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Il GAZZETTINO del Fotoclub – Dicembre 2018 / Febbraio 2019

scarica in .PDF : Il Gazzettino del FCB – Dic.2018- Feb.2019

Umberto Zanetti, insostituibile appassionato delle tradizioni bergamasche

Si è recentemente tenuto nella Sala Locatelli della Domus Magna un incontro commemorativo del Maestro recentemente scomparso con la partecipazione di varie personalità del mondo culturale cittadino.
La rievocazione delle numerose sue attività, gli intermezzi musicali dell’orchestra Gavazzeni e la recita appassionata di alcune sue poesie hanno riportato alla memoria dei numerosi presenti l’importanza di coltivare le eredità che quell’enciclopedico personaggio ha lasciato alla sua città; prima fra tutte il valore della Storia della propria terra.

E i Soci del Fotoclub non dimenticano che Umberto Zanetti, studioso dai mille interessi, è stato anche un interessato sostenitore della nostra Associazione alla quale riconosceva una sostanziale e importante attività artistica e una complementare capacità di conservazione e diffusione di particolari tecniche legate a una ricercata tradizione.
Partecipò perciò molto volentieri all’introduzione di alcune mostre collettive esplicandone in modo del tutto singolare i valori delle opere e i pregi culturali.
Nella foto qui a fianco, Ivan Mologni ha ripreso un momento dell’intervento dello storico a una delle mostre; in questo caso quella dal titolo “Bergamo Alta” del 2016 svoltasi nella sala Manzù del Palazzo della Provincia.

Alzano Lombardo: 38° Concorso Nazionale di Fotografia


Si era concluso a Ottobre un altro importante appuntamento autunnale, a livello nazionale, per gli appassionati di fotografia: il Concorso Nazionale di Fotografia che si svolge ad Alzano Lombardo, presso il FotoClub Fantoni con il patrocinio del Comune, e giunto quest’anno alla sua 38° edizione. Di ottimo livello e sempre molto ben partecipato, il concorso era come sempre diviso in due sezioni (b/n e colori) a tema libero, al quale ogni fotoamatore ha potuto partecipare con un massimo di 4 stampe di formato 30×40; e, come sempre, anche alcuni Soci del nostro Fotoclub non hanno voluto mancare a questo incontro presentando vari lavori tra i quali :
Gotti Oliviero (porto vecchio)
Mologni Ivan (Nataliya)

Nava Tiziano (Sicilia 2017)
Scuderi Riccardo (l’attesa)

Classic Camera – Black & White

E’ in edicola il nuovo numero della miglior rivista per noi “analogici” che, ricordiamo, è anche consultabile, per gli associati, nella nostra Sede.
Sempre ricca di interessanti articoli, questa volta consigliamo la lettura della recensione sulla pellicola Kodak T-Max 3200-P

9° Concorso Provinciale DiaPersonal

Anche quest’anno, grazie all’infaticabile impegno del coordinatore Tino Rovetta, si è svolto il 9° Concorso DiaPersonal – 2018 (Amici della Diapositiva) giunto alla nona edizione, al quale ogni fotoamatore poteva partecipare con 20 dia a tema libero. Il nostro Circolo si è distinto come sempre per la qualità e quantità (ben 76!) di opere presentate. Il Direttivo ringrazia e si congratula con l’organizzazione del concorso e anche con i propri Soci per la fattiva partecipazione.
Gotti Oliviero con 19 dia
Mologni Ivan con 20 dia

Nava Tiziano con 20 dia
Scuderi Riccardo con 17 dia

Avvistamenti “analogici”

Bergamo, ex-monastero di Astino, settembre 2018
…Certo che, in quel caldo pomeriggio di settembre, non avremmo mai immaginato di incontrare due giovani viaggiatrici – con la loro macchina fotografica analogica – provenienti addirittura dall’altro capo del mondo.
Queste deliziose ragazze che vedete nella foto con Oliviero, sono due sorelle: Sophie e Kirsty Mc Kellar e vengono da Melbourne, Australia.
..Sedute poco distanti da noi, godevano l’aura del chiostro cinquecentesco e scrivevano appunti su blocchetti di carta, mentre sul tavolino tra due bicchieri e le bottigliette di una bibita, faceva capolino una nobile Pentax MX..
Così, un sorriso, lo scambio di poche parole e la passione per la pellicola fotografica, ci hanno accomunato.
Arrivederci Kirsty e Sophie, scriveteci! Mandateci una foto del vostro viaggio a Bergamo!

