F.C.B.: Scatti dal fronte mascherina (4^ parte)

Sconfiggeremo la pandemia!

“Parlo con gli occhi” – Modella: Roberta

di © Ivan Mologni

Ambientazioni in esterni di ritratto in pregevoli contesti urbani e architettonici. Ho voluto così inaugurare – e, per certi versi continuare con la serie “Scatti dal fronte mascherina” v. artt. F.C.B.: Scatti dal fronte mascherina (1^ parte); F.C.B.: Scatti dal fronte mascherina (2^ parte); F.C.B.: Scatti dal fronte mascherina (3^ parte)) – una stagione di ritratti in Primo Piano, Piano Americano e a Figura Intera.

Naturalmente, le modelle che posano per me indossano la mascherina, in osservanza del Decreto sulla sicurezza interpersonale (distanziamento sociale).

Per l’occasione, Roberta si è prestata ad essere fotografata durante questo periodo climatico particolarmente clemente che mi ha facilitato il compito. Da notare la simpatica mascherina riportante il motto “Parla con gli occhi”, particolarmente azzeccato, visto i suoi bellissimi occhi color smeraldo, particolarmente espressivi!

Per tutti gli appassionati di ritratto, ricordo l’importanza di procedere sempre con la messa a fuoco sugli occhi, dato che lo sguardo dell’osservatore cade fisiologicamente su di essi. Un attento trucco permette poi di valorizzare adeguatamente il volto.

Fate particolare attenzione alle luci che devono essere sempre di costruzione e morbide; infatti la luce diffusa è l’ideale nella fotografia di moda e di bellezza. Per donare una particolare tridimensionalità al soggetto ritratto, effettuate anche scatti in controluce, con il sole tra i capelli: è il sole, infatti, la migliore e più naturale fonte di luce da sfruttare! Infine, utilizzate una pellicola di sensibilità medio – alta come ad esempio la Kodak 160 Portra Professional, che offre una gamma perfetta per valorizzare l’incarnato già nel negativo: i risultati si vedono “ad occhio”.

Protagonista in alcuni scatti è il mio bassotto Kiko Pota che si è prestato per alcune pose ambientate.

Dati tecnici:

  • Reflex Contax Aria;
  • obiettivo 28/85mm F/3.3. Carl Zeiss con paraluce originale;
  • pellicola Kodak 160 Portra Professional sviluppata in C 41
  • carta fotografica FujiColor Crystal Archive Paper Supreme.

“F.C.B.: Vivi con noi l’esperienza qualitativa della pellicola!”

Le investigazioni del F.C.B. …

Riportiamo in questo articolo un intrigante ritrovamento del Foto Club Bergamo:

Il ritratto, in carta semi lucida e dalle tonalità calde, è stato realizzato dallo Studio Fotografico “Foto 900” in via Indipendenza nr. 20 a Bologna ed ha come protagonista un distinto signore di circa 30/35 anni, occhi chiari, tratti regolari, con cappello nero in feltro e papillon nero.

Lo scatto, presumibilmente risalente agli anni 40, è stato effettuato evidentemente da uno studio professionale, visto l’utilizzo di luci di schiarita sia a destra che a sinistra e le tonalità morbide, tipiche dei ritratti dell’epoca.

Infine un ultimo indizio: il messaggio in stilografica blu: “Ai miei nipoti Tilde e Renzo Rotilda” (almeno questa dovrebbe essere l’interpretazione della calligrafia).

Il Foto Club Bergamo continuerà con le “indagini”, in attesa di collaborazioni esterne per poter identificare il nome della persona raffigurata!

“F.C.B.: Investigatori dell’Analogico!”

Photographic Immagination

di © Ivan Mologni

Presento queste mie immagini eseguite con una gloriosa “Reflex”, la mia prima acquistata a Bergamo presso l’Ottica Gentili, in via Torquato Tasso, Bergamo che era il distributore del marchio Zeiss. L’apparecchio si chiama Zeiss Ikon SL 706 del 1972 e apparteneva alla stessa famiglia delle Icarex: stesso otturatore, stessa cassa e stessi comandi, ma differisce per la sagoma del cappuccio del pentaprisma e per la staffa del flash con contatto diretto. l’innesto degli obiettivi è del tipo tradizionale universale a vite 42×1, ma con simulatore di diaframma automatico.

