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i Grandi della fotografia: Man Ray

“Quel che conta è l’idea non la macchina fotografica”(Man Ray) Man Ray (Emmanuel Rudzitsky) definito pittore, fabbricante di oggetti, autore di film d’avanguardia, precursore del cinema surrealista, è conosciuto soprattutto come primo fotografo surrealista avendo realizzato le sue prime fotografie importanti nel 1918.
Nato a Filadelfia il 27/08/1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, cresce a New York dove studia alla scuola superiore in architettura e poi lavora dal 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray” e nel 1914 acquista la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere d’arte.
Nel 1915 il collezionista Walter Conrad Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp e assieme fondano la Society of Independent Artists che, nel 1919 forma il ramo americano del movimento Dada, che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell’arte tradizionale.
Nel 1921 segue Duchamp a Parigi e conosce gli artisti più influenti di Francia. Il successo parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Celebri artisti dell’epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica.
Del 1921, Cadeau. Nel 1922 Man Ray produce i primi fotogrammi, che chiama ‘rayographs’ che sono immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile da lui scoperte per puro caso. Mentre sviluppava in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e, dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. L’artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero, che evoca il disegno luminoso.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue.
Si innamora della famosa cantante francese Alice Prin (Kiki de Montparnasse), sua modella fotografica preferita.
Le Violon d’Ingres del 1924 (la sua amante e musa Kiki, dalle forme tonde, morbide e desiderose, si trasforma in un violoncello).
Nel 1925 partecipa alla prima esposizione surrealista presso la galleria Pierre di Parigi con Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso.
Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim posa per lui in una ben nota serie di foto e restano numerose fotografie anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor. La fotografa surrealista Lee Miller diventa sua amante e assistente fotografica.
Man Ray all’epoca utilizza sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Nel 1940 torna a New York e poi a Los Angeles dove insegna fotografia e pittura in un college ed espone in varie mostre. Finita la seconda guerra mondiale, Man Ray ritorna a Parigi dove continua a dipingere ed a fare fotografie. Alla Biennale di Venezia del 1961 riceve la medaglia d’oro per la fotografia mentre nel 1971 gli saranno dedicate due retrospettive, a Rotterdam e a Milano (alla Galleria Schwarz), comprendenti 225 lavori realizzati tra il 1912 e il 1971. Nel 1975 espone alla Biennale di Venezia.
In quella che considerava la sua casa a Montparnasse, muore a 86 anni (18/11/1976) e a Montparnasse viene sepolto.
Il suo epitaffio recita: “Non curante, ma non indifferente.”

Avvistamenti “analogici”

Salve amici! I nostri avvistamenti sono continuati anche a ferragosto! E non solo a Bergamo…..
Ecco qualche bella immagine di incontri casuali con appassionati della pellicola “intercettati” durante le vacanze.

Siamo Puglia, in una splendida Monopoli, dove abbiamo visto questa giovane coppia di Palermo: Emiliano e Annalidia, in foto a fianco di Silvana.
È’ proprio un avvistamento speciale perché “Lui” si cimenta nel medio formato, con una fantastica Yashica 124.. Bravo Emiliano continua così!!
Arrivederci! Se passate da queste parti venite al Fotoclub!
P.S. Vogliamo vedere anche Annalidia alle prese con una bella “meccanica”!

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Iseo, 26 agosto
Da Liverpool!! Alex, Sarah, Dion e Alison, quattro giovani turisti inglesi in vacanza sul nostro lago. Appassionati di fotografia analogica.
Alison porta una favolosa Olympus OM1….. Dion, una bellissima Pentax Spotmatic…
Cosa dire?…..Bravissimi, complimenti!! Viva la fotografia a pellicola!
Arrivederci ragazzi, scriveteci!

Iseo, 26 August
From Liverpool !! Alex, Sarah, Dion and Alison, four young English tourists on holiday on our lake. Analogue photography enthusiasts.
Alison brings a fabulous Olympus OM1….. Dion, a beautiful Pentax Spotmatic…
What to say? ….. Bravissimi, congratulations !! Long live film photography!
Goodbye guys, write us!