“Analog sightings”
Bergamo, ex-monastery of Astino, September 2018
… Of course, on that warm September afternoon, we would never have imagined meeting two young travelers – with their analog camera – coming from the other end of the world.
These lovely girls you see in the picture with Oliviero are two sisters: Sophie and Kirsty Mc Kellar and they come from Melbourne, Australia.
.. Sitting not far from us, they enjoyed the aura of the sixteenth century cloister and wrote notes on paper blocks, while on the table between two glasses and bottles of a drink, a noble Pentax MX peeped out..
Thus, smiles, the exchange of few words and the passion for photographic film, have united us.
Goodbye Kirsty and Sophie, write us! Send us a picture of your trip to Bergamo!

Le interviste del Fotoclub Bergamo – I nostri soci

Il tuo nome
Riccardo Scuderi
Quando ti è iniziata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia cosiddetta “seria” in generale è nata circa 13 anni fa, quella per la fotografia analogica solo 3 anni fa. È stata una scoperta casuale oppure, come mi piace pensare, un segno del destino: era l’estate 2015 e il mio corredo digitale dell’epoca era in riparazione. Mi ritrovai tra le mani una Minolta Himatic 7s che mio padre aveva comprato in occasione della mia nascita: caricai un rullino in bianco e nero (ricordo un Across 100 asa) ed iniziai a scattare in Piazza Vecchia. Da allora non ho più smesso!
Quando fotografi, prediligi temi, ambienti particolari?
Amo fotografare le persone, soprattutto in un contesto urbano. Non faccio riferimento al ritratto “posato”, quanto al valorizzare un monumento, una piazza, un paesaggio in generale inserendo la presenza umana nella foto: penso attribuisca maggiore profondità allo scatto.
In due battute, perché “analogico” oggi:
Analogico oggi, per me, significa tutto il contrario che il mondo virtuale (fotografico e non) propone: la passione, la convivialità, il confronto diretto e genuino, la crescita tecnica e umana proposta dalla fotografia “argentica”, contrapposta al distacco, all’autoreferenza ed al confronto tecnologico (e non tecnico) della fotografia digitale. Con questo non voglio dire che i fotografi digitali non siano appassionati e competenti (per fortuna ne conosco diversi) ma, purtroppo, quando i commenti e/o le critiche di uno scatto vengono riversati esclusivamente su un social network, quasi sempre perdono di valenza e finalità costruttiva e, spesso, sono il pretesto per veicolare insulti gratuiti….
“Frequenti” la camera oscura?
Purtroppo (ancora) no, ma ne approfitto per rivolgere un accorato appello in tal senso al Presidente o a qualche socio che abbia dimestichezza con lo sviluppo e la stampa…
Le tue pellicole preferite?
Ho iniziato con il bianco e nero (soprattutto Kodak) ma ultimamente mi sto cimentando anche con le diapositive (Velvia e Provia).
Stima quanti fotogrammi hai archiviato negli anni
Non riesco a dare un numero esatto, direi circa 500/600 fotogrammi. Ma siamo ancora all’inizio…
Esegui anche la scansione digitale dei tuoi negativi?
Si, ma solo per crearmi un archivio “di sicurezza”.
L’obiettivo che preferisci o che usi di più:
Sicuramente il Summicron-R 50mm/F2 montato sulla Leicaflex SL2: il classico obiettivo “normale” di eccellente qualità e buona portabilità.
La macchina che ami in particolare e perché:
Come appena accennato, la Leicaflex SL2, per la qualità costruttiva, perché è totalmente meccanica, per il mirino luminoso e perché…. è una Leica! Sto anche riscoprendo la passione per la fotografia istantanea grazie a una macchinetta che per me ha un valore affettivo notevole, essendo stato il regalo per la mia prima comunione: la Polaroid Quick 610, praticamente come nuova!
I tuoi autori preferiti e perché:
Mi ha letteralmente affascinato sia il documentario che il libro dedicato a Vivian Maier: un occhio fotografico senza uguali dove ogni foto non è mai banale ed è sempre capace di raccontare una storia. Un manuale di fotografia analogica “da strada” che ho trovato particolarmente interessante è stato quello di Willy Ronis intitolato “Le regole del caso”, in cui l’autore spiega come e perché è arrivato a scattare una determinata foto (ambientata soprattutto negli anni ’50 e seguenti), allegando (in piccolo) diversi altri scatti “errati” appena precedenti o successivi a quello considerato corretto.
…. E invece qualcuno o qualcosa che non ami?
Senza fare nomi, mi ha recentemente deluso un fotografo americano, i cui scatti esposti in una mostra internazionale sono stati “smascherati” in quanto alterati da una post produzione (digitale) a dir poco grossolana…. Peccato, anche i famosi cadono nel tranello dello “scatto perfetto” che non esiste….
Fai anche foto digitali o consulti sulla rete siti dedicati alla fotografia?
Da ormai circa 3 anni scatto unicamente in analogico, lo trovo più gratificante e, soprattutto, ogni volta non vedo l’ora di sottoporre le mie foto sviluppate al giudizio del “Direttorio” del Foto Club Bergamo…
Si, consulto siti fotografici su internet, ma unicamente quelli indirizzati alla fotografia analogica o alla compravendita di materiale analogico.
In due parole, perché sì o perché no
Semplicemente non sento più la necessità di scattare in digitale, avendo ormai da tempo perso la voglia di condivisione istantanea indotta dal digitale. Più lo scatto è meditato e ponderato, più mi gratifica, al di là del risultato finale.
Da quanto tempo fai parte del nostro sodalizio?
Da troppo poco tempo…
Cosa ti spinge a frequentare oggi un circolo fotografico nell’epoca di internet?
Ripropongo quello che ho già scritto nelle risposte precedenti: la passione, il confronto genuino che permette una vera crescita fotografica e, soprattutto, tanta bella gente da conoscere!

