Un manuale per l’era post-digitale

Decisamente significativo questo nuovo libro recensito da “FrizziFrizzi” magazine di cultura pop, che vanta oltre 2.500.000 pagine lette.
Uno dei punti di riferimento del panorama italiano per arte, design, libri, moda, eventi..

Analogue Photography: “Il primo manuale di fotografia con pellicola dell’era post-digitale”.

Ogni commento è superfluo se non che questi giovani creativi – “millenials” nativi digitali – vivono già l’era post-digitale!! Registriamo e segnaliamo con piacere.

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Assegnate le “Benemerenze” del Fotoclub

E’ tornata la quinquennale tradizione di riconoscimento a Soci e Collaboratori per il lavoro svolto a sostegno del Circolo e, in senso ancor più lato, di tutta la Fotografia come noi la intendiamo ossia con pellicola, prodotti chimici, luci rosse (in camera oscura), carta stampata, ecc.

La manifestazione, svoltasi nella nostra sede il 16 dicembre u.s., ha visto una grande partecipazione di Soci, Sostenitori, Modelle e anche dei delegati Fiaf dai quali abbiamo raccolto lusinghieri applausi. E’ seguito un simpaticissimo rinfresco che ha contribuito a rinforzare l’atmosfera di amicizia e lo scambio di auguri tra i presenti.
Qui di seguito si può visualizzare l’elenco dei premiati.

E’ in libreria il manuale Polaroid

In quest’epoca digitale sentiamo il bisogno di un po’ di realtà, qualcosa che ci ricolleghi a uno spazio tridimensionale. E questo è ciò che fa una Polaroid. La chimica contenuta nella pellicola dà a ogni istantanea un aspetto unico, un insito senso d’intimità e autenticità.
“Leggere” una Polaroid è come intraprendere uno scavo archeologico: crepe sulla superficie, tonalità, texture e imperfezioni rivelano molto più di quanto è rappresentato nell’immagine. Possiamo guardare attraverso la foto come fosse il buco di una serratura sul passato. Questo manuale offre un’introduzione completa alla fotografia istantanea:
Guida alle fotocamere e ai formati delle pellicole. Tratta la tecnologia e la storia della fotografia istantanea, raccontata attraverso capitoli dedicati a specifiche fotocamere e pellicole
Tecniche creative. Illustra un’incredibile gamma di effetti realizzabili con le pellicole istantanee avvalendosi di immagini di supporto scattate dai più innovativi fotografi che utilizzano questo media ai giorni nostri.
Alla fine del libro un’estesa sezione è dedicata alle risorse, compresi un’utile tabella della compatibilità delle pellicole, una lista di rivenditori e consigli per la sicurezza.

Nuove fotocamere nella vetrina del FCB

Kodak Auto Graflex – 1913, sappiamo che una di queste, identica alla nostra, si trova al Museum of Applied Arts & Sciences di Sidney.
Questa fotocamera era molto popolare negli anni 1905-1923 e, tra l’altro, consentiva di scattare nella stessa posizione sia foto orizzontali che verticali. Bastava premere un pulsante sul retro della fotocamera perché la maggior parte delle fotocamere Graflex erano state realizzate con una parte posteriore girevole (effettivamente ruotante), abbreviata in RB (Revolving Back), proprio per permettere di scattare in orizzontale o in verticale senza dover ruotare la fotocamera. Tutti i box erano fatti di mogano Honduras a grana dritta e ricoperti di pelle nera del Marocco.
Realizzata dal Dipartimento Folmer & Schwing di Eastman Kodak Co., la fotocamera aveva, per i suoi tempi, tre vantaggi indiscutibili: un sistema di visualizzazione reflex per una messa a fuoco accurata, introdotto molti decenni più tardi, un otturatore sul piano focale a velocità multiple (fino a 1/1000 di sec.) e un design del porta-pellicola che facilitava l’uso di vari tipi di pellicola; e questi fattori la resero subito ricercata, all’inizio del XX° secolo, soprattutto tra i fotoreporter per le riprese di sport e per i servizi giornalistici.
Gli obiettivi standard furono per la maggior parte f / 4.5 Kodak Anastigmats e, successivamente, i Kodak Ektars.
La rara serie C, un modello 3¼ × 4¼, fu dotata di un eccellente obiettivo Taylor-Hobson-Cooke f / 2.5.
Graflex fu un produttore che diede il suo marchio a diversi modelli di fotocamera e non solo. La società fu fondata come Folmer and Schwing Manufacturing Company a New York nel 1887 ed era una fabbrica per la lavorazione dei metalli che fabbricava lampadari, biciclette, ecc. e infine telecamere. Nel 1909 fu acquistata da George Eastman divenendo una Divisione della Eastman Kodak Company. Nel 1926, Kodak fu costretta a cederla e si formò una nuova società che divenne poi, nel 1946, la Graflex Inc.. Nel 1956 fu assorbita dalla General Instrument Precision e nel 1966, la società fu venduta alla Singer Corporation.

