Concerto Rock del complesso “Bepi & The Prismas”

di © Ivan Mologni

Tra i miei temi preferiti ci sono i concerti musicali, tenuti da vari interpreti. Il mio genere prediletto è la musica Rock, declinata da vari autori sia italiani che stranieri, ma sopratutto bergamaschi.

Non lo nascondo, è un tema difficile da interpretare per vari motivi. Il primo è quello di essere autorizzati a fotografare gli artisti. E’ meglio contattare molto prima gli organizzatori per potersi muovere senza problemi. L’ideale sarebbe stare sul palco, il più discretamente possibile per non disturbare l’evento ed eventuali riprese televisive, oltre che il pubblico presente.

Appena possibile cerco di conoscere anche il/i cantante/i per illustrare al meglio quello che intendo fare e il perchè delle fotografie.

La mia fortuna è stata conoscere di persona, alcune ore prima del concerto, l’interprete principale, da lì è nata subito stima ed empatia reciproca! Il complesso si chiama “Bepi & The Prismas”, al secolo Tiziano Incani E’ della Val Seriana (Rovetta – BG) ed è un cantautore in lingua bergamasca. Avendolo seguito in alcuni concerti (da tutto esaurito), è sempre con al seguito una folta schiera del suo Fan Club (vgs. “Il Bepi & The Prismas e il “Vava ’77” insieme in Piazza Pontida a Bergamo il 23 dicembre 2016 In Piazza Pontida, un’occasione unica e “Bepi con Van De Sfross insieme per l’Expo 2015Van De Sfross e Bepi insieme per l’Expo 2015)

Ma veniamo all’attrezzatura utilizzata abitualmente ai concerti durante le riprese dinamiche in scena o in palcoscenico: devono essere delle Reflex affidabili, ergonomicamente ben conosciute per poter essere molto veloce nell’esecuzione fotografica. La scelta in questo caso è caduta su due corpi Contax 167 MT a motore, con due obiettivi zoom, il 28/85mm e l’ 80/200 mm, unitamente al 18mm, tutti della Carl Zeiss.

Per scelta e per rispetto delle luci del palco, studiate “ad hoc” per ottenere risultati spettacolari, non uso mai il flash, ma mi servo di pellicole ad alta sensibilità di almeno 3200 ISO e, in questo caso, della Kodak TMax 3200 in bianco e nero, in automatismo a priorità di diaframmi. Per essere più reattivo possibile, mi muovevo a destra e sinistra del palco, avendo l’accortezza di girare dietro il palcoscenico per non “impallare” gli artisti in esibizione, cercando sempre la massima discrezione.

In alcuni scatti sono stato favorito in quanto l’artista, sapendo dove mi trovavo, a volte si girava a “favore di camera”.

In queste occasioni, sul palco si sta delle ore. Normalmente, per documentare un concerto, faccio all’incirca 120 scatti (!) Bisogna considerare anche la fatica di sostenere le attrezzature e vi assicuro che sotto i riflettori fa veramente un caldo torrido! Ma la Passione fa dimenticare le fatiche perchè quando poi si sviluppa e si stampa è sempre il “massimo della goduria”.

I contatti con l’artista proseguiranno, su appuntamento, per mostrare tutti gli scatti eseguiti e gli ingrandimenti selezionati. E’ sempre buona norma regalare alcune delle stampe preferite all’interprete musicale. Nel mio caso sono stato contraccambiato dal “Bepi” con alcuni suoi CD, con tanto di dedica su ognuno di essi. Lo stesso Bepi mi definisce simpaticamente “L’Ivan il Pellicoloso” per via delle mie “imprese” eseguite sempre in analogico! Anche nella foto ricordo che allego con il Bepi, con la grafica in uso ai concerti e la dedica su menzionata. A voi gli scatti:


Fotografare a teatro

di © Ivan Mologni

Di seguito presento anche alcune foto fatte in teatro, sempre in bianco e nero. In questo caso è ancora più difficile operare e fotografare per evidenti motivi: bisogna evitare scatti rumorosi, evitare i più possibile di muoversi davanti al pubblico e assicurarsi di essere il più discreti possibile.