La ricerca e la pubblicazione continuano…

Continua senza soste la ricerca dei nostri Soci per documentare gli antichi mestieri, per fermare in pochi scatti gli elementi salienti delle attività che hanno coinvolto le vite dei nostri antenati e per tramandare ai giovani quei gesti che quotidianamente impegnavano coloro che con la loro pazienza e la fatica ci hanno portato alla nostra attuale, privilegiata, condizione di vita.

E con grande nostro piacere tale lavoro viene riconosciuto dalla redazione di una testata giornalistica tutta bergamasca che da più di mezzo secolo si preoccupa di tenere vive le tradizioni della nostra terra. Al nostro GIOPI’, organo ufficiale del Ducato di Piazza Pontida, che regolarmente ospita le nostre immagini corredate dalla traduzione in bergamasco, tanti auguri di lunga vita!

Reportage domenicali di Ivan Mologni per le mura di città alta

Il mio peregrinare per Bergamo Alta, mi ha portato, lungo le mura di imbattermi in un “fotografo ambulante” di strada. Faceva foto con consegna di circa 10’ minuti.
Non ho resistito e con l’antica tecnica ottocentesca, mi sono fatto ritrarre con il mio fido bassotto Kiko Pota.

Funzionava il tutto così. In una macchina di legno (tipo banco ottico) ma per dimensione, il fotografo scattava una fotografia della posa su carta fotografica, calcolando l’esposizione con esposimetro Gossen Lunasix 3 e regolando tempo e diaframma.
Così facendo otteneva un negativo su carta che sviluppava in questa macchina di legno che conteneva un bagno unico: rivelatore e fissaggio.
Toglieva il negativo di carta in formato 10×15. Constatato il buon risultato, risciacquava il tutto e poi riproduceva con la macchina a distanza predisposta, il negativo di carta e otteneva su un altro foglio 10×15 il positivo.

Risciacquo e asciugatura in 10 minuti. E poi consegna.
Il buon risultato è quello che vedete nella stampa allegata: un positivo e un negativo con il sottoscritto e il bassotto.

Ho fatto anch’io alcuni scatti a questo fotografo di natura e stile ‘800. Ho saputo che è di Cisano bergamasco e si diverte alla domenica in questa eccezionale attività storica.
Parlando a lungo con lui l’ho portato a conoscenza che lo scrivente è Presidente del Fotoclub Bergamo e nei miei Corsi diffondo antiche tecniche: il viraggio, la cianotipia, la gomma bicromata e positivi su ferro. Qui ha risposto che è interessato e verrà a trovarci per apprendere queste affascinanti tecniche. A presto!!
Ivan Mologni

direttamente dalla “Storia” della fotografia: la FERROTIPIA


… e prossimamente i Soci del Fotoclub si cimenteranno anche in questo tipo di tecnica fotografica per ripercorrere i passi di coloro che ci hanno lasciato una così importante “fonte di informazioni indispensabili alla salvaguardia della nostra memoria storica e identità culturale“.

Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE

STILL-LIFE è l’espressione inglese che si adotta per la fotografia dedita a rappresentare oggetti inanimati ed è equivalente all’espressione italiana di “natura morta” usata per la pittura.
La specifica tecnica fotografica presenta alcuni aspetti semplici ma è più difficoltosa di quanto possa sembrare a prima vista. In questo tipo di fotografia le variabili (costruzione dell’ambiente e uso delle luci) sono poche rispetto ad altre tipologie. Non conta per esempio la ricerca dell’”attimo” della fotografia sportiva o del reportage né la difficoltà di ricerca del punto di ripresa di un paesaggio o del gesto particolare per un ritratto e può sembrare quindi più difficile fare errori ma la conoscenza tecnica specifica per rendere “interessante” un oggetto fermo (still), inanimato, è spesso più complessa.
Non vi sono limiti di tempo per impostare l’inquadratura e la macchina fotografica ma vi sono una serie di passaggi che devono essere studiati durante la costruzione del set e prima dello scatto. Gli obbiettivi finali che si vogliono raggiungere possono essere diversi (p.es. mettere in risalto gli attributi più importanti degli oggetti fotografati o creare un significato concettuale o simbolico a un insieme) e perciò diverse sono le impostazioni delle attrezzature da utilizzare.
La fotografia STILL-LIFE è un ramo complesso e tecnicamente sofisticato, nel quale è fondamentale la capacità di “osservazione” e di “pazienza” di un buon fotografo; la “qualità” del risultato finale dipenderà poi molto dalla costruzione e dalla composizione del set di ripresa che saranno capaci di creare quegli speciali “effetti” molto richiesti nella pubblicità e apprezzati nell’arte contemporanea.
L’illuminazione e il controllo della luce sono sostanzialmente fattori determinanti dell’”ambientazione”; nel campo di ripresa, normalmente di piccole dimensioni, la corretta distribuzione di ombre, di riflessi e di effetti di luce devono perciò essere studiate con grande cura con l’utilizzo di specifici illuminatori. Ad esempio possono essere utilizzati “mini studi” fotografici compatti a forma di cubo e con un tessuto diffusore sui lati, un fondale intercambiabile all’interno e una o due luci all’esterno. La luce delle lampade (fotografiche a luce corretta) viene diffusa dal tessuto, rimbalza all’interno sui lati ed è riflessa, illuminando uniformemente la scena nella quale andranno posizionati al meglio gli oggetti. La trasparenza di oggetti in plastica o in vetro potrà poi essere enfatizzata con la scelta di una corretta “retroilluminazione”.
La capacità di creare interessanti giochi di luci e ombre, che mettano in risalto ancora di più i contorni dell’oggetto, è poi indispensabile quando si lavora con il bianco e nero. Non dimentichiamo il particolare effetto visivo che esso crea e il vantaggio di mettere in risalto l’oggetto della fotografia concentrando su di esso l’attenzione di chi guarda, che non viene distolta da nessun altro particolare dell’immagine.
Nel complesso, occorre un tocco di genialità in più rispetto a qualsiasi altro settore della fotografia. La foto di un oggetto inanimato può risultare più facilmente banale e priva di interesse rispetto a quella di un bel paesaggio o a quella di una coppia di sposi e quindi, se il tema di base potrebbe essere noioso, spetta al fotografo inserire quelle particolarità che la possono rendere degna di forte interesse.
Sta proprio qui la differenza tra un semplice scatto che si limita a immortalare un aspetto della realtà circostante e una foto che può invece essere definita artistica. La fotografia STILL-LIFE consiste quindi nel dare vita a ciò che è inanimato, rendere interessante qualcosa ritenuto normalmente banale, creare un’immagine che attiri l’attenzione e, al limite, ottenere una vera e propria opera d’arte.

i Grandi della fotografia: Man Ray

“Quel che conta è l’idea non la macchina fotografica”(Man Ray) Man Ray (Emmanuel Rudzitsky) definito pittore, fabbricante di oggetti, autore di film d’avanguardia, precursore del cinema surrealista, è conosciuto soprattutto come primo fotografo surrealista avendo realizzato le sue prime fotografie importanti nel 1918.
Nato a Filadelfia il 27/08/1890 da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, cresce a New York dove studia alla scuola superiore in architettura e poi lavora dal 1908 come disegnatore e grafico. Nel 1912 inizia a firmare le sue opere con lo pseudonimo “Man Ray” e nel 1914 acquista la sua prima macchina fotografica per fotografare le sue opere d’arte.
Nel 1915 il collezionista Walter Conrad Arensberg lo presenta a Marcel Duchamp e assieme fondano la Society of Independent Artists che, nel 1919 forma il ramo americano del movimento Dada, che era iniziato in Europa come un rifiuto radicale dell’arte tradizionale.
Nel 1921 segue Duchamp a Parigi e conosce gli artisti più influenti di Francia. Il successo parigino di Man Ray è dovuto alla sua abilità come fotografo, soprattutto di ritrattista. Celebri artisti dell’epoca, come James Joyce, Gertrude Stein, Jean Cocteau e molti altri, posarono di fronte alla sua macchina fotografica.
Del 1921, Cadeau. Nel 1922 Man Ray produce i primi fotogrammi, che chiama ‘rayographs’ che sono immagini fotografiche ottenute poggiando oggetti direttamente sulla carta sensibile da lui scoperte per puro caso. Mentre sviluppava in camera oscura, un foglio di carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e, dato che continuava a non comparirvi nulla, poggiò, piuttosto irritato, una serie di oggetti di vetro sul foglio ancora a mollo e accese la luce. L’artista ottenne così delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero, che evoca il disegno luminoso.
Nel 1924 nasce ufficialmente il surrealismo, Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue.
Si innamora della famosa cantante francese Alice Prin (Kiki de Montparnasse), sua modella fotografica preferita.
Le Violon d’Ingres del 1924 (la sua amante e musa Kiki, dalle forme tonde, morbide e desiderose, si trasforma in un violoncello).
Nel 1925 partecipa alla prima esposizione surrealista presso la galleria Pierre di Parigi con Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso.
Nel 1934, la celebre artista surrealista Meret Oppenheim posa per lui in una ben nota serie di foto e restano numerose fotografie anche della pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor. La fotografa surrealista Lee Miller diventa sua amante e assistente fotografica.
Man Ray all’epoca utilizza sistematicamente per primo la tecnica fotografica della solarizzazione.
Nel 1940 torna a New York e poi a Los Angeles dove insegna fotografia e pittura in un college ed espone in varie mostre. Finita la seconda guerra mondiale, Man Ray ritorna a Parigi dove continua a dipingere ed a fare fotografie. Alla Biennale di Venezia del 1961 riceve la medaglia d’oro per la fotografia mentre nel 1971 gli saranno dedicate due retrospettive, a Rotterdam e a Milano (alla Galleria Schwarz), comprendenti 225 lavori realizzati tra il 1912 e il 1971. Nel 1975 espone alla Biennale di Venezia.
In quella che considerava la sua casa a Montparnasse, muore a 86 anni (18/11/1976) e a Montparnasse viene sepolto.
Il suo epitaffio recita: “Non curante, ma non indifferente.”