Le vie di Bergamo in festa

Trovarsi immersi in una festa, in un avvenimento particolare per un luogo comune è sempre una situazione ricercata da tutti i fotografi e anche i Soci del Fotoclub si trovano sovente “on the road” per una esperienza “documentativa”. E questa era la volta di due feste svoltesi nel mese di Ottobre in importanti vie del nostro centro cittadino: via Angelo Mai e via Giacomo Quarenghi… ma l’atmosfera che si respirava nei due casi è risultata esser però ben diversa.
In via Angelo Mai, c’era un’ambiente coloratissimo e vivace che a stento il nostro grandangolo da 28mm, montato sulla Contax S2 (solo meccanica), con difficoltà è riuscita a contenere.


In via Giacomo Quarenghi, la manifestazione, forse l’unica “calata” dall’alto con un programma roboante e con stimolanti attività culturali, comprendeva iniziative svoltesi per la gran parte di sera e in interni mentre la strada, pressoché inutilmente chiusa al traffico, rimaneva pochissimo animata e altrettanto poco frequentata, tanto che anche la nostra brava Contax 167 col 35/70 di Karl Zeiss, di tanto in tanto doveva essere incoraggiata.

Stampa immediata… Polaroid, che passione!


Il 28 Ottobre u.s, si è tenuto presso il nostro Circolo il “Polainstantday“, un seminario dedicato all’approfondimento delle possibilità artistiche legate alle riprese di fotografia istantanea. L’incontro ha visto partecipare, come docenti, due responsabili della Fiaf (Cristian Gelpi e Silvano Peroni) anch’essi appassionati di questo tipo di riprese mentre nell’aria aleggiava lo spirito del mitico Andy Warhol. Per i Soci presenti, oltre alla teoria, numerose e interessanti sperimentazioni con macchine Fuji e Polaroid sia a colori che in bianco e nero nei set approntati in due location indipendenti.

L’analogico come la Fenice… Bentornata Polaroid!

Si festeggia quest’anno l’ottantesimo anniversario della nascita di Polaroid, fondata da Edwin Land nel 1937, e, dopo i numerosi travagli e sperimentazioni che erano apparse a molti come il canto del cigno e dieci anni dopo lo stop alla produzione delle macchine fotografiche istantanee, Polaroid torna prepotentemente nel mercato. E lo fa attraverso “The Impossible Project” che, dopo l’acquisto del marchio da parte del suo maggiore azionista, cambia nome, si trasforma in “Polaroid Originals” e lancia la OneStep 2, la nuova versione della macchina fotografica che ha reso celebre Polaroid nel mondo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte ritorno della fotografia analogica istantanea – spiega il 28enne Oskar Smolokowski, capo di Polaroid Originals e figlio di quel facoltoso Wiaczeslaw che nel 2012  investì nel progetto – questa crescente richiesta va ben oltre l’effetto nostalgia. Nel mondo di oggi, frenetico e digitale, un oggetto tangibile al di fuori dello schermo dello smartphone diventa un oggetto prezioso. Unico e impossibile da riprodurre”.

Polaroid Originals ripropone una macchina con gli stessi principi della Polaroid analogica del 1977 ma integrata da tecnologie attuali, con lo stesso semplice sistema “punta-e-scatta”, con una lente da 106mm dell’obiettivo fisso in policarbonato e acrilico con un range da 60cm a infinito, con un potente flash integrato, completo di un tasto per aumentare o diminuire l’esposizione, un comodo carica batterie via cavo USB, una batteria a lunga durata interna da 1.100 mAh (assente sul modello originale) e un timer per autoscatto. Come il predecessore, ha il grande pulsante rosso per lo scatto posizionato nella parte frontale e il logo dai colori arcobaleno che ha accompagnato la storia di Polaroid; ha una struttura sagomata ed ergonomica, cosa che fa venir voglia di fotografare qualsiasi cosa. Il dispositivo propone però un approccio alla fotografia che non ha nulla a che vedere con quello delle alternative digitali moderne. La fotocamera è pensata per essere contemporanea più che mai per la gente che ama ancora aspettare e scoprire la foto che si sviluppa pian piano e la sensazione vintage del controllo manuale e della pellicola si rivolge in modo specifico a chi preferisce il contatto con la stampa fisica alle immagini destinate a vivere su un display.
Inoltre ogni pacchetto base di pellicole è sufficiente per soli otto scatti, e ciò spinge a prestare particolare attenzione prima di premere l’otturatore; ogni volta che si preme il pulsante dell’otturatore, si innescano migliaia di reazioni chimiche per creare un’immagine reale e unica. Ogni scatto sarà stampato. È la bellezza delle Polaroid.
Il pacchetto di pellicole può essere ricaricato attraverso uno sportellino nella parte anteriore della fotocamera e possono essere caricate anche pellicole per le vecchie Polaroid.
E proprio con l’obiettivo di mantenere viva l’eredità, con un’iniziativa non priva di un suo tocco di poesia, Polaroid Originals commercializza anche le macchine d’epoca completamente ricondizionate,.
Con le OneStep 2, disponibili in varie versioni, è stata studiata anche una nuova generazione di pellicole, che “regalano la distintiva, sognante bellezza delle fotografie analogiche istantanee“, a colori, in bianco e nero e in una nuova gamma di edizioni speciali. L’azienda ha assicurato che gli scatti saranno sviluppati più rapidamente delle vecchie versioni e non servirà scuoterle perché si svilupperanno nascoste e protette dalla luce diretta.
Prezzi di macchine e pellicole si trovano sulle pagine del sito ufficiale.

