Le vie di Bergamo in festa

Trovarsi immersi in una festa, in un avvenimento particolare per un luogo comune è sempre una situazione ricercata da tutti i fotografi e anche i Soci del Fotoclub si trovano sovente “on the road” per una esperienza “documentativa”. E questa era la volta di due feste svoltesi nel mese di Ottobre in importanti vie del nostro centro cittadino: via Angelo Mai e via Giacomo Quarenghi… ma l’atmosfera che si respirava nei due casi è risultata esser però ben diversa.
In via Angelo Mai, c’era un’ambiente coloratissimo e vivace che a stento il nostro grandangolo da 28mm, montato sulla Contax S2 (solo meccanica), con difficoltà è riuscita a contenere.


In via Giacomo Quarenghi, la manifestazione, forse l’unica “calata” dall’alto con un programma roboante e con stimolanti attività culturali, comprendeva iniziative svoltesi per la gran parte di sera e in interni mentre la strada, pressoché inutilmente chiusa al traffico, rimaneva pochissimo animata e altrettanto poco frequentata, tanto che anche la nostra brava Contax 167 col 35/70 di Karl Zeiss, di tanto in tanto doveva essere incoraggiata.

Stampa immediata… Polaroid, che passione!


Il 28 Ottobre u.s, si è tenuto presso il nostro Circolo il “Polainstantday“, un seminario dedicato all’approfondimento delle possibilità artistiche legate alle riprese di fotografia istantanea. L’incontro ha visto partecipare, come docenti, due responsabili della Fiaf (Cristian Gelpi e Silvano Peroni) anch’essi appassionati di questo tipo di riprese mentre nell’aria aleggiava lo spirito del mitico Andy Warhol. Per i Soci presenti, oltre alla teoria, numerose e interessanti sperimentazioni con macchine Fuji e Polaroid sia a colori che in bianco e nero nei set approntati in due location indipendenti.

L’analogico come la Fenice… Bentornata Polaroid!

Si festeggia quest’anno l’ottantesimo anniversario della nascita di Polaroid, fondata da Edwin Land nel 1937, e, dopo i numerosi travagli e sperimentazioni che erano apparse a molti come il canto del cigno e dieci anni dopo lo stop alla produzione delle macchine fotografiche istantanee, Polaroid torna prepotentemente nel mercato. E lo fa attraverso “The Impossible Project” che, dopo l’acquisto del marchio da parte del suo maggiore azionista, cambia nome, si trasforma in “Polaroid Originals” e lancia la OneStep 2, la nuova versione della macchina fotografica che ha reso celebre Polaroid nel mondo.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un forte ritorno della fotografia analogica istantanea – spiega il 28enne Oskar Smolokowski, capo di Polaroid Originals e figlio di quel facoltoso Wiaczeslaw che nel 2012  investì nel progetto – questa crescente richiesta va ben oltre l’effetto nostalgia. Nel mondo di oggi, frenetico e digitale, un oggetto tangibile al di fuori dello schermo dello smartphone diventa un oggetto prezioso. Unico e impossibile da riprodurre”.

Polaroid Originals ripropone una macchina con gli stessi principi della Polaroid analogica del 1977 ma integrata da tecnologie attuali, con lo stesso semplice sistema “punta-e-scatta”, con una lente da 106mm dell’obiettivo fisso in policarbonato e acrilico con un range da 60cm a infinito, con un potente flash integrato, completo di un tasto per aumentare o diminuire l’esposizione, un comodo carica batterie via cavo USB, una batteria a lunga durata interna da 1.100 mAh (assente sul modello originale) e un timer per autoscatto. Come il predecessore, ha il grande pulsante rosso per lo scatto posizionato nella parte frontale e il logo dai colori arcobaleno che ha accompagnato la storia di Polaroid; ha una struttura sagomata ed ergonomica, cosa che fa venir voglia di fotografare qualsiasi cosa. Il dispositivo propone però un approccio alla fotografia che non ha nulla a che vedere con quello delle alternative digitali moderne. La fotocamera è pensata per essere contemporanea più che mai per la gente che ama ancora aspettare e scoprire la foto che si sviluppa pian piano e la sensazione vintage del controllo manuale e della pellicola si rivolge in modo specifico a chi preferisce il contatto con la stampa fisica alle immagini destinate a vivere su un display.
Inoltre ogni pacchetto base di pellicole è sufficiente per soli otto scatti, e ciò spinge a prestare particolare attenzione prima di premere l’otturatore; ogni volta che si preme il pulsante dell’otturatore, si innescano migliaia di reazioni chimiche per creare un’immagine reale e unica. Ogni scatto sarà stampato. È la bellezza delle Polaroid.
Il pacchetto di pellicole può essere ricaricato attraverso uno sportellino nella parte anteriore della fotocamera e possono essere caricate anche pellicole per le vecchie Polaroid.
E proprio con l’obiettivo di mantenere viva l’eredità, con un’iniziativa non priva di un suo tocco di poesia, Polaroid Originals commercializza anche le macchine d’epoca completamente ricondizionate,.
Con le OneStep 2, disponibili in varie versioni, è stata studiata anche una nuova generazione di pellicole, che “regalano la distintiva, sognante bellezza delle fotografie analogiche istantanee“, a colori, in bianco e nero e in una nuova gamma di edizioni speciali. L’azienda ha assicurato che gli scatti saranno sviluppati più rapidamente delle vecchie versioni e non servirà scuoterle perché si svilupperanno nascoste e protette dalla luce diretta.
Prezzi di macchine e pellicole si trovano sulle pagine del sito ufficiale.