In questo caso ho usato come attrezzatura di ripresa due corpi Contax G2 a telemetro, poichè lo scatto che producono è più “ovattato” (l’otturatore è centrale, senza lo specchio che “sbatte” come nelle Reflex). Gli obiettivi sono tutti Carl Zeiss: 21mm, 35/70mm e 90 mm. Le macchine erano “cuffiate” cioè in custodia per attenuare qualsiasi rumore. La pellicola è una kodak TMax 3200 Iso. Sviluppo e stampa effettuati dal sottoscritto.

I risultati sono quelli che ho selezionato e pubblicati di seguito. Come si nota la luce è tipicamente teatrale, morbida. La grana è molto contenuta e non disturba assolutamente la composizione… provare per credere!

Dati tecnici:

Concerto Rock

  • 2 corpi Contax 167 MT
  • obiettivi Carl Zeiss 18mm f/2.8 – 28/85mm f/3.3 – 80/200mm f/4
  • pellicola Kodak TMax 3200 Iso
  • Sviluppo in chimico TMax a 24° per 9 minuti e mezzo in diluizione 1 + 4 e agitazione 5” ogni 30”
  • stampa con ingranditore DURST 605, testa a colori su carta ILFORD semilucida con chimici ILFORD

Esibizione Teatro:

  • 2 corpi Contax G2 a telemetro
  • obiettivi Carl Zeiss 21mm f/2.8 – 35/70mm f/2.8 – 90mm f/2.8
  • pellicola Kodak TMax 3200 Iso
  • Sviluppo in chimico TMax a 24° per 9 minuti e mezzo in diluizione 1 + 4 e agitazione 5” ogni 30”
  • stampa con ingranditore DURST 605, testa a colori su carta ILFORD semilucida con chimici ILFORD – utilizzo tecnica di ” intonazione al the’ “

F.C.B.: Il Forum della qualità fotografica a pellicola!

Turisti per caso…ROCCA a Bergamo Alta

di © Ivan Mologni

Antica fortificazione, sorta sui ruderi del preesistente Campidoglio, ampliata da Re Giovanni di Boemia nel XIV secolo.

Nel 1512 subì gravi danni per lo scoppio della polveriera e per caduta di un fulmine. La Repubblica Veneta vi fece un arsenale e la Scuola d’Artiglieria. La Rocca serviva, nel passato,  come carcere.

Attualmente vi si trovano il Parco della Rimembranza, il Museo e la ricostruita chiesetta di Santa Eufemia, il tempietto cristiano più antico di Bergamo. Dal 21 giugno 1948, sotto il suo pavimento, riposano le gloriose spoglie dei volontari bergamaschi fucilati dagli austriaci il 16 aprile 1848 e traslati a Bergamo dal Castello di Trento, dove subirono l’estremo sacrificio. Il Parco della Rimembranza che recinge il mastio della Rocca è dedicato agli Eroi che diedero la vita nell’ultima Guerra di Liberazione. Dai parapetti della cinta si godono suggestive vedute sulla città e sui borghi (oltre che del mitico Stadio Gewiss, roccaforte dell’Atalanta F.C. 1907).

Nell’occasione è stato immortalato l’impareggiabile Kiko Pota, ambientato nel parco della Rocca.

Dati tecnici: tutte le fotografie sono state eseguite con la CONTAX TVS (al Titanio) con obiettivo Vario Sonnar T 28 – 56mm f/3.5 – 6.5 della Carl Zeiss. La pellicola usata è la Ektar 100 Color Negative Film world’s finest grain. Carta Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme – Lucida. Il chimico di sviluppo è il C – 41 Kodak.

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F.C.B.:” Fotografiamo insieme il nostro futuro”

F.C.B.: Scatti dal fronte mascherina (1^ parte)

di © Ivan Mologni

Un sentito ringraziamento di cuore e speranza alle “testimonial” che hanno posato per Ivan Mologni. Siamo sempre prudenti e coscienti: indossiamo le mascherine.