Blow Up ovvero fotografia, realtà, illusione…

Nei film di Michelangelo Antonioni risulta particolarmente significativo l’utilizzo della fotografia: “Blow up” riflette proprio sul rapporto tra immagine visiva e realtà rendendo la fotografia parte attiva dell’intreccio.
Nel film, prodotto nel 1966, il regista analizza la problematica dell’interazione dell’uomo con il suo ambiente e quindi con la realtà. Il film è incentrato sull’ hic et nunc fotografico, che diviene per il fotografo uno stato allucinatorio nella fase di sviluppo.
Antonioni si interessa più che all’intreccio narrativo al meccanismo di fotografare e in particolare, a un passo del racconto che recita: “fra i molti modi di combattere il nulla, uno dei migliori è fotografare”.
Thomas (David Hemmings) è un fotografo di moda della Swington London degli anni ‘60. Cerca di esplorare la realtà utilizzando la macchina fotografica e rubando scatti a clochard, ubriaconi, hippies nei suoi vagabondaggi da perfetto flaneur.
Tuttavia non riesce mai a interagire con il reale perché i soggetti che fotografa diventano nel momento dello scatto puro materiale artistico, non sono altro che oggetti esterni, ombre, luci. Ma quando l’indagine del protagonista prosegue in un parco pubblico, dove scatta fotografie a una coppia, si scopre una realtà diversa. Se l’apparenza presenta un incontro idilliaco, nello sviluppo del materiale in camera oscura emerge qualcosa di misterioso e indecifrabile. Le foto svelano la presenza di un cadavere, ma ben presto l’immagine fotografica e il corpo svaniscono. Antonioni vuole narrare la vicenda di un uomo prigioniero del suo mondo, un inconcludente che non è in grado di cogliere il senso della realtà. Thomas ricerca infatti l’autentico ma non basta la riproduzione per capire la realtà, bisogna decifrarla. L’ingrandimento del dettaglio porta solo a una grande dispersione. I frammenti dimostrano l’inafferrabilità del reale. La riflessione del regista sulla fotografia si estende anche al cinema. Le due discipline artistiche hanno infatti in comune la “verosimiglianza”. Entrambe attingono dalla realtà per penetrare in un universo metafisico. L’immagine diventa pura illusione di corpi che non sono più in carne e ossa, ma evanescenti, riflessi di celluloide, una grande illusione visiva. Michelangelo Antonioni anticipa l’era postmoderna con un film che descrive la precarietà di una società liquida dove tutto è messo in discussione, anche ciò che l’occhio vede.

Da “Blow Up e l’immagine visiva” di Francesca Lampredi per FotoIt 10/2017

In libreria: raccolte di ritratti “speciali”

La storia del Novecento in 366 foto segnaletiche di persone famose. Tutto ciò che è accaduto dal 1848 a oggi è rimasto impigliato nella rete della “fotografia giudiziaria“: cantanti e attori, rivoluzionari e mafiosi, serial killer e terroristi, ladri, prostitute e capi di Stato. Bill Gates fermato per guida senza patente, Frank Sinatra per «seduzione di donna sposata», Martin Luther King per resistenza a pubblico ufficiale. E poi, ancora: Al Pacino, Lula, Fidel Castro, Sacco e Vanzetti, Vallanzasca, Pietro Pacciani, Stalin, Al Capone, Togliatti e Pertini, Mick Jagger ed Elvis, Jim Morrison, Sid Vicious, Michael Jackson, gli assassini di Lincoln e dei Kennedy, le vittime di Auschwitz e quelle dei gulag. Diviso equamente fra innocenti e colpevoli, “Accusare” mette in scena le zone d’ombra del nostro tempo, mostrando l’ambiguità della giustizia nell’epoca dell’immagine.
L’antropometria segnaletica nasce a Parigi nel 1882, quando Alphonse Bertillon mene a punto un nuovo sistema d’identificazione criminale, fondato sul ritratto fotografico
frontale e di profilo. Questo metodo per identificare le persone arrestate è diventato uno standard internazionale, necessario per mantenere la memoria di tutti coloro che hanno infranto la legge. Negli archivi delle polizie giudiziarie di tutto il mondo da oltre un secolo si accumulano milioni di “mugshots”, le foto segnaletiche con relativo numero d’identificazione, data e nome. Il volume raccoglie 250 ritratti di personaggi entrati nell’immaginario collettivo, da Sacco e Vanzetti ai Rosenberg, da Lucky Luciano a John Gotti, dalla saponificatrice di Correggio al mostro di Firenze, senza dimenticare alcune turbolente star del cinema e del rock, come Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jane Fonda. I profili di questi “presunti colpevoli” sono volti, sovente imperscrutabili, che tuttavia restituiscono concretezza a vicende dal movente spesso oscuro.