Avvistamenti “analogici”

Salve amici! I nostri avvistamenti sono continuati anche a ferragosto! E non solo a Bergamo…..
Ecco qualche bella immagine di incontri casuali con appassionati della pellicola “intercettati” durante le vacanze.

Siamo Puglia, in una splendida Monopoli, dove abbiamo visto questa giovane coppia di Palermo: Emiliano e Annalidia, in foto a fianco di Silvana.
È’ proprio un avvistamento speciale perché “Lui” si cimenta nel medio formato, con una fantastica Yashica 124.. Bravo Emiliano continua così!!
Arrivederci! Se passate da queste parti venite al Fotoclub!
P.S. Vogliamo vedere anche Annalidia alle prese con una bella “meccanica”!

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Iseo, 26 agosto
Da Liverpool!! Alex, Sarah, Dion e Alison, quattro giovani turisti inglesi in vacanza sul nostro lago. Appassionati di fotografia analogica.
Alison porta una favolosa Olympus OM1….. Dion, una bellissima Pentax Spotmatic…
Cosa dire?…..Bravissimi, complimenti!! Viva la fotografia a pellicola!
Arrivederci ragazzi, scriveteci!

Iseo, 26 August
From Liverpool !! Alex, Sarah, Dion and Alison, four young English tourists on holiday on our lake. Analogue photography enthusiasts.
Alison brings a fabulous Olympus OM1….. Dion, a beautiful Pentax Spotmatic…
What to say? ….. Bravissimi, congratulations !! Long live film photography!
Goodbye guys, write us!

Un piccolo libro per l’estate

Piccolo ma insolito e interessante questo volumetto della serie “trucchi e passatempi fotografici” che parla di un mondo fotografico relativamente sconosciuto. Realizzare fotografie fantastiche, riprendere qualcosa di nuovo e mai visto, favole, fantascienza, avvenimenti surreali non può che affascinare il fotografo con una personalità creativa.
Gli americani, gente pratica, hanno coniato il termine Tabletop per quel genere di fotografia che ritrae oggetti posti sopra un tavolo. Naturalmente questa definizione è fortemente semplificata in quanto include anche una natura morta, per esempio, mentre fra la natura morta e la fotografia Tabletop vi è una differenza sostanziale: se nel primo caso un soggetto è ripreso nella sua dimensione e nella sua manifestazione abituale, nella fotografia Tabletop acquista una dimensione e un significato nuovo. Si crea, a piacimento, con i materiali e gli oggetti più svariati un mondo in scala, di cui si può disporre e che si può far apparire verosimile, usando sapientemente la macchina fotografica.


Buona lettura e buone vacanze!

Bergamo assolata…

Anche sotto il solleone… anche con molte vie deserte e gli abitanti rinchiusi in locali freschi o sulle spiagge… anche con il silenzio di certi giorni estivi di festa, la nostra amata Bergamo Alta resta sempre nel nostro cuore come un’antica nobildonna che osserva paziente lo scorrere del tempo e il cammino dei suoi abitanti. Le poche immagini riportate nella pagina a Lei dedicata, come pure tutte le immagini inserite nei tanti libri che ne parlano, non potranno mai riassumere l’atmosfera incantata di certi angoli che appaiono all’improvviso a coloro che percorrono le sue strade..