Hanno posato:

  1. Ivan (che, per l’occasione, è stato fotografato da Marzia Ceresoli)
  2. Serena & Kiko Pota
  3. Roberta (fotografata da Ivan Mologni)
  4. Tommy, Chiara, Ivan, Kiko Pota & Bussola (gruppo fotografato da Serena Dolfi)
  5. Bruna
  6. Marina
  7. Chiara con Tommy & Bussola
  8. Orsola & Angelica
  9. Cleò (fotografata da Ivan Mologni)

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Dati Tecnici:

  • Reflex: Contax Aria
  • Obiettivo: Carl Zeiss S. Planar 60 f/2.8
  • Flash: Contax TLA 30
  • Pellicola: Kodak Gold 200, sviluppata nel chimico originale C 41
  • Stampa: Carta  Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme Lucida

“F.C.B.: Voglia di fotografare e ricominciare”

Valle d’Aosta… terra di Castelli

di © Riccardo Scuderi

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E’ proprio vero: il coronavirus ha cambiato – e continuerà a condizionare ancora per molto – la nostra vita e, di riflesso, la nostra passione per la fotografia analogica.

Tempo fa anticipai al Presidente del Foto Club Bergamo, Ivan Mologni, un mio ambizioso progetto: fotografare tutti i castelli, le fortificazioni ed i borghi medioevali della Valle d’Aosta, dove ho la fortuna di lavorare. Da un primo studio dovrebbero essere più di 50!

L’idea è quella di sviluppare e stampare in formato 30X40, rigorosamente in bianco e nero, utilizzando la mia fedele Leicaflex SL2, corredata dal 50mm Leica  R Summicron f/2 e dal 135mm Leica R Elmarit f/2.8 a cui dovrebbe aggiungersi uno splendido 24mm Leica Elmarit f/2.8 in dotazione al Foto Club e che chiederò in noleggio (Caro Ivan preparati…).

Ho un grande desiderio di realizzare questo impegnativo progetto e spero, come dice sempre il nostro Presidente, che anche gli altri componenti del Foto Club Bergamo possano collaborare e dare ciascuno il proprio contributo artistico, storico e culturale.

FOTOCLUB BERGAMO: PER NOI LA FOTOGRAFIA E’ SOLIDARIETA’!

In attesa che arrivino tempi migliori, vi anticipo una serie di fotografie relative ad alcune fortificazioni della città di Aosta, scattate con la sempre presente Rollei 35 S.

Cari Saluti

 

” La nostra missione è la Fotografia Tradizionale”

Il Fotoclub Bergamo sulle pagine della stampa nazionale

FotoIT è la rivista mensile ufficiale della FIAF che si può ricevere divenendone soci e che si rivolge a tutti coloro che, oltre a fare fotografia, sentono la necessità di confrontarsi su questa forma d’arte per discutere, riflettere e apprendere. La rivista, che rappresenta da tempo un punto di riferimento per il mondo della fotografia amatoriale italiana, con una veste grafica dinamica e moderna, riporta numerose informazioni sul vasto mondo della fotografia in Italia. E’ un “periscopio” di ampio respiro dedicato a notizie di esposizioni, eventi culturali e sociali, recensioni di libri e articoli sui grandi maestri della fotografia. Vi sono poi delle rubriche dedicate a mostre, concorsi e alle attività svolte dai Circoli FIAF su tutto il territorio nazionale. E proprio non poteva mancare su questo importante mensile un articolo dedicato al Fotoclub Bergamo che da molti anni è divenuto Benemerito FIAF per le numerose attività svolte; sul numero di Ottobre di FotoIT si trova un’intervista al Presidente Ivan Mologni, che traccia la storia del Fotoclub, ed anche alcune delle immagini esposte alla più recente manifestazione in Città Alta.

Angolo della cultura nel successo della mostra

Mentre la mostra del Fotoclub procede con soddisfazione degli organizzatori per il grande numero di complimenti ricevuti dai numerosi visitatori, in appendice, si è tenuta una conferenza, tenuta della nostra associata Serena Dolfi, sulla storia della via Donizetti facente parte della storica vicinia di S.Cassiano.


LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.

Blow Up ovvero fotografia, realtà, illusione…

Nei film di Michelangelo Antonioni risulta particolarmente significativo l’utilizzo della fotografia: “Blow up” riflette proprio sul rapporto tra immagine visiva e realtà rendendo la fotografia parte attiva dell’intreccio.
Nel film, prodotto nel 1966, il regista analizza la problematica dell’interazione dell’uomo con il suo ambiente e quindi con la realtà. Il film è incentrato sull’ hic et nunc fotografico, che diviene per il fotografo uno stato allucinatorio nella fase di sviluppo.
Antonioni si interessa più che all’intreccio narrativo al meccanismo di fotografare e in particolare, a un passo del racconto che recita: “fra i molti modi di combattere il nulla, uno dei migliori è fotografare”.
Thomas (David Hemmings) è un fotografo di moda della Swington London degli anni ‘60. Cerca di esplorare la realtà utilizzando la macchina fotografica e rubando scatti a clochard, ubriaconi, hippies nei suoi vagabondaggi da perfetto flaneur.
Tuttavia non riesce mai a interagire con il reale perché i soggetti che fotografa diventano nel momento dello scatto puro materiale artistico, non sono altro che oggetti esterni, ombre, luci. Ma quando l’indagine del protagonista prosegue in un parco pubblico, dove scatta fotografie a una coppia, si scopre una realtà diversa. Se l’apparenza presenta un incontro idilliaco, nello sviluppo del materiale in camera oscura emerge qualcosa di misterioso e indecifrabile. Le foto svelano la presenza di un cadavere, ma ben presto l’immagine fotografica e il corpo svaniscono. Antonioni vuole narrare la vicenda di un uomo prigioniero del suo mondo, un inconcludente che non è in grado di cogliere il senso della realtà. Thomas ricerca infatti l’autentico ma non basta la riproduzione per capire la realtà, bisogna decifrarla. L’ingrandimento del dettaglio porta solo a una grande dispersione. I frammenti dimostrano l’inafferrabilità del reale. La riflessione del regista sulla fotografia si estende anche al cinema. Le due discipline artistiche hanno infatti in comune la “verosimiglianza”. Entrambe attingono dalla realtà per penetrare in un universo metafisico. L’immagine diventa pura illusione di corpi che non sono più in carne e ossa, ma evanescenti, riflessi di celluloide, una grande illusione visiva. Michelangelo Antonioni anticipa l’era postmoderna con un film che descrive la precarietà di una società liquida dove tutto è messo in discussione, anche ciò che l’occhio vede.

Da “Blow Up e l’immagine visiva” di Francesca Lampredi per FotoIt 10/2017

Il Club segnala…

Questo mese il Club segnala a tutti gli appassionati due bellissime riviste, in vendita nelle edicole, che riportano molti articoli interessantissimi; tra questi, la storia e le immagini del marchio più venduto al mondo, la storia e l’utilizzo del “medio formato” e del collodio umido (che saranno oggetto prossimamente di discussione e sperimentazioni presso il nostro Club). Buona lettura!


Pellicola… e la fotografia analogica vive

Lentamente, ma sempre più frequentemente, anche la stampa non specializzata prende nota e riporta con vari titoli nei propri articoli l’esistenza di quella insostituibile realtà che è la nostra, cara fotografia analogica.

 

Lo hanno ben capito le ditte produttrici di pellicole che continuano a produrne vari e sempre nuovi tipi. Per tutti gli appassionati, estratto dall’almanacco di Fotografare – Estate 2017, riportiamo perciò di seguito tutti i tipi di pellicola disponibili in commercio e che si possono acquistare nei migliori negozi di articoli fotografici.