Riunione provinciale Circoli FIAF

Il giorno 10 ottobre 2017, a Dalmine, presso la sala Don Bosco dell’oratorio S.Andrea si è tenuta la riunione dei Circoli FIAF della Provincia di Bergamo con il seguente ordine del giorno:
● 1. Votazione e discussione della mozione presentata dal circolo fotografico “La Torretta”
● 2. Discussione e votazione del regolamento del “Digitalgiro”
● 3. Discussione In merito alle linee guida del tema del “Digitalgiro”
● 4. Varie ed eventuali
Erano presenti il delegato regionale, il delegato per la provincia di Bergamo e i seguenti circoli e associazioni:
✶ ASAV, Associazione Seriatese Arti Visive (Seriate)
✶ Camera Chiara circolo fotografico (Treviolo)
✶ Circolo culturale fotografico Bergamo77 (Bergamo)
✶ Circolo fotografico Foto93 (Villa d’Ogna)
✶ Circolo fotografico Dalmine (Dalmine)
✶ Circolo fotografico Gazzaniga (Gazzaniga)
✶ Circolo fotografico La Torretta (Grumello del Monte)
✶ Circolo fotografico Marianese (Mariano di Dalmine)
✶ Circolo fotografico Verdello (Verdello)
✶ Circolo fotografico Chignolese (Chignolo d’Isola)
✶ Gruppo fotografico A4 (Cologno al Serio)
✶ Photoclub Sömèanza (Casnigo)
✶ Circolo Fotografico Le Molere (Sarnico)
✶ Circolo Culturale G.Greppi (Bergamo)
✶ Circolo fotografico Fotoclub Bergamo (Bergamo)

QUI IN ALLEGATO SI TROVA IL VERBALE DELLA RIUNIONE

La Polaroid è tornata!

A dire il vero, la Polaroid non era mai scomparsa ma ora è tornata la produzione con nuovi modelli ed è ripreso alla grande l’interesse per questo tipo di immagini che, è bene ricordare sono uniche e non replicabili. Non poteva mancare sull’argomento un’iniziativa del nostro Club che propone ai propri Soci uno speciale incontro in Sede per il prossimo 28 Ottobre, sabato, alle ore 15.00.

Il Club segnala…

Questo mese il Club segnala a tutti gli appassionati due bellissime riviste, in vendita nelle edicole, che riportano molti articoli interessantissimi; tra questi, la storia e le immagini del marchio più venduto al mondo, la storia e l’utilizzo del “medio formato” e del collodio umido (che saranno oggetto prossimamente di discussione e sperimentazioni presso il nostro Club). Buona lettura!


Le bellissime foto storiche

Tratte dalla collezione privata del Presidente del Club, alcune splendide foto storiche tra le quali alcune che riprendono gli interni di una farmacia degli anni ’50. Foto realizzate evidentemente utizzando lastre 10×12 su banco ottico per ottenere linee cadenti in asse ed un’ottima risoluzione.



8° Concorso Provinciale Dia-Personal – Ottobre 2017

Anche quest’anno, grazie all’infaticabile impegno del coordinatore Tino Rovetta (cell. 339.8025158) è stato organizzato il Concorso Provinciale di Dia-personal, giunto all’ottava edizione, al quale ogni fotoamatore può partecipare con 20 dia a tema libero.
Il Direttivo comunica quindi che sarà presente con le seguenti opere dei Soci presentate per la partecipazione all’  8° Concorso Dia Personal – 2017 (Amici della Diapositiva).

1. Cucchi Silvio (15) (alla memoria) : “Mercatanti a Bergamo”
2. Dolfi Serena (20): “Bergamo Alta”
3. Gotti Oliviero (20): “Volti e luoghi del Salento 2017”
4. Mologni Ivan (20): “Per castelli e laghi”
5. Nava Tiziano (20): “Vintage che passione”

Per un totale Dia del nostro Fotoclub di 95 opere.

La Proiezione avrà luogo il sabato 21 Ottobre p.v. alle 21.00 presso il Circolo Organizzatore a Mariano di Dalmine – Sala Paris – Piazza Castello. Seguirà un simpatico rinfresco per tutti i presenti. Oltre ai partecipanti sono invitati tutti i soci con amici e simpatizzanti.

La Festa del Borgo del 2017

Borgo Palazzo invasa da trentamila persone immerse in balli, canti, street food e giochi per bambini.
Una grande festa per tutta la città e un successo di partecipazione, come testimonia il reportage, di cui non poteva mancare la documentazione del nostro Club.
In una giornata dal tempo variabile, ottimi i risultati ottenuti utilizzando la pellicola Kodak Portra 160 Iso.