Angolo della cultura nel successo della mostra

Mentre la mostra del Fotoclub procede con soddisfazione degli organizzatori per il grande numero di complimenti ricevuti dai numerosi visitatori, in appendice, si è tenuta una conferenza, tenuta della nostra associata Serena Dolfi, sulla storia della via Donizetti facente parte della storica vicinia di S.Cassiano.


Il FotoClub Bergamo e Art2Night

E’ ormai un appuntamento tradizionale quello che vede la partecipazione della nostra Associazione alla manifestazione che, con numerose e interessanti iniziative, terrà svegli i Bergamaschi la notte del prossimo 7 Luglio.
Anche quest’anno infatti, rispondendo al gradito invito, il Fotoclub organizzerà una mostra collettiva in un ambiente storico e molto suggestivo esponendo per l’occasione una serie di fotografie con “effetti speciali” che non mancheranno di stupire, anche quest’anno, i numerosi visitatori.


Esperienze in Camera Oscura

Fa parte di quegli “effetti speciali” utilizzati dai grafici per rendere atmosfere particolari ad alcune immagini e i Soci del Fotoclub, in una delle serate di ritrovo, si sono cimentati anche in questa esperienza con ottimi risultati.


La cianotipia è un antico metodo di stampa fotografica caratterizzata dal tipico colore Blu di Prussia (il nome deriva dal greco antico kyanos, “blu”).
Lo scienziato e astronomo inglese Sir John Herschel inventò questo procedimento nel 1842, a pochi anni dal varo della fotografia da parte di William Fox Talbot in Gran Bretagna e Louis Daguerre in Francia.
Mentre i sistemi ideati da Talbot e Daguerre sfruttavano la fotosensibilità dei sali d’argento, il processo messo a punto da Herschel si basava su alcuni sali di ferro, precisamente il ferricianuro di potassio e il citrato ferrico ammoniacale. Questi due sali, mescolati assieme, sono molto sensibili e reagiscono quando posti di fronte alla luce di tipo solare. Frapponendo un negativo tra la luce ultravioletta e un foglio di carta su cui è stata applicata la soluzione ai sali ferrici, si produce un’immagine fotografica.
Il cianotipo è rimasto famoso nella storia della fotografia anche perché venne sfruttato pochi anni dopo la sua scoperta da Anna Atkins, considerata da molti la prima donna fotografa della storia. Lo stesso procedimento di stampa, grazie alla sua versatilità, è rimasto in uso, oltre che in fotografia anche come processo grafico per la riproduzione di disegni tecnici e di planimetrie, almeno fino agli anni quaranta del XX secolo. In queste applicazioni, sia pure nelle sue varianti, il procedimento ha preso anche il nome di cianografia o di “blueprint”.

L’intensa attività del Circolo


Hanno chiuso i battenti le due mostre che hanno visto esporre le opere dei nostri Soci sui temi: “Le Mura e Bergamo Alta“, una carrellata sulla nostra magnifica città, e “Millemiglia“, una raccolta storica di immagini sulla più bella gara automobilistica, che sarà arricchita in futuro da quelle riprese durante la manifestazione di quest’anno che si è svolta durante il periodo della mostra.

L’ottimo successo di pubblico registrato dalle due esposizioni sprona ancor di più il Circolo ad impegnarsi e all’orizzonte già si profila il prossimo impegno per Art2night in calendario per l’ormai prossimo sabato 07 luglio 2018. E già arrivano richieste per il 2019…

Bergamo Historic Gran Prix: un grande appuntamento

Domenica 27 Maggio 2018 storiche e prestigiose vetture da corsa son tornate in Città Alta per disputare la 13° edizione della Coppa Città di Bergamo (rievocazione storica del GP di Bergamo che vide trionfare Tazio Nuvolari su Alfa Romeo P3 nel 1935) nella formula Bergamo Historic Gran Prix collaudata con grande successo di pubblico.
Il Circuito delle Mura (m 2920), percorso anche quest’anno in senso orario, come nel 1935, parte da Piazza Cittadella, attraversa la porta del Pantano, scende dalla Boccola e, dopo il lungo rettilineo fino alla chiesa S.Agostino, passa l’impegnativa curva con cambio di pendenza, segue la salita del Viale delle Mura e poi la chicane della porta S.Giacomo seguita dal rettifilo di Santa Grata e, dopo la curva a 90° del Seminario, giunge al traguardo di Colle Aperto.
Hanno partecipato alla gara 80 selezionati bolidi d’epoca di assoluto pregio F1 e F Junior anni ’50-’60, ANTEGUERRA GP/SPORT e GTS/SPORT fino al 1975 delle case più blasonate: Ferrari, Alfa Romeo, Bugatti, Maserati, Porsche, Jaguar, Lamborghini, Aston Martin… importanti scuderie storiche, con la partecipazione di personaggi del mondo automobilistico sportivo e dello spettacolo.
Come ormai da tradizione, per rievocare i GP motociclistici sul circuito delle mura avvenuti negli anni ‘ 50, si sono disputate due manche dedicate alle moto da GP storiche pre 1975 con protagonista assoluto il nove volte campione del mondo Carlo Ubbiali.
Per i Soci del Fotoclub una ghiotta occasione per immortalare un evento internazionale con uno sfondo storico.

