immagine che attiri l’attenzione e, al limite, ottenere una vera e propria opera d’arte.

i Grandi della fotografia: Man Ray

“Quel che conta è l’idea non la macchina fotografica”(Man Ray) Man Ray (Emmanuel Rudzitsky) definito pittore, fabbricante di oggetti, autore di film d’avanguardia, precursore del cinema surrealista, è conosciuto soprattutto come primo fotografo surrealista avendo realizzato le sue prime fotografie importanti nel 1918.
Nato a Filadelfia il 27/08/1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, cresce a New York dove studia alla scuola superiore in architettura e poi lavora dal 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray” e nel 1914 acquista la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere d’arte.
Nel 1915 il collezionista Walter Conrad Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp e assieme fondano la Society of Independent Artists che, nel 1919 forma il ramo americano del movimento Dada, che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell’arte tradizionale.
Nel 1921 segue Duchamp a Parigi e conosce gli artisti più influenti di Francia. Il successo parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Celebri artisti dell’epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica.
Del 1921, Cadeau. Nel 1922 Man Ray produce i primi fotogrammi, che chiama ‘rayographs’ che sono immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile da lui scoperte per puro caso. Mentre sviluppava in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e, dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. L’artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero, che evoca il disegno luminoso.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue.
Si innamora della famosa cantante francese Alice Prin (Kiki de Montparnasse), sua modella fotografica preferita.
Le Violon d’Ingres del 1924 (la sua amante e musa Kiki, dalle forme tonde, morbide e desiderose, si trasforma in un violoncello).
Nel 1925 partecipa alla prima esposizione surrealista presso la galleria Pierre di Parigi con Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso.
Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim posa per lui in una ben nota serie di foto e restano numerose fotografie anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor. La fotografa surrealista Lee Miller diventa sua amante e assistente fotografica.
Man Ray all’epoca utilizza sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Nel 1940 torna a New York e poi a Los Angeles dove insegna fotografia e pittura in un college ed espone in varie mostre. Finita la seconda guerra mondiale, Man Ray ritorna a Parigi dove continua a dipingere ed a fare fotografie. Alla Biennale di Venezia del 1961 riceve la medaglia d’oro per la fotografia mentre nel 1971 gli saranno dedicate due retrospettive, a Rotterdam e a Milano (alla Galleria Schwarz), comprendenti 225 lavori realizzati tra il 1912 e il 1971. Nel 1975 espone alla Biennale di Venezia.
In quella che considerava la sua casa a Montparnasse, muore a 86 anni (18/11/1976) e a Montparnasse viene sepolto.
Il suo epitaffio recita: “Non curante, ma non indifferente.”

Avvistamenti “analogici”

Salve amici! I nostri avvistamenti sono continuati anche a ferragosto! E non solo a Bergamo…..
Ecco qualche bella immagine di incontri casuali con appassionati della pellicola “intercettati” durante le vacanze.

Siamo Puglia, in una splendida Monopoli, dove abbiamo visto questa giovane coppia di Palermo: Emiliano e Annalidia, in foto a fianco di Silvana.
È’ proprio un avvistamento speciale perché “Lui” si cimenta nel medio formato, con una fantastica Yashica 124.. Bravo Emiliano continua così!!
Arrivederci! Se passate da queste parti venite al Fotoclub!
P.S. Vogliamo vedere anche Annalidia alle prese con una bella “meccanica”!

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Iseo, 26 agosto
Da Liverpool!! Alex, Sarah, Dion e Alison, quattro giovani turisti inglesi in vacanza sul nostro lago. Appassionati di fotografia analogica.
Alison porta una favolosa Olympus OM1….. Dion, una bellissima Pentax Spotmatic…
Cosa dire?…..Bravissimi, complimenti!! Viva la fotografia a pellicola!
Arrivederci ragazzi, scriveteci!

Iseo, 26 August
From Liverpool !! Alex, Sarah, Dion and Alison, four young English tourists on holiday on our lake. Analogue photography enthusiasts.
Alison brings a fabulous Olympus OM1….. Dion, a beautiful Pentax Spotmatic…
What to say? ….. Bravissimi, congratulations !! Long live film photography!
Goodbye guys, write us!

Un piccolo libro per l’estate

Piccolo ma insolito e interessante questo volumetto della serie “trucchi e passatempi fotografici” che parla di un mondo fotografico relativamente sconosciuto. Realizzare fotografie fantastiche, riprendere qualcosa di nuovo e mai visto, favole, fantascienza, avvenimenti surreali non può che affascinare il fotografo con una personalità creativa.
Gli americani, gente pratica, hanno coniato il termine Tabletop per quel genere di fotografia che ritrae oggetti posti sopra un tavolo. Naturalmente questa definizione è fortemente semplificata in quanto include anche una natura morta, per esempio, mentre fra la natura morta e la fotografia Tabletop vi è una differenza sostanziale: se nel primo caso un soggetto è ripreso nella sua dimensione e nella sua manifestazione abituale, nella fotografia Tabletop acquista una dimensione e un significato nuovo. Si crea, a piacimento, con i materiali e gli oggetti più svariati un mondo in scala, di cui si può disporre e che si può far apparire verosimile, usando sapientemente la macchina fotografica.


Buona lettura e buone vacanze!

Bergamo assolata…

Anche sotto il solleone… anche con molte vie deserte e gli abitanti rinchiusi in locali freschi o sulle spiagge… anche con il silenzio di certi giorni estivi di festa, la nostra amata Bergamo Alta resta sempre nel nostro cuore come un’antica nobildonna che osserva paziente lo scorrere del tempo e il cammino dei suoi abitanti. Le poche immagini riportate nella pagina a Lei dedicata, come pure tutte le immagini inserite nei tanti libri che ne parlano, non potranno mai riassumere l’atmosfera incantata di certi angoli che appaiono all’improvviso a coloro che percorrono le sue strade..


Angolo della cultura nel successo della mostra

Mentre la mostra del Fotoclub procede con soddisfazione degli organizzatori per il grande numero di complimenti ricevuti dai numerosi visitatori, in appendice, si è tenuta una conferenza, tenuta della nostra associata Serena Dolfi, sulla storia della via Donizetti facente parte della storica vicinia di S.Cassiano.