Avveniva negli anni ’70…

Anche la mitica Scuola Radio Elettra, fondata a Torino nel 1951, partecipò negli anni ’70 alla divulgazione delle tecniche di ripresa fotografiche in Italia. Nei ricordi di molti appassionati si ritrovano i sei libri del corso, i materiali per lo preparazione di base di una camera oscura e per lo sviluppo e stampa di negativi. Tra i vari corsi per corrispondenza (radio, televisione, elettrotecnica e perfino dattilografia) in quegli anni fu varato anche il Corso di Fotografia che insegnò a molti connazionali i primi, indispensabili e importantissimi passi per scoprire il magico mondo della fotografia.
Una simpatica ricostruzione di quegli anni (relativa però al Corso Radio) si trova al link Scuola Radio Elettra: i miei ricordi.

AVVISTAMENTI ANALOGICI

Diciamocelo, non fosse altro che per un certo impaccio a comunicare in lingua straniera sulla scorta di reminiscenze scolastiche (…) ci sarebbe proprio piaciuto farci raccontare qualcosa di più da questo simpatico, giovane turista, sulla sua passione per la fotografia analogica.
Si chiama Taras, ha ventiquattro anni e viene dall’Ucraina.
Diciamo veramente “passione” perché, se no, di cos’altro si tratta che può spingere un giovane a viaggiare in Italia portandosi dietro una Agfa degli anni sessanta?
Di passaggio a Bergamo, ha avuto l’intuito di inoltrarsi nelle vie meno frequentate di Città Alta per qualche scatto in bianco e nero, imbattendosi casualmente nella mostra “Fotografi della luce” organizzata dal nostro Club.
Taras ha lasciato il suo saluto nel registro d’onore, sorpreso e contento di averci conosciuto.
Quante soddisfazioni ci arrivano da questi giovani fotografi nati “nell’era digitale” ma che usano con entusiasmo la pellicola!
A presto, ai prossimi avvistamenti!

Omaggio ad un amico scomparso prematuramente


SILVIO CUCCHI, simpatico e valido fotografo, appassionato di montagna e sportivo, Socio del Club fin dal 1996, vi aveva rivestito la carica di Consigliere prima e poi di Segretario dalla quale aveva dovuto dimettersi per motivi di salute. Sentiremo tutti la mancanza di presenza di un grande amico e di un’eccellente persona.

Una memoria e un’esposizione da non perdere

Fausto Asperti, figura storica di Bergamo e da tutti conosciuto come Foto Express, si è spento nel 2001 a 76 anni. In oltre 50 anni di attività ha documentato migliaia di eventi con l’amore profondo che lo legava alla città e ai suoi abitanti. Ha fotografato la Bergamo del dopoguerra e la sua crescita.
Collaboratore dal 1957 al 1998 de L’eco di Bergamo, era una figura familiare discreta, che si incontrava ad ogni cerimonia, manifestazione o avvenimento pubblico. Il frutto di questo lavoro sono gli oltre 400 mila negativi, eccezionale archivio di eventi di ogni genere che valorizzano, come testimonianza visiva, un pezzo importante di storia della nostra città.
Fu Mauro Gelfi, il direttore del Museo Storico di Bergamo scomparso nel 2010, a rendersi conto dell’importanza dell’archivio di Fausto Asperti. Non poté prendere visione dell’enorme quantità di materiale ma ritenne fosse necessario tutelarlo al più presto perché rischiava, se non la dispersione, il deterioramento poiché gli eredi non potevano assicurare un’adeguata, e molto impegnativa, conservazione. Incominciò così a formulare progetti per far sì che tutte quelle immagini entrassero a far parte nel patrimonio cittadino. Il sogno di Gelfi divenne realtà nel 2012 quando il sindaco Franco Tentorio annunciò che i 400 mila negativi, frutto di mezzo secolo di attività, sarebbero stati depositati nell’ex monastero di San Francesco in Città Alta, sede del Museo.
Ciò fu reso possibile grazie alla sensibilità della famiglia Sestini che acquisì l’archivio alla sua Fondazione aggiungendola alla non meno importante raccolta di immagini del fotografo Domenico Lucchetti.

Fausto Asperti nel 1966 e il 1967, in occasione del 150° anniversario della morte di Giacomo Quarenghi (1744 -1817), fece due viaggi in Russia per documentare l’attività artistica del nostro grande architetto. A cinquant’anni di distanza, Fondazione Bergamo nella Storia ripropone quegli scatti, conservati nell’Archivio fotografico Sestini. ponendo l’accento sulla percezione poetica del fotografo: nella mostra le immagini delle solenni e celebri architetture quarenghiane si alternano a quelle della Russia degli anni Sessanta, con i suoi anonimi protagonisti colti nei gesti del quotidiano. Lo sguardo di Asperti offre la prospettiva di un Quarenghi in movimento tra il Settecento e la modernità.

Pellicola… e la fotografia analogica vive

Lentamente, ma sempre più frequentemente, anche la stampa non specializzata prende nota e riporta con vari titoli nei propri articoli l’esistenza di quella insostituibile realtà che è la nostra, cara fotografia analogica.