Un piccolo libro per l’estate

Piccolo ma insolito e interessante questo volumetto della serie “trucchi e passatempi fotografici” che parla di un mondo fotografico relativamente sconosciuto. Realizzare fotografie fantastiche, riprendere qualcosa di nuovo e mai visto, favole, fantascienza, avvenimenti surreali non può che affascinare il fotografo con una personalità creativa.
Gli americani, gente pratica, hanno coniato il termine Tabletop per quel genere di fotografia che ritrae oggetti posti sopra un tavolo. Naturalmente questa definizione è fortemente semplificata in quanto include anche una natura morta, per esempio, mentre fra la natura morta e la fotografia Tabletop vi è una differenza sostanziale: se nel primo caso un soggetto è ripreso nella sua dimensione e nella sua manifestazione abituale, nella fotografia Tabletop acquista una dimensione e un significato nuovo. Si crea, a piacimento, con i materiali e gli oggetti più svariati un mondo in scala, di cui si può disporre e che si può far apparire verosimile, usando sapientemente la macchina fotografica.


Buona lettura e buone vacanze!

Bergamo assolata…

Anche sotto il solleone… anche con molte vie deserte e gli abitanti rinchiusi in locali freschi o sulle spiagge… anche con il silenzio di certi giorni estivi di festa, la nostra amata Bergamo Alta resta sempre nel nostro cuore come un’antica nobildonna che osserva paziente lo scorrere del tempo e il cammino dei suoi abitanti. Le poche immagini riportate nella pagina a Lei dedicata, come pure tutte le immagini inserite nei tanti libri che ne parlano, non potranno mai riassumere l’atmosfera incantata di certi angoli che appaiono all’improvviso a coloro che percorrono le sue strade..


Angolo della cultura nel successo della mostra

Mentre la mostra del Fotoclub procede con soddisfazione degli organizzatori per il grande numero di complimenti ricevuti dai numerosi visitatori, in appendice, si è tenuta una conferenza, tenuta della nostra associata Serena Dolfi, sulla storia della via Donizetti facente parte della storica vicinia di S.Cassiano.


Il FotoClub Bergamo e Art2Night

E’ ormai un appuntamento tradizionale quello che vede la partecipazione della nostra Associazione alla manifestazione che, con numerose e interessanti iniziative, terrà svegli i Bergamaschi la notte del prossimo 7 Luglio.
Anche quest’anno infatti, rispondendo al gradito invito, il Fotoclub organizzerà una mostra collettiva in un ambiente storico e molto suggestivo esponendo per l’occasione una serie di fotografie con “effetti speciali” che non mancheranno di stupire, anche quest’anno, i numerosi visitatori.


Esperienze in Camera Oscura

Fa parte di quegli “effetti speciali” utilizzati dai grafici per rendere atmosfere particolari ad alcune immagini e i Soci del Fotoclub, in una delle serate di ritrovo, si sono cimentati anche in questa esperienza con ottimi risultati.


La cianotipia è un antico metodo di stampa fotografica caratterizzata dal tipico colore Blu di Prussia (il nome deriva dal greco antico kyanos, “blu”).
Lo scienziato e astronomo inglese Sir John Herschel inventò questo procedimento nel 1842, a pochi anni dal varo della fotografia da parte di William Fox Talbot in Gran Bretagna e Louis Daguerre in Francia.
Mentre i sistemi ideati da Talbot e Daguerre sfruttavano la fotosensibilità dei sali d’argento, il processo messo a punto da Herschel si basava su alcuni sali di ferro, precisamente il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale. Questi due sali, mescolati assieme, sono molto sensibili e reagiscono quando posti di fronte alla luce di tipo solare. Frapponendo un negativo tra la luce ultravioletta e un foglio di carta su cui è stata applicata la soluzione ai sali ferrici, si produce un’immagine fotografica.
Il cianotipo è rimasto famoso nella storia della fotografia anche perché venne sfruttato pochi anni dopo la sua scoperta da Anna Atkins, considerata da molti la prima donna fotografa della storia. Lo stesso procedimento di stampa, grazie alla sua versatilità, è rimasto in uso, oltre che in fotografia anche come processo grafico per la riproduzione di disegni tecnici e di planimetrie, almeno fino agli anni quaranta del XX secolo. In queste applicazioni, sia pure nelle sue varianti, il procedimento ha preso anche il nome di cianografia o di “blueprint”.

L’intensa attività del Circolo


Hanno chiuso i battenti le due mostre che hanno visto esporre le opere dei nostri Soci sui temi: “Le Mura e Bergamo Alta“, una carrellata sulla nostra magnifica città, e “Millemiglia“, una raccolta storica di immagini sulla più bella gara automobilistica, che sarà arricchita in futuro da quelle riprese durante la manifestazione di quest’anno che si è svolta durante il periodo della mostra.