La Zeiss Ikon SL 706, appena immessa sul mercato, uscì di produzione a causa della chiusura del reparto fotocamere della Zeiss Ikon. Il progetto della SL 706 viene invece ripreso dalla società Voigtlaender e presentata alla Photokina del 1974 con la sigla VSL 1. Poi, nel 1976, seguono i modelli VSL 2 e VSL 3 con innesto a baionetta.

Per motivi di affezione e avendo in collezione queste reflex, appunto la SL 706 e la VSL 1, ho voluto realizzare le foto che presento in questo articolo.

Gli obiettivi che ho usato sono:

  • Ultron 50 mm f/1.8 a vite per TM 7 lenti;
  • Skoparex 35mm f/3.4 a vite per TM 6 lenti;
  • Color Skoparex 25mm f/2.8 a vite per TM ignoto;
  • Super Dynarex 135mm f/4 a vite per TM 4 lenti;

Per informazione, ho usato sempre il 50mm f/1.8 con (in alcuni casi) i tubi di prolunga Zeiss di 13 mm, 20mm e 27mm.

Ma veniamo alle foto:

Fig. 1 – Uovo con morsetto (50mm + t.p. 13mm)
Fig. 2 – Chiave con uovo (50mm + t.p. 13mm)
Fig. 3 – Fili di saggina (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 4 – Omaggio alla Lira (50mm + t.p. 13mm)
Fig. 5 – Guanto (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 6 – Minuteria (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 7 – Presa + spina (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 8 – Collegamento elettrico (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 9 – Noci su fondo bianco (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 10 – Noci su fondo scuro (50mm + t.p. 20mm)
Fig. 11 – Composizione geometrica (50mm)
Fig. 12 – Ripostiglio artistico (50mm)

Illuminazione (in interni) dell’oggettistica considerata:

l’illuminazione è data da flash elettronici con lampada pilota della Bowens Monolith 800 E con accessari quali: ombrelli diffusori, bank, spot per effetti, vari pannelli riflettenti Lastolit.

Le riprese sono state eseguite in sincro-flash e il diaframma è stato determinato dall’esposimetro per flash Sixtronet della Gossen. Il diaframma scelto è f/11 per una qualità ottimale dell’ottica impiegata. La luce poi regolata con effetti particolari per evitare riflessioni parassite sui soggetti traslucidi e in alcuni casi riflettenti

Dati tecnici di ripresa:

Pellicola Kodak TMAX 100 ISO Prof, sviluppata in rivelatore TMAX 1 + 4 a 24 gradi per un tempo di 6′ e 15” (secondo tabella Kodak)

Stampa con DURST 605 Color – illuminazione alogena

Carta Ilford Multigrade lucida con chimici Ilford.

F.C.B.: Il tempo passa, i valori fotografici restano

I nostri amici e fedeli animali!

di © Ivan Mologni

E’ proprio così. I nostri beneamati li possiamo cogliere nelle pose più al naturale possibile comportandoci fotograficamente così: la nostra arma vincente è una grande pazienza e avere sempre velocità nello scatto.

Questi momenti “forse” irripetibili li possiamo cogliere spontaneamente. Un esempio sono le foto che seguono che trovo coinvolgenti e simpatiche, fresche.

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  1. “Intensi Sguardi” –  Kiko Pota in posa con il famoso chitarrista del complesso musicale dei “Monelli”, Gino Frigeni di Bergamo

 

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2. “Natalija & Aristide” – La fotomodella Natalija che ha posato per me con il gatto Aristide. La posa spontanea è equilibrata con ripresa dall’alto, con obiettivo grandangolare. I due “felini” in posa molto accattivanti e “stiracchiosi”

 

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3. La Civetta Molla” –  ritratta con bimba in manifestazione spontanea in costume di scena

 

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4. e 5. “I Protagonisti” – Una scena a me particolarmente cara. Nella fotografia 4 ci sono il bimbo e il cane; successivamente nella fotografia 5 è apparso anche il nonno in composizione. Queste fotografie, scattate in sequenza, vivono un particolare momento di tenerezza e di stupore del bimbo. Un’immagine che definisco “di strada”, fresca e accattivante, eseguita con teleobiettivo

micia Serena

6. “La  Miciona” – Qui è ritratta la fedele compagna della nostra Segretaria Serena Dolfi

“Non commettere la mostruosità di abbandonare il tuo animale. Sii degno di te stesso!”