 

Lo hanno ben capito le ditte produttrici di pellicole che continuano a produrne vari e sempre nuovi tipi. Per tutti gli appassionati, estratto dall’almanacco di Fotografare – Estate 2017, riportiamo perciò di seguito tutti i tipi di pellicola disponibili in commercio e che si possono acquistare nei migliori negozi di articoli fotografici.

Conclusa la mostra “Fotografi della Luce”

Si è appena conclusa la breve e bella mostra “Fotografi della Luce” del Foto Club Bergamo, presso la gipsoteca dello scultore Pierantonio Volpini.
Un po’di belle fotografie analogiche in bianco e nero e a colori, che vanno da Bergamo e le sue Muraine, giusto per non dimenticarle, visto l’attuale trionfo delle Mura Venete, ai luminosissimi ghiacciai perenni presi da insolite prospettive; dalle lande solari del Marocco con bei ritratti di viaggio dal vago sapore antropologico, fino alla più originale, per taglio e scelta dei soggetti, ritrattistica in studio.
Belle fotografie scattate, curate e stampate dagli stessi autori. Autori appassionati che lavorano nell’anonimato e nella lodevole padronanza della tecnica fotografica tradizionale, dove il sapiente equilibrio del disegnare con la luce e stampare in camera oscura sono l’opera fondamentale.
Una mostra gradita a un pubblico numeroso e accorto, che ha lasciato il proprio segno di entusiastico apprezzamento sul Registro d’Onore del sodalizio.
Non una mostra per tutti, certamente perché ubicata nel piccolo laboratorio, nella mirabile via Donizetti, che per fortuna sfugge al turista forzato, incolonnato sulla Corsarola… Ahinoi, mai nome suonò ironicamente più azzeccato per i visitatori di corsa nel più bulimico “mordi e fuggi” in Città Alta..
Una manifestazione aliena al praticante delle cosiddette grandi mostre-evento, nei contenitori più risonanti della città, appannaggio di autori celebri sempre in odore di santità, sempre testimoni della cultura che conta, dove il vernissage e una visita ossequiosa diventano una liturgia condizionata.
Questa del FCB nella sua schietta artigianalità e ammirevole concretezza, riflette in pieno l’animo dell’autore e del luogo in cui si manifesta.
Infatti se non siete mai stati nel laboratorio dell’amico Pierantonio Volpini vi suggeriamo di riparare subito, perché vi perdete un luogo magico dove avete la possibilità di percepire l’arte nel suo significato primigenio: espressione dell’artista in quanto forgiatore della propria opera, lontano dalla moderna contrapposizione tra artista e artigiano, all’era dove “l’artifex” era l’ispirato, l’artefice, il maestro, ad un tempo solo. Non è un caso che nella sala espositiva che pare una grotta che richiama la caverna generatrice di divinità, dove oggi nascono le opere dalle mani e dalla mente dello scultore, abbiano fatto degna mostra le fotografie esposte, capolavori tra il bianco della luce e il nero della camera/grotta oscura. La fotografia analogica espressione artistica che nella dualità indissolubile luce e oscurità, con gli elementi che riconducono a una chimica dalle nobili origini, in quest’occasione ha ritrovato il luogo giusto e il genio per un promettente ritorno alle radici dell’arte.

Le interviste del Fotoclub Bergamo – I nostri soci

Il tuo nome
Il mio nome di battesimo è Serena, ma le persone mi conoscono maggiormente con il mio nome d’arte che è “Bergaggina”. Esso deriva dal fatto che sono sì originaria della città di Viareggio, la patria di uno dei carnevali più famosi del mondo, ma vivendo a Bergamo, mi sento per molti aspetti anche un po’ bergamasca.
Quando ti è nata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia è nata all’età di tredici anni, quando la mia professoressa di italiano, dette a noi alunni l’arduo compito di descrivere come la pubblicità era stata presentata in alcuni cartelloni posti nelle varie zone della mia città, corredando la relazione con un apparato fotografico.
Quando fotografi prediligi temi, ambienti, particolari?
Essendo una storica dell’arte, i miei temi prediletti sono, ovviamente, tutti quelli che riguardano l’arte e l’archeologia, ma non mi limito ad essi. Infatti, altri due temi che adoro sono gli antichi mestieri ed i paesaggi.
In due battute, perché “analogico” oggi:
Perché “analogico” è sinonimo di “concretezza” in un mondo fotografico e non, sempre più virtuale.
“Frequenti” la Camera Oscura?
Qualche volta.
Le tue pellicole preferite?
Le Kodak, sia in bianco e nero che a colori.
Stima quanti fotogrammi hai archiviato negli anni.
Non saprei quantificare con un numero preciso tutto ciò che ho fotografato negli anni, ma sono una decina di scatoloni pieni di negativi.
Esegui anche la scansione digitale dei tuoi negativi?
Mai e poi mai. Infatti, a mio parere, una foto che nasce a pellicola deve assolutamente rimanere tale, nel rispetto di quel laborioso procedimento artistico e tecnico che parte dallo scatto ed arriva fino allo stampaggio. Sono talmente fedele a tali idee, che non partecipo mai con fotografie analogiche a quei concorsi dove obbligatoriamente bisogna inviarle tramite e-mail. L’unico caso in cui cedo le mie fotografie analogiche alla digitalizzazione, consiste nella loro pubblicazione sul sito internet del Fotoclub Bergamo al quale io sono iscritta.
L’obiettivo che preferisci o che usi di più:
Dipende dal soggetto e dalle situazioni ambientali, utilizzando dal grandangolo al teleobiettivo.
La macchina che ami in particolare e perché:
Una Olympus X A3 per la sua praticità.
I tuoi autori preferiti e perché:
La mia autrice preferita è Vivian Maier (1926-2009) perché ha avuto il coraggio di rappresentare in ogni aspetto la società americana del suo tempo, tanto che in molti scatti amava autofotografarsi.
… e invece, qualcuno o qualcosa che non ami e perchè:
Non amo né le copione né i copioni, ovvero tutte e tutti coloro che plagiano le idee altrui, perché queste persone denotano la loro mancanza di creatività e di furbizia.
Fai anche foto digitali o consulti sulla rete siti dedicati alla fotografia?
Certamente. Per me la fotografia non è unicamente quella analogica, anche se la considero quella “vera”, ma mi diletto anche con la macchina digitale. Su internet consulto poco i siti dedicati alla fotografia.
In due parole perché sì o perché no:
Perché preferisco le riviste.
Da quanto tempo fai parte del nostro sodalizio?
Dal 24 novembre 2014.
Cosa ti spinge a frequentare oggi un circolo fotografico nell’epoca di internet?
Per continuare a condividere la mia passione con altri amatori ed amatrici, avendo un contatto umano.
Un pensiero, un motto, una tua considerazione finale:
L’arte vivifica il cuore ed il cervello.