L’ottimo successo di pubblico registrato dalle due esposizioni sprona ancor di più il Circolo ad impegnarsi e all’orizzonte già si profila il prossimo impegno per Art2night in calendario per l’ormai prossimo sabato 07 luglio 2018. E già arrivano richieste per il 2019…

Bergamo Historic Gran Prix: un grande appuntamento

Domenica 27 Maggio 2018 storiche e prestigiose vetture da corsa son tornate in Città Alta per disputare la 13° edizione della Coppa Città di Bergamo (rievocazione storica del GP di Bergamo che vide trionfare Tazio Nuvolari su Alfa Romeo P3 nel 1935) nella formula Bergamo Historic Gran Prix collaudata con grande successo di pubblico.
Il Circuito delle Mura (m 2920), percorso anche quest’anno in senso orario, come nel 1935, parte da Piazza Cittadella, attraversa la porta del Pantano, scende dalla Boccola e, dopo il lungo rettilineo fino alla chiesa S.Agostino, passa l’impegnativa curva con cambio di pendenza, segue la salita del Viale delle Mura e poi la chicane della porta S.Giacomo seguita dal rettifilo di Santa Grata e, dopo la curva a 90° del Seminario, giunge al traguardo di Colle Aperto.
Hanno partecipato alla gara 80 selezionati bolidi d’epoca di assoluto pregio F1 e F Junior anni ’50-’60, ANTEGUERRA GP/SPORT e GTS/SPORT fino al 1975 delle case più blasonate: Ferrari, Alfa Romeo, Bugatti, Maserati, Porsche, Jaguar, Lamborghini, Aston Martin… importanti scuderie storiche, con la partecipazione di personaggi del mondo automobilistico sportivo e dello spettacolo.
Come ormai da tradizione, per rievocare i GP motociclistici sul circuito delle mura avvenuti negli anni ‘ 50, si sono disputate due manche dedicate alle moto da GP storiche pre 1975 con protagonista assoluto il nove volte campione del mondo Carlo Ubbiali.
Per i Soci del Fotoclub una ghiotta occasione per immortalare un evento internazionale con uno sfondo storico.

Mille Miglia in una sede particolare

In occasione dell’arrivo a Bergamo dell’edizione 2018 della storica gara, previsto per sabato 19 Maggio p.v., il presidente del Fotoclub Bergamo propone, in una personale ospitata in una sede particolarmente prestigiosa, le immagini più suggestive di passate edizioni sullo sfondo della nostra città.
N.B: Questa comunicazione necessita di un aggiornamento in quanto la Direzione dell’Ente Ospitante (Banca Intesa), verificato il grande interesse per l’esposizione riscontrato sia nella cittadinanza che nei frequentatori della Sede, ha deciso di prorogarne il termine al 29 Maggio p.v.

Il libro del mese: Elliott Erwitt – Kids

Elliott Erwitt, ha fatto la storia della fotografia mondiale attraverso i suoi scatti in bianco e nero ed è universalmente annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. Il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero e dal carattere ironico, è sempre mosso da un unico grande dogma: l’osservazione come punto di partenza per la realizzazione di qualsiasi tipo di scatto, da quello per un fotoreportage, sino al personale, che Erwitt ha per lungo tempo eseguito con la sua celebre Leica M3.
FOTOGRAFIA ED IRONIA: – “Chiunque può diventare un fotografo con l’acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l’acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e un grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l’impossibilità di notare le cose”. Al centro della poetica dell’artista sta proprio l’anima della fotografia, ovvero l’osservazione. L’attenta analisi della realtà che lo circonda. Questo gli ha permesso di giocare e schernire, sempre in modo benigno, i difetti propri dell’essere umano, eliminando tutte le velleità aleatorie, per giungere alla vera sostanza. Il suo è un mondo gentile, forse un po’ troppo ottimistico e vagamente fuori dal tempo, nel quale non c’è mai spazio per violenza, guerre, crudeltà e dove non compaiono né quartieri degradati né dimore sontuose, ma dominano cani, bambini e famiglie numerose, mentre anche i personaggi famosi sono ritratti nella massima spontaneità.