Blow Up ovvero fotografia, realtà, illusione…

Nei film di Michelangelo Antonioni risulta particolarmente significativo l’utilizzo della fotografia: “Blow up” riflette proprio sul rapporto tra immagine visiva e realtà rendendo la fotografia parte attiva dell’intreccio.
Nel film, prodotto nel 1966, il regista analizza la problematica dell’interazione dell’uomo con il suo ambiente e quindi con la realtà. Il film è incentrato sull’ hic et nunc fotografico, che diviene per il fotografo uno stato allucinatorio nella fase di sviluppo.
Antonioni si interessa più che all’intreccio narrativo al meccanismo di fotografare e in particolare, a un passo del racconto che recita: “fra i molti modi di combattere il nulla, uno dei migliori è fotografare”.
Thomas (David Hemmings) è un fotografo di moda della Swington London degli anni ‘60. Cerca di esplorare la realtà utilizzando la macchina fotografica e rubando scatti a clochard, ubriaconi, hippies nei suoi vagabondaggi da perfetto flaneur.
Tuttavia non riesce mai a interagire con il reale perché i soggetti che fotografa diventano nel momento dello scatto puro materiale artistico, non sono altro che oggetti esterni, ombre, luci. Ma quando l’indagine del protagonista prosegue in un parco pubblico, dove scatta fotografie a una coppia, si scopre una realtà diversa. Se l’apparenza presenta un incontro idilliaco, nello sviluppo del materiale in camera oscura emerge qualcosa di misterioso e indecifrabile. Le foto svelano la presenza di un cadavere, ma ben presto l’immagine fotografica e il corpo svaniscono. Antonioni vuole narrare la vicenda di un uomo prigioniero del suo mondo, un inconcludente che non è in grado di cogliere il senso della realtà. Thomas ricerca infatti l’autentico ma non basta la riproduzione per capire la realtà, bisogna decifrarla. L’ingrandimento del dettaglio porta solo a una grande dispersione. I frammenti dimostrano l’inafferrabilità del reale. La riflessione del regista sulla fotografia si estende anche al cinema. Le due discipline artistiche hanno infatti in comune la “verosimiglianza”. Entrambe attingono dalla realtà per penetrare in un universo metafisico. L’immagine diventa pura illusione di corpi che non sono più in carne e ossa, ma evanescenti, riflessi di celluloide, una grande illusione visiva. Michelangelo Antonioni anticipa l’era postmoderna con un film che descrive la precarietà di una società liquida dove tutto è messo in discussione, anche ciò che l’occhio vede.

Da “Blow Up e l’immagine visiva” di Francesca Lampredi per FotoIt 10/2017

In libreria: raccolte di ritratti “speciali”

La storia del Novecento in 366 foto segnaletiche di persone famose. Tutto ciò che è accaduto dal 1848 a oggi è rimasto impigliato nella rete della “fotografia giudiziaria“: cantanti e attori, rivoluzionari e mafiosi, serial killer e terroristi, ladri, prostitute e capi di Stato. Bill Gates fermato per guida senza patente, Frank Sinatra per «seduzione di donna sposata», Martin Luther King per resistenza a pubblico ufficiale. E poi, ancora: Al Pacino, Lula, Fidel Castro, Sacco e Vanzetti, Vallanzasca, Pietro Pacciani, Stalin, Al Capone, Togliatti e Pertini, Mick Jagger ed Elvis, Jim Morrison, Sid Vicious, Michael Jackson, gli assassini di Lincoln e dei Kennedy, le vittime di Auschwitz e quelle dei gulag. Diviso equamente fra innocenti e colpevoli, “Accusare” mette in scena le zone d’ombra del nostro tempo, mostrando l’ambiguità della giustizia nell’epoca dell’immagine.
L’antropometria segnaletica nasce a Parigi nel 1882, quando Alphonse Bertillon mene a punto un nuovo sistema d’identificazione criminale, fondato sul ritratto fotografico
frontale e di profilo. Questo metodo per identificare le persone arrestate è diventato uno standard internazionale, necessario per mantenere la memoria di tutti coloro che hanno infranto la legge. Negli archivi delle polizie giudiziarie di tutto il mondo da oltre un secolo si accumulano milioni di “mugshots”, le foto segnaletiche con relativo numero d’identificazione, data e nome. Il volume raccoglie 250 ritratti di personaggi entrati nell’immaginario collettivo, da Sacco e Vanzetti ai Rosenberg, da Lucky Luciano a John Gotti, dalla saponificatrice di Correggio al mostro di Firenze, senza dimenticare alcune turbolente star del cinema e del rock, come Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jane Fonda. I profili di questi “presunti colpevoli” sono volti, sovente imperscrutabili, che tuttavia restituiscono concretezza a vicende dal movente spesso oscuro.

37° Concorso Nazionale di Fotografia


Un altro importante appuntamento autunnale per gli appassionati di fotografia e questa volta a livello nazionale è il Concorso Nazionale di Fotografia che si svolge ad Alzano Lombardo, presso il FotoClub Fantoni con il patrocinio del Comune, e che è giunto quest’anno alla sua 37° edizione. Di ottimo livello e sempre molto ben partecipato, il concorso si divide in due sezioni (b/n e colori) a tema libero, al quale ogni fotoamatore può partecipare con massimo di 4 stampe di formato 30×40. Anche alcuni Soci del nostro Fotoclub non hanno voluto mancare a questo incontro:
Dolfi Serena,

Mologni Ivan,

Nava Tiziano,
e Gotti Oliviero