Art2Night e “Fotografi della Luce”

Anche il nostro Fotoclub, inaugurando la propria mostra in corrispondenza della grande organizzazione della “Notte dell’Arte” di Bergamo (che prevedeva ben 50 manifestazioni contemporanee) ha dato il proprio contributo al successo complessivo dell’iniziativa. Con nostra grande soddisfazione, hanno partecipato all’evento anche il Delegato Fiaf Provinciale, Cristian Gelpi, e il Delegato Regionale, Silvano Peroni, dai quali registriamo estremamente positivi commenti e che sono qui ritratti con il Presidente del Fotoclub, Ivano Mologni, la neo-eletta Miss Fotoclub 2017, Alice, e l’artista ospitante, Pierantonio Volpini.


Gli antichi mestieri

La nostra raccolta di immagini, aventi come oggetto gli antichi mestieri, supera ormai abbondantemente le cento unità, di cui oltre sessanta pubblicate sullo storico periodico del Ducato di Piazza Pontida, il “Giopì”.
Immagini di uomini e donne impegnati come lo erano i nostri “vecchi” che, con pochi mezzi e poca tecnologia a disposizione, dovevano comunque tirare avanti, con fatica e pazienza, una famiglia. Immagini di una umanità e di una cultura popolare del lavoro che ci appartiene, che è la nostra Storia, e che ci ricordano costantemente da dove proveniamo e il rispetto dovuto a coloro che la nostra Società e il nostro benessere hanno saputo costruire.
Una raccolta fotografica che prosegue incessantemente e che meriterà certamente in futuro una degna pubblicazione.

Effetti “speciali”: solarizzazione e pseudo-solarizzazione

E’ opportuno precisare innanzitutto le definizioni:

– la “solarizzazione” propriamente detta, descritta per la prima volta da Daguerre nel 1831, è l’effetto ottenuto da un’esasperata sovra-esposizione (almeno mille volte quella corretta) della pellicola in fase di ripresa, praticamente impossibile da ottenere con le normali pellicole attuali.

– la “pseudo-solarizzazione” o “effetto Sabattier”, perché descritta per la prima volta da Armand Sabattier nel 1862, è invece l’effetto ottenuto in camera oscura tramite opportuna esposizione della pellicola o carta durante la fase di sviluppo per una reazione chimica dell’argento che si trova.  Quando oggi si parla di “solarizzazione” ci si riferisce invece normalmente a un’immagine ottenuta con ”effetto Sabattier”.