Foto digitale, troppo forte la tentazione di alterare la realtà

Scatto con ritocco

Da Steve McCurry agli scandali del World Press Photo, nella fotografia ci siamo ormai assuefatti al mondo edulcorato dello “storytelling”?

mccurryPer una volta sono stati gli italiani ad abbattere il mostro sacro. Da circa due mesi il fotografo americano Steve McCurry si sta giocando una carriera ultradecennale e piena di onori perché “pizzicato” nell’ultimo scandalo di fotoritocco che ha investito il mondo della fotografia. Il primo ad accorgersene è stato il fotografo Paolo Viglione, che visitando una mostra di McCurry ha notato che un particolare non quadrava in una foto scattata a Cuba: dalla gamba di un personaggio minuscolo sullo sfondo, appena visibile, spuntava un palo giallo. Si è avvicinato alla fotografia e il trucco è stato chiaro: il palo, che nella foto era vicino all’uomo, probabilmente nell’originale era dietro o davanti a lui, e qualcuno ha usato Photoshop per separare le due figure: la regola numero uno quando si fotografa un soggetto è non fargli uscire un palo da sopra la testa. Peccato che in questo caso il tecnico del laboratorio di McCurry abbia pasticciato lasciando indietro parte della modifica. Tornato dalla mostra, Viglione scrive sul suo blog della scoperta e posta online la foto del particolare incriminato. Leggendo i suoi post successivi si capisce che non aveva la più pallida idea della valanga che stava per generare. Prima centinaia e poi migliaia di appassionati hanno letto il post e hanno notato, anzitutto, che nel particolare della foto cubana il palo non era l’unico elemento che non quadrava. Altre parti della foto, come per esempio i mattoni dei muri, sembravano riprodotti con il “timbro clone”, il famigerato strumento di Photoshop che permette in pratica di spostare oggetti da una parte all’altra dell’immagine ricostruendo digitalmente il buco (quando una foto è photoshoppata, il timbro clone c’è sempre).
“All’inizio queste goffissime lavorazioni in Photoshop riguardavano dettagli microscopici, poi è iniziata tra gli utenti di internet una caccia all’errore da settimana enigmistica, e ha iniziato a saltare fuori ben altro. Moltissime foto sono terribilmente manipolate, con elementi cancellati, cose e persone spostate da una parte all’altra”. In una foto in cui un uomo spinge un carro con sopra alcuni passeggeri sono state eliminate due persone e diversi elementi sullo sfondo sono spariti. In un’altra, alcuni ragazzini sono ritratti mentre inseguono una palla da calcio sotto la pioggia e a uno di essi viene aggiunto un braccio che era rimasto fuori dall’inquadratura originale. Insomma, foto notevolmente ricostruite, che man mano che andava avanti la caccia all’errore diventavano sempre più numerose. Lo scandaluccio blogghettaro si è trasformato in una sensazione prima italiana e poi mondiale.

Leggi l’intero articolo a cura di Eugenio Cau per “il Foglio”

Rivolta analogica. Una bella segnalazione…

Carissimi, … segnalo un servizio interessantissimo de “Il Foglio” che ho scovato in rete, risalente alla primavera scorsa.
Non c’è molto da aggiungere, anche se, secondo me, l’autore denuncia involontariamente un sottile stupore e una contraddizione di fondo per questa “riscossa” dell’analogico perchè, se il fenomeno sembra stia assumendo i toni di una velata rivolta comportamentale tra le nuove generazioni, si parla infatti di Millenials e di generazione Zero, verso i consumi imposti con le nuove tecnologie digitali, e quindi sociologicamente non giustificabile come una tardiva, nostalgica reazione di qualche lupo solitario, allora questa tendenza non potrà esaurirsi facilmente in una “Moda passeggera”.
Nell’ambito fotografico ci auguriamo che anche le Case raccolgano questi continui segnali e tornino a costruire macchine fotografiche a pellicola, che oggi non sono più prodotte a eccezione dell’inarrivabile, leggendaria Leica M.
Pertanto, se questa potenzialità fosse recepita dai costruttori, assisteremmo molto probabilmente, come nel caso del vinile, ma aggiungerei anche quello ancor più emblematico degli orologi meccanici, dati per spacciati già quarantanni fa, a una rinnovata e duratura richiesta di mercato di attrezzature fotografiche analogiche.
Infine anche un invito a tutti noi che amiamo la fotografia “argentica” da sempre, a non limitarci a guardare indietro, accontentandoci talvolta di un rispettabile lavoro di testimonianza del Passato ma anzi, a “riscoprire” l’attualità – hic et nunc – dell’analogico in tutte le sue declinazioni espressive e tecniche che si tornano vere anche grazie a una nobile ribellione che inaspettatamente cova sotto la cenere creata dall’omologazione tecnologica.
Colgo l’occasione per inviarvi anche i più cordiali saluti e gli auguri di Buon Natale.