Dati tecnici di ripresa:

  • foto 1: Contax Aria – Obiettivo Carl Zeiss con zoom f/3.3 – 28/85mm Distagon;
  • foto 2: Contax 167 MT – Obiettivo Carl Zeiss f/2.8 – 18mm Distagon;
  • foto 3: Contax 167 MT – Obiettivo Carl Zeiss con zoom f/3.3 – 28/85mm Distagon;
  • foto 4 e 5: Zeiss Ikon SL 706 – Obiettivo Carl Zeiss f/2.8 – 135mm Dinarex;
  • foto 6: Olympus XA Compact

Dati tecnici pellicole:

  • foto 1: Kodak Gold 200, sviluppata in C-41
  • foto 2: Kodak Portra  160, sviluppata in C-41
  • foto 3: Kodak Gold 200, sviluppata in C-41
  • foto 4 e 5: Kodak TX 400, sviluppata in Kodak d-76 1+1
  • foto 6: Kodak Gold 200, sviluppata in C-41

 

Prove di Still Life…

di © Riccardo Scuderi

Già il nostro Presidente Ivan Mologni ha avuto modo di approfondire l’argomento (vedi articolo: Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE), spronando i soci del Club a cimentarsi in questa stimolante tipologia di ripresa.

Spulciando tra alcune riviste degli anni ’80, mi sono imbattuto nelle opere del grande fotografo ungherese André Kertész, definito da Henri Cartier Bresson, come il padre della fotografia moderna e come una delle sue più grandi fonti di ispirazione. In particolare mi attirò una sua foto, splendida e dirompente nella sua semplicità:

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Allora la settimana scorsa, in cucina, con la luce radente che filtrava dalle tende della finestra ed utilizzando la luce di una lampada da comodino per cercare di delineare il più possibile le ombre, mi sono cimentato in alcuni scatti che vi propongo con piacere (cortesemente, siate clementi con i giudizi…):

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Dati tecnici:

  • Fotocamera: Leicaflex SL2 rigorosamente montata su treppiede Manfrotto
  • Obiettivo: Leitz Wetzlar Summicron 50mm f/2
  • pellicola: ILFORD FP4 – 125 ISO

Per lo sviluppo ho utilizzato i chimici della ILFORD

“Fotografia analogica: Sperimentare, Creare e …Godere!”

RITRATTI SMORFIOSI…

boccacce, sberleffi, smorfiacce!

di © Ivan Mologni

Ho fatto questa serie di scatti consecutivi con la modella Alice G.. Abbiamo iniziato questo gioco mimico, con scatti in continuo e le espressioni del viso in movimento, in varie interpretazioni.

L’illuminazione usata per questo tipo di fotografie di “beauty” rientra nel tema del ritratto. La luce deve essere morbida ed avvolgente per eventualmente minimizzare le piccole imperfezioni della pelle (non era questo il caso, visto il viso perfetto della nostra giovane modella!). La luce flash da studio è fornita da un soft-box posizionato frontalmente al soggetto con l’ausilio di un’altra fonte “ad ombrello”: vedere il riflesso luminoso negli occhi della modella.

Il fondo è nero e la modella è abbastanza distanziata, in modo da ottenere uno sfondo uniforme in tutti gli scatti.

Per la ripresa ho utilizzato la Reflex Contax S2A, interamente meccanica, con sincro lampo a 1/250. La pellicola è una Kodak 200 Gold negativa. L’obiettivo è un Sonnar 85mm f/1.2 della Carl Zeiss, il super luminoso “Re dei Ritratti“! La carta fotografica usata è marca la Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme – superficie lucida.