Ecco un esempio di procedimento per una stampa b/n “pseudo-solarizzata” partendo da un normale negativo: – si sceglie una carta sensibile leggermente più dura di quella che si usa normalmente; – si espone la stampa per circa due terzi del tempo normale; – si sviluppa per due terzi del tempo regolare di sviluppo (rivelatore fresco e un po’ più concentrato); – si lava la stampa per 10 sec. e poi si asciuga, tamponando con una spugna pulita; – si espone la stampa a luce bianca (15 watt) per 1 sec. circa a 1 metro; – si completa lo sviluppo ottenendo la “pseudo-solarizzazione” (senza muovere la carta mentre fra le zone di diversa densità compare una sottile linea grigia, detta linea di Mackie); – si effettua rapidamente un efficace fissaggio.
La “linea di Mackie” si forma per la maggiore concentrazione di ioni di bromuro lungo la linea che separa una zona sviluppata da una che si sta sviluppando: il bromuro ritarda lo sviluppo lungo questa separazione formando una linea più o meno chiara che manca del tutto nella vera solarizzazione
L’effetto ottenuto come sopra descritto non garantisce però la sua perfetta ripetibilità sulle stampe successive perciò, se si vuole avere la possibilità di replicare la stessa stampa in più copie identiche, bisogna creare un duplicato “pseudo-solarizzato” del negativo sviluppato normalmente e meglio se su lastra di grande formato da sviluppare in bacinella e con pellicola ortocromatica in modo da poter controllare l’effetto in luce rossa.
Utilizzando i duplicati è perciò possibile partire da qualsiasi negativo o diapositiva del proprio archivio. Si potrebbe anche  “pseudo-solarizzare” al buio una pellicola in fase di primo sviluppo, ma il rischio di non ottenere un risultato soddisfacente e quindi dover ripetere la ripresa, è alquanto elevato e quindi sconsigliato.
Si possono ottenere risultati diversi a seconda che si usino pellicole o carte fotografiche normali o ad alto contrasto, ma particolarmente importante è saper scegliere prima di tutto delle immagini adeguate e un negativo (o diapositiva) di partenza che abbia i particolari chiari e nitidi.
La “pseudo-solarizzazione” è particolarmente efficace, e oggi principalmente usata, su immagini in b/n, ma è anche molto suggestiva utilizzando le pellicole a colori con le quali si produce un effetto simile a quello di posterizzazione (con colori diversi da quelli originali e sempre molto saturi) e inoltre, utilizzando luce colorata per la nuova esposizione alla luce della pellicola sviluppata solo parzialmente, le combinazioni e gli effetti ottenibili sono veramente infiniti
L’”effetto Sabattier” fu sfruttato con successo come tecnica fotografica, per la prima volta in modo sistematico, da Man Ray, il grande protagonista dell’arte di avanguardia del primo Novecento.

Rapsodia Carnevalesca

Rapsodia Carnevalesca: Il tema è un classico, conosciuto e amato da tutti.
E’ difficile, infatti, sottrarsi a quell’atmosfera di fantasia e arte, in una dimensione immaginaria, onirica e burlesca che il rito del carnevale emana con forza, nonostante il “logorio della vita moderna” e la monotonia di ogni nostro gesto quotidiano.
Il carnevale in fondo, ci da’ la possibilità di ritornare tutti un po’ bambini, alla nostra età dell’oro, all’era mitica dove tutto è possibile come sentirsi un Re o una Regina, una dama o un cavaliere, oppure un eroe invincibile ma anche un satiro, un burlone e così via..
Eccovi quindi una piccola selezione di alcune immagini scattate dai nostri soci sempre presenti che abbiamo potuto vedere al nostro Fotoclub, in una divertentissima serata dedicata al “Carnevale tra Bergamo e Venezia” e alla tradizionale sfilata di mezza Quaresima.

Oliviero Gotti

Riccardo Mottola

Tiziano Nava

Ivan Mologni

Complimenti ai nostri Tiziano, Ivan, Riccardo e Oliviero.

Le foto di Mario Giacomelli esposte ad Astino

Mario Giacomelli (Senigallia, 1/8/1925 – 25/11/2000) inizia a lavorare come tipografo ma, quando nel 1953 acquista una Bencini Comet S scatta in lui la passione per la fotografia e inizia a fotografare parenti, colleghi e amici. Frequenta uno studio fotografico, si addentra nella tecnica fotografica e, nel 1955, vince il Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto. Produce alcune serie dallo stile di reportage come Lourdes (1957), Scanno (1957/59), Puglia (1958), Zingari (1958), Loreto (1959), Un uomo, una donna, un amore (1960/61), Mattatoio (1960), Pretini (1961/63), La buona terra (1964/66). Iniziano le prime pubblicazioni sulle riviste specializzate di Fotografia e i riconoscimenti da parte di critici d’arte fino ad arrivare, nel ‘64, ad esporre al MOMA di New York, che acquisirà poi diverse sue immagini, nella mostra The Photographer’s Eye. Nel ’78 partecipa alla Biennale di Venezia con Paesaggi. Nel 1980 esce un primo libro su di lui a cura di Arturo Carlo Quintavalle, che acquisisce buona parte di sue opere per il centro CSAC di Parma, mentre si susseguono le esposizioni delle sue opere in tutto il mondo. Dà poi alla luce le serie Il teatro della neve (1984/86) e Ho la testa piena mamma (1985/87).
Nel 1983/87 crea Il mare dei miei racconti e, con immagini degli anni ’70/90, crea la serie Le mie Marche. Negli anni ’90 produce le serie Vita del pittore Bastari (1991/92), Poesie in cerca d’autore, Bando (1997/99), 31 Dicembre (1997). Mario Giacomelli muore il 25 novembre del 2000 mentre stava lavorando alle serie Questo ricordo lo vorrei raccontare (1999/2000) e La domenica Prima (2000).