L’articolo:

Rivolta analogica

Tornano le pellicole, le Polaroid, i rullini, i vinili e la carta. Gesti, profumi e ricordi che rischiano di invertire le regole dell’innovazione.
vinileNel Regno Unito le vendite di vinili la settimana scorsa hanno superato per la prima volta i download digitali. La risurrezione dei vinili (e delle macchine fotografiche a pellicola, delle polaroid, dei libri di carta…) è un fenomeno che nessuno si attendeva nel bel mezzo della rivoluzione digitale. E’ in corso una rivolta analogica? …

da Business of Fashion: il grande ritorno della pellicola!

Analogico alla riscossa!! Chissà perché la notizia non ci sorprende più di tanto… forse perché da tanto tempo sosteniamo l’unicità e le particolarità del lavoro in analogico e il riconoscimento da parte di grandi professionisti dell’immagine è solo una conferma in più del nostro, da sempre, modo di pensare.
Si trova in rete, a questo link, un articolo della rivista globale “Business of Fashion”, che è il magazine di riferimento internazionale della vasta rete imprenditoriale nel mondo della Moda; è un articolo che potrebbe essere ritenuto “clamoroso”… pubblicato la scorsa estate, testimonia, attraverso il parere di autorevoli guru, la tendenza in atto, sempre più diffusa, dell’utilizzo entusiastico della pellicola da parte dei giovani professionisti nella fotografia di Moda.

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Il sottotitolo : Fotografi di Moda: Ritorna la pellicola. In un’epoca di immagini digitali onnipresenti, diversi fotografi di moda, emergenti ma già in rapida affermazione, hanno utilizzato per le loro riprese la pellicola analogica e ciò per differenziare il loro lavoro, recuperare il controllo del loro mestiere e trovare un ritmo più umano.
alcune considerazioni all’interno del lungo articolo: – “La moda riscopre la possibilità e la qualità della fotografia a pellicola…”; – “La fotografia digitale è più nitida e più pulita, cattura un sacco di informazioni, ma è fredda; la pellicola dà meno informazioni ma più emozioni. E che cosa ci sta a cuore, informazioni o emozione? Abbiamo a cuore l’emozione. Si può piangere guardando un provino a contatto…”; – “…c’è un appello ribelle che vuol costringere le cose a rallentare; la pellicola aiuta a mantenere la creazione di immagini a un ritmo più umano, che è una parte integrante delle immagini”;  – “…giovani fotografi sono riusciti a sviluppare un proprio punto di vista e ciò può capitare solo lavorando con la pellicola”.
Un articolo veramente interessante, di cui suggeriamo la lettura, e che fa riflettere sul nostro impegno che ben si riflette nelle illuminanti parole di Gustav Mahler: “Tradizione significa conservare acceso un fuoco, non adorare le ceneri“.

Peter Lindbergh, il poeta del glamour

Gli scatti di Peter Lindbergh, oggi 71enne, autore di vari Calendario Pirelli e del prossimo 2017, negli anni ’90 hanno segnato un cambiamento culturale, un modo nuovo di percepire la donna e la femminilità perché nei suoi scatti ha sempre voluto catturare il talento (“mi seduce più della bellezza”, ha più volte dichiarato). Una mostra a lui dedicata a Rotterdam dall’indicativo titolo: “Peter Lindbergh: A Different Vision of Fashion Photography” (10 settembre-12 febbraio 2017) racconta l’avvento di quel mondo a chi non l’ha vissuto o ne ha appena sentito parlare. Per il suo modo di rappresentare la femminilità, Peter Lindbergh è stato definito il poeta del glamour.
fonte: articolo di Gianluca Bauzano per “Sette”

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David Burnett e la foto sportiva

Molti grandi fotografi si sono cimentati con eccellenti risultati anche in quella speciale branca della fotografia tesa a immortalare il gesto atletico, la dinamica, la concentrazione ovvero la velocità e la plasticità delle persone impegnate in uno sport. Così David Burnett come ricordato in un recente articolo di Chiara Mariani apparso su “Sette”.