Questo per quanto riguarda la tecnica. Durante gli scatti, per creare la giusta atmosfera, è stata la stessa Alice a scegliere una musica appropriata di sottofondo. Dopo alcuni scatti seriosi, si è proseguito con smorfie, boccacce, sberleffi e linguacce. In totale sono 36 scatti eseguiti in sequenza rapida. Tra tutti, ho selezionato i 9 scatti per me maggiormente significativi.

Un consiglio finale: il fotografo deve dare sicurezza alla fotomodella, mettere il soggetto a proprio agio, rendendolo protagonista e partecipe, per avere sempre risultati ottimali e soddisfacendo sia il fotografo che la protagonista!

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“F.C.B.: il potere della gelatina argentica!”

Oggettistica: ripresa con bottiglie

di © Ivan Mologni

La 1^ foto in ripresa è leggermente zoomata, dando un’immagine quasi irreale. La luce è direzionale sulla destra, con ombre ben determinate a sinistra:

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le foto 2 e 3 sono stampate con vetro lavorato a contatto con la carta sensibile. Si evince dalle sperimentazioni l’effetto ottenuto:

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LA FOTO-GRAFICA (senza macchina fotografica!)

di  © Ivan Mologni

Con oggetti opachi, la Foto-Grafica – è illimitata!

Vi elenco, in sequenza, le sperimentazioni eseguite:

  • Autoritratto – viraggio in blu (P.A. 2/2):

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  • Antica serratura:

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  • Ciotola in vetro in composizione con diapositive:

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  • Ingranaggi, forbici e puntine:

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  • Anatomia al femminile:

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Tecnica: su carta contrastata, con luce diretta attraverso l’ingranditore per circa 30 secondi. Provare a sperimentare anche con tempi più lunghi.

Carta ILFORD Multigrade IV RC Deluxe Satinatafiltro magenta 90.

Fate vostro l’orgoglio del passato con la certezza del futuro

 

 

 

Natura Viva!

La mia mano sinistra….

di © Ivan Mologni

Si, ho messo in posa la mia mano sinistra con il 60mm Macro Carl Zeiss f/2.8. L

L’illuminazione, alta e laterale, mi soddisfa e penso, in futuro, di fotografare altre parti del mio corpo…..

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OGGETTISTICA E RITRATTO

di © Ivan Mologni

E’ da tempo che volevo fotografare uno strumento musicale raro e caratteristico. L’ho trovato mettendo in “posa”, su fondale nero e con la luce sia di effetto che in diffusione.

E’ la classica Zampogna Bergamasca. Nelle nostre Valli Orobiche è riconosciuta nel nostro idioma come “orghenì de cana“; cornamusa “baghèt“; piva “pia“; piffero “pìfer“, “böss“.

La reflex usata è una Contax RTS III, con obiettivo Carl Zeiss 60mm Macro f/2.8 S Planar. Pellicola usata Kodak TMAX 100, sviluppata dallo scrivente in chimici Kodak TMAX. Rivelatore diluito 1+4 a 24°; il tutto stampato su carta ILFORD Multigrade IV-RC Deluxe Satinata.

Pe quanto concerne la splendida modella Alice, indossa disinvoltamente il costume dei “baghetèr”, col “ol baghèt” e le ghette chiare. Illuminazione in diffusione. In questo caso ho usato l’obiettivo per ritratto Carl Zeiss Sonnar 85mm f/1.2 per gli scatti.

La serie di foto in dissolvenza (prima la modella con il volto nascosto dai capelli e poi con il volto scoperto) è un auspicio ed un augurio affinché tutti noi possiamo guardare il futuro con maggior ottimismo, superando il triste periodo legato al coronavirus.