Un “effetto” veramente speciale: stampa alla gomma bicromata

La “stampa alla gomma bicromata” è un processo che ha avuto la sua massima diffusione tra la fine ottocento e i primi anni del novecento.
Si tratta di un procedimento di stampa “a contatto” per cui il negativo deve avere la stessa dimensione dell’immagine finale che si vuole produrre. L’immagine si forma su un foglio di carta per acquarello dove viene stesa una miscela di gomma arabica, pigmento e materiale sensibile. Il foglio viene esposto, a contatto col negativo, ai raggi di una lampada UV (ma va altrettanto bene la luce del sole).
Le parti che prendono più luce, in corrispondenza delle trasparenze del negativo, si induriscono e diventano insolubili; mentre le parti che si trovano sotto le zone più dense del negativo rimarranno solubili in acqua, dove avverrà lo sviluppo vero e proprio dell’immagine. Sensibilizzando il foglio è possibile includere pigmenti di varia natura e colore, dare così maggiore o minore intensità cromatica, e, in seguito, intervenendo nella fase di sviluppo, si potranno schiarire le alte luci. Questo tipo di processo è la radicale negazione della “standardizzazione”: ogni immagine, realizzata rigorosamente a mano, è un unicum mai perfettamente riproducibile. L’immagine si arricchisce in modo graduale in dettaglio e profondità mediante la progressiva aggiunta di strati di pigmento che si ancorano alla carta grazie all’azione della gomma e del materiale sensibile. A ogni nuovo strato, l’immagine prende una diversa forma, spessore, tonalità mentre l’azione dell’acqua, che può essere variata per temperatura e movimento, eliminerà l’eccesso di materia rivelando, in modo singolare, le luci più intense. Anche il Socio Aldo Mapelli, autore delle immagini riportate, espone alla Mostra “Le Mura e Bergamo Alta” – Sala Manzù 18/30 Maggio 2018.

Effetto seppia à gogo!

Conosciamo tutti l’effetto visivo dal sapore un po’ nostalgico del viraggio in fotografia. Chi a casa non ha un album di famiglia o la classica scatola di cartone magari un po’ sgangherata perché piena di ricordi: cartoline, lettere e appunto di vecchie fotografie dai toni seppiati? Era, infatti, l’effetto seppia quello più diffuso fino agli anni cinquanta del novecento, viraggio, detto in gergo, che si otteneva tramite un apposito bagno effettuato in camera oscura.
Lo scopo, come sappiamo, prima di essere estetico, era pratico perché quel procedimento chimico, fermando l’ossidazione dei sali d’argento, garantiva una lunga vita alla stampa così ottenuta.
E’ per questo che quelle vecchie foto dei nonni conservate gelosamente sono ancora lì, belle e vivide, dopo ottanta, cento e più anni e chissà per quante generazioni ancora.
È in questo desiderio di riscoperta delle antiche tecniche di stampa che il nostro gruppo di lavoro, anche per divertimento, ha provato a ottenere su stampe recenti un risultato molto simile, paragonabile esteticamente al viraggio chimico vero e proprio, semplicemente mediante un’accorta velatura al tè – sì avete letto bene proprio al tè – eseguita alla fine – direttamente sulla stampa.
Suggeriamo, per chi volesse provare questa semplice tecnica di velatura, di eseguirla su carte politenate che sono protette da un sottilissimo velo plastico poiché su cartoncini baritati, l’uso di liquidi come il tè, sebbene totalmente naturali, potrebbe col tempo generare delle “macchie” indesiderate che condizionerebbero la perfetta conservazione della stampa stessa.
Insomma: prendetevi una buona tazza di tè, senza zucchero prego!
Pennello, mano ferma, concentrazione e.. buon lavoro!
N.B.: La digitalizzazione non rende giustizia del risultato ottenuto, un delicato “effetto seppia”, ben visibile invece sulla stampa dell’immagine di esempio, qui riportata, ripresa sul Lago di Endine.

Un “avvistamento analogico” particolare

Franco Mammana non ha bisogno di presentazioni. Un artista conosciuto e amato non solo nella nostra città, grazie alle sue opere che partecipano brillantemente a tante esposizioni e concorsi
nazionali e internazionali, con tantissime attestazioni.
Chi non conosce i suoi spettacolari aquiloni o i suoi bellissimi reportage? Franco è un amante della fotografia a pellicola e qui lo abbiamo beccato, pronto allo scatto, con una fascinosa Polaroid 250 perché, ovviamente, è anche un vero “polaroider”!
A Franco, un caloroso “Buona luce!!” dal Fotoclub Bergamo.