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Ciripiripi story

Molti appassionati di fotografia ricorderanno gli spot pubblicitari della KODAK negli anni ’90 in cui compariva come personaggio il piccolo CIRIPIRIPI nelle vesti di un simpatico alieno con occhialoni da aviatore in stile Barone Rosso…. in un recente articolo la storia dell’uomo (Davide Marotta) che stava dietro quelle immagini..

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George Shiras, il pioniere americano della “caccia fotografica”

Mentre la caccia tradizionale vede sempre più ridursi i propri appassionati (anche perché il numero di “doppiette” rischiava di diventare superiore al numero delle prede), la “caccia fotografica” vede sempre più aumentare i propri appassionati. La fatica degli appostamenti e le ore di ricerca, immersi nella natura, vengono ricompensate da immagini di animali selvatici che molti giovani non hanno mai avuto, e mai avranno, la possibilità di vedere nel loro ambiente naturale. Ma le tecniche di ripresa di questa specialità, soprattutto nell’ambito del notturno, non sono alla portata di tutti; e coloro che per primi, con grandi fatiche, mezzi artigianali ed enorme fantasia, l’hanno sperimentata e divulgata meritano un grande rispetto e riconoscenza. Maestro tra questi il fotografo George Shiras, alcune opere del quale sono ora in esposizione ora a Roma.
Fonte: Chiara Mariani per “Sette”.caccia fotografica

Sguardi femminili: Julia Margaret Cameron e Margaret Bourke-White

sguardi femm 1Il Fotoclub Bergamo, come sempre attento a ciò che viene pubblicato su giornali e riviste relativamente all’argomento oggetto della sua passione, segnala questa volta un interessante articolo di Livia Salvi apparso sul numero

attualmente in distribuzione di InfoSostenibile :

Julia Margaret Cameron, Margaret Bourke-White e il loro contributo alla Storia della Fotografia
L’invenzione della fotografia segnò un’epoca: era l’inizio dell’Ottocento e la riproduzione di immagini fino a quel momento era una prerogativa della pittura.
La nuova tecnica sconvolse e divise l’opinione pubblica: c’era chi sosteneva che avrebbe sostituito il disegno, chi la temeva considerandola addirittura immorale e chi invece salutava il nuovo mezzo come la più grande invenzione del secolo.
Certo, la fotografia degli albori era molto diversa da come la conosciamo oggi: i dagherrotipi richiedevano tempi di posa lunghissimi ed erano pesanti lastre di rame argentato sulle quali l’immagine appariva come un’ombra; venivano chiamati anche “specchi della memoria” ed erano pezzi unici, non riproducibili.
In molti si dedicarono alla sperimentazione e alla ricerca, e nel giro di alcuni decenni la tecnica venne notevolmente migliorata: si lavorò per ottenere maggiore fotosensibilità al fine di ridurre i tempi, per produrre più copie con una buona definizione e per stampare su carta. Lo sviluppo della tecnica ampliò le possibilità del mezzo e, dopo la metà del secolo, i fotografi iniziarono a esplorare nuove possibilità creative.
Quando Julia Margaret Cameron (1815-1879) ricevette in dono dalla figlia il suo primo apparecchio fotografico era il 1863;… Continua a leggere

Pota!

Pota! … non è solo un’esclamazione..