Mille Miglia in una sede particolare

In occasione dell’arrivo a Bergamo dell’edizione 2018 della storica gara, previsto per sabato 19 Maggio p.v., il presidente del Fotoclub Bergamo propone, in una personale ospitata in una sede particolarmente prestigiosa, le immagini più suggestive di passate edizioni sullo sfondo della nostra città.
N.B: Questa comunicazione necessita di un aggiornamento in quanto la Direzione dell’Ente Ospitante (Banca Intesa), verificato il grande interesse per l’esposizione riscontrato sia nella cittadinanza che nei frequentatori della Sede, ha deciso di prorogarne il termine al 29 Maggio p.v.

Il libro del mese: Elliott Erwitt – Kids

Elliott Erwitt, ha fatto la storia della fotografia mondiale attraverso i suoi scatti in bianco e nero ed è universalmente annoverato tra i grandi maestri della fotografia mondiale di tutti i tempi. Il suo stile inconfondibile, caratterizzato dal bianco e nero e dal carattere ironico, è sempre mosso da un unico grande dogma: l’osservazione come punto di partenza per la realizzazione di qualsiasi tipo di scatto, da quello per un fotoreportage, sino al personale, che Erwitt ha per lungo tempo eseguito con la sua celebre Leica M3.
FOTOGRAFIA ED IRONIA: – “Chiunque può diventare un fotografo con l’acquisto di una macchina fotografica, così come chiunque può diventare uno scrittore con l’acquisto di una penna, ma essere un buon fotografo richiede più che la semplice perizia tecnica. Basta poco per capire se qualcuno è dotato di senso di stile, senso della composizione e un grande istintività. Tuttavia, tutte le tecniche del mondo non possono compensare l’impossibilità di notare le cose”. Al centro della poetica dell’artista sta proprio l’anima della fotografia, ovvero l’osservazione. L’attenta analisi della realtà che lo circonda. Questo gli ha permesso di giocare e schernire, sempre in modo benigno, i difetti propri dell’essere umano, eliminando tutte le velleità aleatorie, per giungere alla vera sostanza. Il suo è un mondo gentile, forse un po’ troppo ottimistico e vagamente fuori dal tempo, nel quale non c’è mai spazio per violenza, guerre, crudeltà e dove non compaiono né quartieri degradati né dimore sontuose, ma dominano cani, bambini e famiglie numerose, mentre anche i personaggi famosi sono ritratti nella massima spontaneità.

Un “effetto” veramente speciale: stampa alla gomma bicromata

La “stampa alla gomma bicromata” è un processo che ha avuto la sua massima diffusione tra la fine ottocento e i primi anni del novecento.
Si tratta di un procedimento di stampa “a contatto” per cui il negativo deve avere la stessa dimensione dell’immagine finale che si vuole produrre. L’immagine si forma su un foglio di carta per acquarello dove viene stesa una miscela di gomma arabica, pigmento e materiale sensibile. Il foglio viene esposto, a contatto col negativo, ai raggi di una lampada UV (ma va altrettanto bene la luce del sole).
Le parti che prendono più luce, in corrispondenza delle trasparenze del negativo, si induriscono e diventano insolubili; mentre le parti che si trovano sotto le zone più dense del negativo rimarranno solubili in acqua, dove avverrà lo sviluppo vero e proprio dell’immagine. Sensibilizzando il foglio è possibile includere pigmenti di varia natura e colore, dare così maggiore o minore intensità cromatica, e, in seguito, intervenendo nella fase di sviluppo, si potranno schiarire le alte luci. Questo tipo di processo è la radicale negazione della “standardizzazione”: ogni immagine, realizzata rigorosamente a mano, è un unicum mai perfettamente riproducibile. L’immagine si arricchisce in modo graduale in dettaglio e profondità mediante la progressiva aggiunta di strati di pigmento che si ancorano alla carta grazie all’azione della gomma e del materiale sensibile. A ogni nuovo strato, l’immagine prende una diversa forma, spessore, tonalità mentre l’azione dell’acqua, che può essere variata per temperatura e movimento, eliminerà l’eccesso di materia rivelando, in modo singolare, le luci più intense. Anche il Socio Aldo Mapelli, autore delle immagini riportate, espone alla Mostra “Le Mura e Bergamo Alta” – Sala Manzù 18/30 Maggio 2018.