Documentare l’Urbanistica, l’Architettura e l’Ambiente urbano

Molte volte i Soci del nostro Fotoclub si sono impegnati nel riprendere angoli suggestivi o vedute particolari di costruzioni storiche o moderne, della nostra e di altre città, e, a volte, collaborando con le immagini ottenute a importanti pubblicazioni.


… e capita anche di dover documentare dei moderni scempi, delle vere violenze inferte al paesaggio urbano da costruttori e amministrazioni completamente insensibili all’atmosfera che tante località sanno dare come contributo alla qualità della vita. Così assistiamo attoniti alla costruzione, sotto il baluardo di San Giacomo ripreso prima in una vecchia foto, di un altro “mostro“. Questo, innalzato proprio in una zona dove, presumibilmente essendoci una particolare protezione in seguito al riconoscimento Unesco, ci si aspetterebbe di potere realizzare immagini molto significative sulle “opere di difesa veneziane”. Questa nuova costruzione potrà così ben fare compagnia al suo predecessore costruito in via Autostrada che fece scomparire da quella zona lo skyline, una delle vedute più belle e caratteristiche della nostra Bergamo.

Un nuovo avvistamento “analogico”

Ecco Matilde, giovane studentessa milanese qui “intercettata” dai nostri amici in Città Alta, un sabato pomeriggio del gennaio scorso.
La sensibilità artistica respirata in famiglia l’ha portata a scoprire presto la fotografia analogica con la sua bella Olympus OM 10 -la vedete a tracolla- notevole reflex automatica a priorità di diaframmi degli anni ’80.
Matilde, ci ha parlato del desiderio di volersi cimentare nel magico mondo della camera oscura, per cui rinnoviamo l’invito a venirci a trovare al nostro foto club.
Ciao, a presto!

LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.

Magnum compie settant’anni


Magnum Photos, l’agenzia fotografica più famosa al mondo, compie settant’anni. Per questo prestigioso traguardo, in collaborazione con Hachette, presenta una prestigiosa collana di monografie celebrative di grande formato che raccoglie il meglio della produzione dei fotografi tra i più importanti di sempre. Volumi da collezione, dedicati ai protagonisti di Magnum e alle loro più celebri fotografie. 96 pagine riccamente illustrate e stampate su carta di grande qualità per ottenere la migliore riproduzione a colori e in bianco e nero e apprezzare i dettagli di ogni singolo scatto.

I grandi autori: Ansel Adams e Edward Weston


Ansel Adams (1902-1984) è sicuramente uno dei fotografi più famosi della storia, inserito in molte classifiche tra i dieci fotografi più famosi di sempre.
Il suo stile inconfondibile lo ha reso una pietra miliare per le foto paesaggistiche; famose le frasi e gli aforismi più belli che sono rimasti nella storia, tra i quali: “Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie” Eccolo in un autoritratto con una Contax del 1932 uguale a quella che compare nella vetrina della nostra raccolta.
Edward Weston (1886-1958), di lui Ansel Adams amava dire: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo…

Nuda sei semplice come una delle tue mani, liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente” recitava una poesia di Neruda. Nuda, seduta per terra, senza volto, Charis Wilson, compagna e modella di Weston, ripiega elegantemente su se stesso un corpo flessuoso e giovane, fotogra-fato sulla soglia della casa di Santa Monica; un ritratto in cui il richiamo delle forme, gli ovali disegnati dalle braccia e dalla testa e gli angoli retti delle gambe e della porta, esprimono la volontà di ricerca di un ritmo simmetrico. Ma la donna è fatta di carne: egli ama la sua sen¬sualità, la sua femminilità, la sua terrestre rotondità e la glorifica con una luce che magnifica la forma e ne scalda la perfezione. Weston è convinto che la macchina fotografica sia in grado di vedere meglio dell’occhio nudo. Così la usa come una lente d’ingrandimento per rivelare ciò che già esiste ma che spesso non si vede: la forma scultorea nascosta in un semplice peperone, le curve sinuose di un comune gabinetto, così come le ipnotiche linee di un nudo femminile. Non ci sono trucchi tecnici, la sua è pura fotografia. “La macchina fotografica dovrebbe essere usata per documentare la vita, per rendere la sostanza e la quintessenza della cosa stessa, che sia acciaio lucente o carne palpitante”. Weston cerca le forme all’interno della realtà, le isola, le sublima e con una luce che magnifica, ne rivela l’inatteso. L’astrazione dì Weston non è quindi perdita della realtà. Piuttosto è un’estrazione, una concentrazione di elementi, una scoperta che tende verso un valore universale della forma e della bellezza. Scriverà Ansel Adams: “Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo… I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell’uomo verso la perfezione“.