Il POTA è uno sviluppo … che più morbido non si può!
Si prepara con 1,5 gr di Fenidone e 30 gr di sodio solfito anidro in un litro di acqua distillata. Si adopera e poi si butta via perchè non dura. I risultati di questa accoppiata non hanno uguale sia per finezza di grana che per acutanza, anche se la sensibilità della TP 2415 è di 25 ASA. Se l’ottica è buona, un ingrandimento dal 24×36 su carta 18×24 cm è indistinguibile da un 18×24 cm ottenuto per ingrandimento da un 6×9!
La Kodak, oltre a vendere la pellicola, vende il Technidol LC, che ha caratteristiche molto simili al POTA. Alcuni preferiscono sviluppare la 2415 in POTA per 12′ anzichè per i 10′ consigliati.

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Aiuta FILM Ferrania a costruire la fabbrica del futuro

Un recente articolo apparso sulla rivista “Reflex” titolava :”Film Ferrania, la sopravvivenza della pellicola ha bisogno del tuo aiuto”.
(Leggi gli articoli cliccando qui Reflex su Film Ferrania). Ciò non poteva non sollecitare l’attenzione del nostro circolo e, come segnalato nell’articolo, abbiamo visitato il sito di Klicstarter. Il sito è dedicato alla raccolta di fondi per progetti di respiro internazionale e, per il nostro caso, riporta una presentazione veramente significativa :
“Siamo FILM Ferrania e qui in Italia stiamo cercando di costruire un nuovo tipo di fabbrica di pellicola per la fotografia e il cinema. Condizione necessaria per essere sostenibile nel lungo termine è questa fabbrica sia autosufficiente ossia riesca a produrre pellicola a colori esclusivamente a partire dalle materie prime. Naturalmente abbiamo un piano affinché questo possa avvenire, ma ci serve il vostro aiuto per superare un ostacolo abbastanza serio. Abbiamo scelto come nostra sede operativa l’edificio che fu il centro ricerca e sviluppo di Ferrania (L.R.F.) e che contiene una versione in miniatura della linea di produzione della pellicola. Il nostro team ha lavorato per oltre un anno per ripristinare e reingegnerizzare questo edificio per renderlo di nuovo produttivo. Il problema è che con l’apparecchiatura in questa configurazione produrre pellicola solamente in piccole quantità e ad un costo piuttosto alto. Per questo motivo abbiamo concepito un progetto ambizioso per una nuova fabbrica che ci consentirà di produrre pellicola a costi più ragionevoli in linea con le richieste che ci stanno arrivando da tutto il mondo….
Un po’ di storia.  Ferrania ha prodotto pellicola sia per il cinema che la fotografia fin dal 1923 in provincia di Savona, nel nordovest dell’Italia. Ferrania ha prodotto principalmente pellicole 35mm e 120 per uso amatoriale ma anche fotocamere a basso costo che divennero molto popolari in Italia come accadde per Kodak negli Stati Uniti. Il nome di Ferrania è tuttavia principalmente associato col cinema. Fellini, De Sica e Antonioni realizzarono molti dei loro capolavori con pellicola Ferrania, così come la maggior parte dei film italiani realizzati tra il 1923 e il 1965. Tra il 1964 e il 1999, Ferrania fu sotto il controllo della multinazionale 3M e le vendite delle pellicole proseguirono principalmente utilizzando vari altri marchi di tutto il mondo. Dopo l’uscita di 3M, Ferrania, dismise progressivamente il settore della produzione della pellicola fino ad arrivare al 2010 quando gli impianti furono spenti definitivamente. Nel 2012 i nostri fondatori, Nicola e Marco, bussarono alla porta della fabbrica e la nuova azienda FILM Ferrania, così nominata in omaggio all’azienda originale del 1923, fu pronta a continuare la tradizione Ferrania nel settore fotocolor. Per la storia completa leggete “A Brief History of Ferrania” sul nostro sito web…”
Leggi per intero quanto riportato nel sito cliccando qui ANCORA 100 ANNI DI PELLICOLA ANALOGICA.

Il FOTOCLUB BERGAMO ha aderito all’iniziativa (ed avrà il proprio nome riportato tra i “fondatori”) ed invita tutti i suoi soci e simpatizzanti a fare altrettanto.