Effetto seppia à gogo!

Conosciamo tutti l’effetto visivo dal sapore un po’ nostalgico del viraggio in fotografia. Chi a casa non ha un album di famiglia o la classica scatola di cartone magari un po’ sgangherata perché piena di ricordi: cartoline, lettere e appunto di vecchie fotografie dai toni seppiati? Era, infatti, l’effetto seppia quello più diffuso fino agli anni cinquanta del novecento, viraggio, detto in gergo, che si otteneva tramite un apposito bagno effettuato in camera oscura.
Lo scopo, come sappiamo, prima di essere estetico, era pratico perché quel procedimento chimico, fermando l’ossidazione dei sali d’argento, garantiva una lunga vita alla stampa così ottenuta.
E’ per questo che quelle vecchie foto dei nonni conservate gelosamente sono ancora lì, belle e vivide, dopo ottanta, cento e più anni e chissà per quante generazioni ancora.
È in questo desiderio di riscoperta delle antiche tecniche di stampa che il nostro gruppo di lavoro, anche per divertimento, ha provato a ottenere su stampe recenti un risultato molto simile, paragonabile esteticamente al viraggio chimico vero e proprio, semplicemente mediante un’accorta velatura al tè – sì avete letto bene proprio al tè – eseguita alla fine – direttamente sulla stampa.
Suggeriamo, per chi volesse provare questa semplice tecnica di velatura, di eseguirla su carte politenate che sono protette da un sottilissimo velo plastico poiché su cartoncini baritati, l’uso di liquidi come il tè, sebbene totalmente naturali, potrebbe col tempo generare delle “macchie” indesiderate che condizionerebbero la perfetta conservazione della stampa stessa.
Insomma: prendetevi una buona tazza di tè, senza zucchero prego!
Pennello, mano ferma, concentrazione e.. buon lavoro!
N.B.: La digitalizzazione non rende giustizia del risultato ottenuto, un delicato “effetto seppia”, ben visibile invece sulla stampa dell’immagine di esempio, qui riportata, ripresa sul Lago di Endine.

Avvistamenti “analogici”

Un “avvistamento analogico molto particolare
Franco Mammana non ha bisogno di presentazioni. Un artista conosciuto e amato non solo nella nostra città, grazie alle sue opere che partecipano brillantemente a tante esposizioni e concorsi
nazionali e internazionali, con tantissime attestazioni.
Chi non conosce i suoi spettacolari aquiloni o i suoi bellissimi reportage? Franco è un amante della fotografia a pellicola e qui lo abbiamo beccato, pronto allo scatto, con una fascinosa Polaroid 250 perché, ovviamente, è anche un vero “polaroider”!
A Franco, un caloroso “Buona luce!!” dal Fotoclub Bergamo.

Documentare l’Urbanistica, l’Architettura e l’Ambiente urbano

Molte volte i Soci del nostro Fotoclub si sono impegnati nel riprendere angoli suggestivi o vedute particolari di costruzioni storiche o moderne, della nostra e di altre città, e, a volte, collaborando con le immagini ottenute a importanti pubblicazioni.


… e capita anche di dover documentare dei moderni scempi, delle vere violenze inferte al paesaggio urbano da costruttori e amministrazioni completamente insensibili all’atmosfera che tante località sanno dare come contributo alla qualità della vita. Così assistiamo attoniti alla costruzione, sotto il baluardo di San Giacomo ripreso prima in una vecchia foto, di un altro “mostro“. Questo, innalzato proprio in una zona dove, presumibilmente essendoci una particolare protezione in seguito al riconoscimento Unesco, ci si aspetterebbe di potere realizzare immagini molto significative sulle “opere di difesa veneziane”. Questa nuova costruzione potrà così ben fare compagnia al suo predecessore costruito in via Autostrada che fece scomparire da quella zona lo skyline, una delle vedute più belle e caratteristiche della nostra Bergamo.

Avvistamenti “analogici”

Un nuovo avvistamento “analogico”
Ecco Matilde, giovane studentessa milanese qui “intercettata” dai nostri amici in Città Alta, un sabato pomeriggio del gennaio scorso.
La sensibilità artistica respirata in famiglia l’ha portata a scoprire presto la fotografia analogica con la sua bella Olympus OM 10 -la vedete a tracolla- notevole reflex automatica a priorità di diaframmi degli anni ’80.
Matilde, ci ha parlato del desiderio di volersi cimentare nel magico mondo della camera oscura, per cui rinnoviamo l’invito a venirci a trovare al nostro foto club.
Ciao, a presto!

LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.