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Sul ring del Fotoclub: Polaroid vs Fuji

Le prime fotografie erano considerate una magia. Regalarsi nell’era del digitale quella magia è un piacere che ogni appassionato di fotografia dovrebbe concedersi almeno una volta nella vita. Il fenomeno della fotografia istantanea sta prendendo di nuovo piede, dopo molti anni in cui è stato quasi totalmente eclissato e perciò anche il nostro Fotoclub, cui certo non manca una vetrina ad hoc, ha voluto dedicare ad essa alcuni incontri di approfondimento. Scelte per questo caso una POLAROID 636 TALKING CAMERA (prodotta nel 1995) e una FUJIFILM INSTAX WIDE 300 che, tra le “moderne” (anno produzione 2015) sembra essere quella che abbia adottato la stessa “filosofia”.
Le prime Polaroid, in commercio fin dal secondo dopoguerra, hanno fatto scuola, indicando una nuova strada per la fotografia.
La POLAROID 636 TALKING CAMERA è l’unica ad avere una simpatica caratteristica: registra fino a tre messaggi che possono essere ascoltati durante lo scatto, messaggi tipo “cheese. …sorridi…” o altro, una simpatica sorpresa per la persona che si desidera fotografare. Ad altoparlante spento, questa fotocamera funziona come un OneStep 600 standard, con messa a fuoco fissa e flash automatico. È incluso un obiettivo close-up scorrevole che tende a rendere le immagini ancora più morbide del solito. Benché commercializzata come una divertente fotocamera per scattare istantanee ravvicinate a feste e riunioni di famiglia, la qualità delle immagini è migliore quando ci si concentra su distanze più lunghe all’esterno in condizioni luminose. Ma proprio le caratteristiche dominanti di colore e la vignettatura causata dalla scarsa qualità delle lenti in plastica fecero delle macchine Polaroid uno strumento di espressione artistica: usata da Andy Warhol, amata da Helmut Newton, Nobuyoshi Araki ecc. divenne il simbolo di un’epoca.
Tecnicamente, come modello di fascia alta nella gamma Polaroid, è dotata di: – esposimetro di tipo cds con gestione automatica dei tempi di posa. – Obiettivo con lente in plastica ad elemento singolo e focale di 116mm dotato di aggiuntivo ottico incorporato close-up per le foto da distanza ravvicinata. – Messa a fuoco fissa. – Otturatore a controllo elettronico, con tempi di scatto da 1/4sec. a 1/200sec. – Cursore di compensazione manuale dell’esposizione (Darken/lighten) che consente la regolazione manuale della luminosità. – Flash automatico, comandato dalla fotocamera quando le condizioni di luce lo richiedono. – Tracolla in nylon. – Impiega pellicole formato 600 che si trovano facilmente in commercio. Dimensione pellicola 108x89mm. – Formato immagine 79x79mm..