La fotografia analogica del 21° secolo

Lo avevamo sostenuto tante volte in questi anni, per cui non ci stupiamo, ma certo è sensazionale e ci rende proprio felici rilevare che oggi anche osservatori specializzati, all’avanguardia nel fiutare ogni nuova – spontanea – tendenza di costume, considerino finalmente superata l’opinione superficiale e malignamente diffusa anche tra gli addetti ai lavori, di una sopravvivenza della fotografia a pellicola in chiave nostalgica o di moda passeggera. Adesso si parla apertamente di vero e proprio Rinascimento analogico“!
Qui sotto riportiamo i link di questi siti internazionali, nei quali l’affermazione è testimoniata oltre che dalla nota messa in produzione di nuove pellicole, una su tutte la Ferrania P30, anche dalla felice conclusione di due collette mondiali per finanziare, due distinti progetti di nuove macchine fotografiche a pellicola. In un caso si tratta una macchina tradizionale e totalmente meccanica, mentre il secondo progetto è per un’interessante macchina modulare di nuova concezione.
La fotografia analogica del 21° secolo.

The Great Film Renaissance Of 2017
Film Photography Crowdfunding Explosion 2017!

Reflex: Bringing back the analogue SLR camera

ELBAFLEX 35mm True Analog Camera: History Reloaded

Oliviero Gotti – FCB

I Tesori della Tradizione Bergamasca

Nella Sala Viterbi del Palazzo della Provincia è stata aperta fino al 31 Gennaio l’esposizione dal titolo “I Tesori da scoprire – i burattini della tradizione bergamasca”.
Bellissima manifestazione che comprendeva anche spettacoli di burattini e incontri con le scuole. Non poteva certo mancare chi, come il nostro Fotoclub, è amante della nostra storia e delle nostri radici. Erano esposte famose collezioni come quella delle famiglie Milesi di S.Pellegrino e Losa di Cisano B., risalenti alla fine dell’800, quella del fabbro Pietro Scuri di Città Alta, il Gioppino della collezione Lucchetti, ecc.
La raccolta delle nostre immagini, riprese con pellicola Fuji 200 e stampate poi su carta Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme per negativi ad alta definizione, serviranno anch’esse per far conoscere ai posteri la bellezza e la semplicità delle tradizioni della nostra terra.
Qui sotto alcuni scatti “riassuntivi” dell’esposizione.

Il GAZZETTINO del Fotoclub Marzo – Maggio 2018

scarica il Gazzettino in .PDF :Il Gazzettino del FCB-2018- 2°

In appendice al nostro Gazzettino informativo trimestrale, vogliamo ricordare ai nostri associati che è stato eletto, alla gradita presenza di responsabili della Fiaf, il nuovo direttivo del Club, che resterà in carica per il prossimo triennio; riconfermato l’incarico di Presidente all’infaticabile Arch. Ivano Mologni, con la vice-presidenza di Licio Villa e con il Consigliere Tiziano Nava, per la prima volta nella storia del Circolo, la carica di Segretario è risultata affidata al gentil sesso nella persona di Serena Dolfi, cui auguriamo un proficuo impegno.

nella nostra biblioteca, un giro tra i “preferiti”…

Bellissimo come tutti quelli che contengono immagini che “parlano” della nostra stupenda città e della sua Storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro della Polaroid che contiene la più grande collezione di fotografie della Polaroid Corporation e comprende scatti di centinaia di fotografi di tutto il mondo, compreso il mitico Helmut Newton

Pepi Merisio, l’autore in assoluto “preferito”, le cui opere hanno fatto la Storia della fotografia nel nostro paese. Tutti i libri delle sue fotografie sono delle pietre miliari e contengono l”‘anima” di tutti i vari soggetti che sono stati immortalati da questo grande maestro.


Effetti “speciali”: il bassorilievo

Il “bassorilievo” è’ un effetto che crea l’illusione ottica della tridimensionalità, ma viene spesso adoperato anche per ottenere dei grafismi molto particolari. E’ una delle tecniche di “effetto” realizzabili in camera oscura e le immagini più tipiche sono quelle in B/N. L’effetto si ottiene sovrapponendo due immagini perfettamente identiche, una positiva e una negativa, leggermente sfalsate l’una rispetto all’altra (se si mettessero perfettamente sovrapposte, il risultato sarebbe una stampa completamente nera).
Per ottenere buoni risultati si utilizzano solitamente pellicole lith.