Nell’era digitale la condivisione delle foto avviene oramai quasi esclusivamente su web ma a far tornare la voglia di foto stampate fu la Fujifilm, che aveva colmato il vuoto lasciato dalla chiusura di Polaroid nel 2007; oggi vanta un vasto assortimento di fotocamere a emulsione istantanea, le Instax, progettate per essere alla portata di tutti sia nell’utilizzo, semplice e intuitivo, che nel prezzo.
Nella FUJIFILM INSTAX WIDE 300 il peso è contenuto grazie all’abbondante uso di plastiche, che comunque risultano ben solide anche nell’uso spensierato e le misure (167.8 x 94.7 x120.9 mm.) sono dovute alle grandi dimensioni delle stampe. L’aspetto della Fujifilm Instax Wide 300 è molto “pro” e rievoca il design anni Settanta. I comandi sono pochi, intuitivi, facili da raggiungere e lasciano poco spazio alla creatività: si può solo decidere se sottoesporre oppure sovraesporre, oltre a poter attivare il flash di riempimento anche in condizioni di forte illuminazione; il flash non si può disattivare. La ragione è evidente: con un diaframma fisso a f/14 e con il tempo più lento di 1/64s, il flash è obbligatorio. Il diaframma così chiuso è utile per garantire la nitidezza anche con le solo due distanze di messa a fuoco disponibili: da 0.9 a 3mt e oltre 3mt. Un aggiuntivo serve per riprese ravvicinate fino a 40cm. e aiuta anche a controllare l’errore di parallasse dovuto al mirino fortemente decentrato rispetto all’ottica. Ma anche con soggetti molto lontani il mirino è decisamente approssimativo: ai bordi del fotogramma succede spesso di trovare qualcosa in più o in meno di quanto si vorrebbe.
La Fujifilm ha sempre prodotto ottime pellicole e le sue pellicole istantanee non fanno eccezione. Le Fujifilm Instax Wide sono nitide, contrastate e anche resistenti. Basta un panno morbido e, se pur strapazzate, le foto sono belle come appena scattate. Con i suoi ISO 800 la Instax garantisce immagini limpide, molto definite, colori vivaci e incarnato dei soggetti molto naturale. La nuova emulsione, inoltre, permette scatti a temperature tra i 5°C e i 40°C. e il processo di sviluppo e stampa impiega circa 4 minuti. Le Instax Wide colpiscono per le dimensioni dell’immagine 99x62mm (una moderna Polaroid Snap Touch stampa su 75x50mm, quindi circa il 30% più piccola). Come le classiche Polaroid, le foto hanno una cornice bianca ma anche per la Instax Wide la nota dolente è il prezzo, sempre piuttosto elevato.
Riassumendo le caratteristiche tecniche della fotocamera: – Due modalità di messa a fuoco: “normale” 0,9-3m, e “landscape” per foto paesaggistiche (>3m). – Lente Close-up per p.p. fino a 40 cm. – Velocità otturatore: 1/64 – 1/200sec. – Funzione controllo chiaro-scuro e retroilluminazione. – Flash automatico, si autoregola in base alla distanza e interviene non appena la luce diminuisce leggermente, visto il diaframma fisso a f/14 e un tempo più lento pari a 1/64s. – Dimensione pellicola 108x86mm. – Formato immagine 62x99mm.
E qui sono riportate alcune delle foto scattate con Laura, gentile modella, nei tre set predisposti per la seduta di sperimentazione.
E quindi, lunga vita alla fotografia istantanea! Una fotografia che non rischia di rimanere dimenticata nei meandri digitali di un hard disk. Una fotografia che magari possiamo personalizzare con una dedica sulla cornice bianca. Una fotografia che possiamo anche regalare, accendendo un sorriso che un selfie condiviso sui social non riuscirà mai a strappare.

Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE

STILL-LIFE è l’espressione inglese che si adotta per la fotografia dedita a rappresentare oggetti inanimati ed è equivalente all’espressione italiana di “natura morta” usata per la pittura.
La specifica tecnica fotografica presenta alcuni aspetti semplici ma è più difficoltosa di quanto possa sembrare a prima vista. In questo tipo di fotografia le variabili (costruzione dell’ambiente e uso delle luci) sono poche rispetto ad altre tipologie. Non conta per esempio la ricerca dell’”attimo” della fotografia sportiva o del reportage né la difficoltà di ricerca del punto di ripresa di un paesaggio o del gesto particolare per un ritratto e può sembrare quindi più difficile fare errori ma la conoscenza tecnica specifica per rendere “interessante” un oggetto fermo (still), inanimato, è spesso più complessa.
Non vi sono limiti di tempo per impostare l’inquadratura e la macchina fotografica ma vi sono una serie di passaggi che devono essere studiati durante la costruzione del set e prima dello scatto. Gli obbiettivi finali che si vogliono raggiungere possono essere diversi (p.es. mettere in risalto gli attributi più importanti degli oggetti fotografati o creare un significato concettuale o simbolico a un insieme) e perciò diverse sono le impostazioni delle attrezzature da utilizzare.
La fotografia STILL-LIFE è un ramo complesso e tecnicamente sofisticato, nel quale è fondamentale la capacità di “osservazione” e di “pazienza” di un buon fotografo; la “qualità” del risultato finale dipenderà poi molto dalla costruzione e dalla composizione del set di ripresa che saranno capaci di creare quegli speciali “effetti” molto richiesti nella pubblicità e apprezzati nell’arte contemporanea.
L’illuminazione e il controllo della luce sono sostanzialmente fattori determinanti dell’”ambientazione”; nel campo di ripresa, normalmente di piccole dimensioni, la corretta distribuzione di ombre, di riflessi e di effetti di luce devono perciò essere studiate con grande cura con l’utilizzo di specifici illuminatori. Ad esempio possono essere utilizzati “mini studi” fotografici compatti a forma di cubo e con un tessuto diffusore sui lati, un fondale intercambiabile all’interno e una o due luci all’esterno. La luce delle lampade (fotografiche a luce corretta) viene diffusa dal tessuto, rimbalza all’interno sui lati ed è riflessa, illuminando uniformemente la scena nella quale andranno posizionati al meglio gli oggetti. La trasparenza di oggetti in plastica o in vetro potrà poi essere enfatizzata con la scelta di una corretta “retroilluminazione”.
La capacità di creare interessanti giochi di luci e ombre, che mettano in risalto ancora di più i contorni dell’oggetto, è poi indispensabile quando si lavora con il bianco e nero. Non dimentichiamo il particolare effetto visivo che esso crea e il vantaggio di mettere in risalto l’oggetto della fotografia concentrando su di esso l’attenzione di chi guarda, che non viene distolta da nessun altro particolare dell’immagine.
Nel complesso, occorre un tocco di genialità in più rispetto a qualsiasi altro settore della fotografia. La foto di un oggetto inanimato può risultare più facilmente banale e priva di interesse rispetto a quella di un bel paesaggio o a quella di una coppia di sposi e quindi, se il tema di base potrebbe essere noioso, spetta al fotografo inserire quelle particolarità che la possono rendere degna di forte interesse.
Sta proprio qui la differenza tra un semplice scatto che si limita a immortalare un aspetto della realtà circostante e una foto che può invece essere definita artistica. La fotografia STILL-LIFE consiste quindi nel dare vita a ciò che è inanimato, rendere interessante qualcosa ritenuto normalmente banale, creare un’immagine che attiri l’attenzione e, al limite, ottenere una vera e propria opera d’arte.