Cos’è la pellicola lith? Semplicemente una pellicola bianconero ad alto contrasto con la caratteristica di non avere la “maschera” (il fondo grigio tipico delle pellicole bianconero) e di essere ortocromatica ossia di poter essere maneggiata, esposta e sviluppata senza problemi in camera oscura con la luce rossa accesa, esattamente come la carta da stampa.


Se si parte da un qualsiasi negativo (ma, attenzione, qualche prova è d’obbligo perché non tutti i soggetti vanno bene) lo si stampa dapprima delle dimensioni volute su pellicole lith di grande formato (p.es. 4×5″ -10,2×12,7 cm) ottenendo una dia (immagine positiva, quindi) in bianconero ad alto contrasto.
Una volta fatta la dia su lith, si stampa quest’ultima a contatto su un’altra lastra, ottenendo un negativo con la stessa immagine anch’essa ad alto contrasto.
A questo punto basta sovrapporre queste due pellicole (dia e negativo) e poi sfalsarle leggermente per vedere subito l’effetto bassorilievo. Non esistono regole per stabilire di quanto spostare le due immagini o in che direzione farlo ma ci si può divertire a fare delle prove dato che si possono vedere direttamente i risultati.
Stampando il “sandwich”, si potrà avere un’immagine che sembra quasi disegnata su un foglio bianco ma, variando la densità delle due immagini o il grado di contrasto, si potranno ottenere infinite varianti.
Si può ovviamente applicare la stessa procedura al colore utilizzando una pellicola invertibile ad alto contrasto.

Se si parte invece da una dia il primo passaggio non servirà dato che si dispone già del positivo necessario e basterà quindi ottenere un negativo identico; per fare ciò si potrà, utilizzandola al contrario, usare una pellicola nata per realizzare diapositive da pellicole negative come la Kodak Vericolor Slide. Si potrà sovraesporre il “sandwich” sino ad ottenere delle delicatissime sfumature, oppure sottoesporre ed aggiungere qualche filtro durante la duplicazione; una maschera di colore arancio potrà, per esempio, servire ad aggiungere effetti molto particolari.

Pensieri invernali sulla fotografia tra smartphone e tablet…

Anche il 2017 si è concluso. Un anno intenso cha ha visto il nostro sodalizio sempre attivo con tante belle iniziative interne e divulgative, dedicate alla nostra passione per la fotografia con la pellicola.
Un anno in cui abbiamo conosciuto tanti nuovi amici, anche di paesi lontani e nuovi gruppi che con i loro lusinghieri apprezzamenti ci hanno semplicemente galvanizzato.
Tuttavia in questa entusiasmate situazione, dove la fotografia tradizionale, in grande e rinnovata affermazione, si conferma essere sempre più appannaggio di una importante giovane élite cui, di fatto, è consegnato lo spirito e l’arte del disegnare con la luce, non possiamo ignorare la contemporanea definitiva espansione della cosiddetta fotografia digitale, nel pieno dei suoi dirompenti effetti.
Non ci siamo mai occupati di statistiche, e non seguiamo le indagini di mercato dei vari esegeti che pontificano da anni sui forum e sulle superstiti riviste specializzate.
Il nostro pensiero è sostenuto dal fatto che forse, per la prima volta, durante questa stagione estiva, che ha visto, più che negli anni passati, convogliati nelle nostre città d’arte e nelle nostre lande montane e marine, centinaia di migliaia di “fotografi” da tutto il mondo, si è potuto costatare il definitivo tramonto della macchina fotografica, che a cento cinquant’anni dalla sua invenzione e solo a tre lustri dall’irruzione della nuova tecnologia digitale, lascia irrimediabilmente il posto al più gretto uso di “smartphone” in sua vece.
Infatti, ben poche sembrerebbero le reflex – la “macchina” per antonomasia – che abbiamo potuto vedere a tracolla nella stagione estiva trascorsa.
Va detto però, che il declino dell’apparecchio tradizionale, era già iniziato anni fa, quando le ultime raffinate macchine analogiche, fino allora necessariamente in mano a professionisti e appassionati preparati, erano scalzate dalla “digitale” che, compatta o ingombrante che fosse, visto i prodigiosi e imperscrutabili automatismi intrinseci, permetteva molto più democraticamente a chiunque di ottenere immagini “passabili”, finendo per lo più ad adornare i decolté di mogli e fidanzate: primissime staffette dello scatto compulsivo.
Tra non molto, pur in presenza di miliardi di scatti fotografici come non se n’erano mai visti prima, registreremo la fine della fotografia, per lo meno per come l’abbiamo sempre concepita e non solo quella analogica; con buona pace di nativi o immigrati digitali di nuova o tardiva fede!
E’ con la scena grottesca delle braccia alzate con il “tablet” sopra la folla, o quella dell’ineffabile telefonino sul tavolo, sempre pronto a immortalare tutto e tutti; o di milioni di “selfie” tutti uguali con la loro lingua fuori o le labbra arricciate e l’occhio stupido che si compie lo sconsolante paradigma.
Vedete, non solo per l’insulsaggine dei soggetti o dei nuovi tic di massa, ma soprattutto per gli effetti della pervadente digitalizzazione che “virtualizza” rendendola superflua e inutile l’esperienza che è alla base di ogni espressione artistica, con il risultato della più desolante omologazione.
Andate e osservate con distacco le immagini esposte in qualche concorso fotografico e ve ne renderete conto!
Se ci pensiamo bene, fino a che la macchina fotografica è stata uno strumento (meccanico) essenziale, semplice estensione della nostra sensibilità, l’immagine registrata sulla pellicola era, bene o male, l’onesto frutto dell’esperienza e dell’attitudine acquisita.
Le “digitali” infatti, hanno dovuto rincorrere la forma esteriore, il formato (il Leica 35 mm) delle “analogiche” e finanche le modalità funzionali con tanto di manopole e bottoni, assolutamente fittizi, tanto pleonastici quanto, dal punto di vista del marketing necessari, per lasciare al fotografo un residuale illusorio intervento nello scatto. Poco importa se il risultato potrà essere immediatamente visualizzato, eliminato, oppure completamente stravolto, mediante una disinvolta manipolazione al computer.
Un percorso segnato.
La natura faustiana e depauperante della tecnologia digitale, presenta inesorabilmente la cambiale all’incasso, facendo tabula rasa di nobili sentimenti, illusioni e nostalgie e con essi anche di tutte le competenze tecniche e le capacità acquisite.
I soloni che avevano celebrato in preda a dionisiaca euforia i primi vagiti della nuova era, gettando alle ortiche un tesoro di passione e tecnica, sentenziando altezzosi e saccenti la morte della pellicola e proclamando una nuova aurora illuminata da milioni e milioni di pixel, oggi possono fare un esame di coscienza e forse ripensarsi.
Ora, è evidente che se la nostra memoria e il nostro cuore sono consegnati al Grande Fratello in una “nuvola digitale” tramite “l’Iphone”, il computer o l’ultima fotocamera “pensante e parlante”, l’arte fotografica e i suoi valori potranno continuare a vivere solamente presso l’artefice che li avrà saputi custodire, esercitare e trasmettere, facendoli ri-scoprire a quei giovani “scapigliati” non ancora omologati ai dettami deleteri di questo sistema.
E noi, che non abbiamo mai abbandonato la tecnica argentica, espressione di una visione tradizionale e reale, quindi analogica, del pensare e dell’agire, cosa possiamo fare?
Beh, non abbiamo dubbi, proponiamo una buona dotazione di rullini – più se ne hanno più viene voglia di usarli – metterne un paio nella borsa; caricare una bella analogica, magari completamente manuale – priva di “aiutini” di sorta – e: azione! ..Con questo bel cielo terso, tra la gente in città, o solitari nei boschi o nei campi cristallizzati dall’aria frizzante di questo insolito gennaio.
……… Finché c’è pellicola c’è speranza!
Buon 2018 e tanti buoni click a tutti!!
Oliviero Gotti – FCB

Un manuale per l’era post-digitale

Decisamente significativo questo nuovo libro recensito da “FrizziFrizzi” magazine di cultura pop, che vanta oltre 2.500.000 pagine lette.
Uno dei punti di riferimento del panorama italiano per arte, design, libri, moda, eventi..

Analogue Photography: “Il primo manuale di fotografia con pellicola dell’era post-digitale”.

Ogni commento è superfluo se non che questi giovani creativi – “millenials” nativi digitali – vivono già l’era post-digitale!! Registriamo e segnaliamo con piacere.