La Polaroid è tornata!

A dire il vero, la Polaroid non era mai scomparsa ma ora è tornata la produzione con nuovi modelli ed è ripreso alla grande l’interesse per questo tipo di immagini che, è bene ricordare sono uniche e non replicabili. Non poteva mancare sull’argomento un’iniziativa del nostro Club che propone ai propri Soci uno speciale incontro in Sede per il prossimo 28 Ottobre, sabato, alle ore 15.00.

quei “Ritratti” necessari per decollare…

Molte giovani donne (ma non solo giovani e non solo donne) “transitano” nel mondo della fotografia perché necessitano di un “book”.. o di un “composit”. Questi sono i primi passi per avere una adeguata documentazione da presentare alle agenzie che potranno aprire loro le porte del mondo della moda, dei concorsi o della pubblicità. Un mondo che utilizza un proprio “gergo” fatto di inglese ma anche di “ingl-iano” di cui riportiamo un piccolo glossario.

glossario modelle 2

dalla nostra biblioteca: Alinari, i grandi maestri del ritratto

Alinari arriva a Roma con i Savoia — erano i fotografi di corte — con la creazione della capitale nel 1870. La storia e la presenza di questo nome — che poi grazie al Senatore Cini avrebbe assorbito un’altra “gloria fotografica” di Roma (l’archivio di lastre “Anderson” di oltre 40.000 pezzi) — si confondono quindi con oltre un secolo di vita di Roma (1870-1975). Negli anni ’80 è stato fondato a Firenze in Palazzo Rucellai il primo Museo di Storia della Fotografia in Italia (allora l’unico e uno dei quindici esistenti al mondo) con lastre e negativi storici (i più importanti che si conoscono con oltre 600.000 lastre), e circa 150.000 foto antiche.
libro Alinari immagine alinari 1 immagine alinari 2

Sempre volti nuovi in Sala Posa

Provini con Diana e Leslie in bianco e nero e a colori eseguiti con :
CONTAX RTS III con 50mm Planar, 85 e 135mm Sonnar e pellicola Kodak Portra 160 negativa, fondali Lastolit, Illuminatori Flash Bowens N.G.800 e poi con sviluppo C-41 e infine stampa su carta Crystal Archive Paper Supreme lucida. 
(vedi nei “ritratti”)

diana e leslie