Street Photography con il 135mm? Si può!

di © Riccardo Scuderi

Se le tue foto non sono abbastanza buone è perché non sei abbastanza vicino, questo era il mantraRobert Capa, il mitico reporter di guerra (v. artt. I famosi “provini a contatto” della Magnum; LEICA nella storia e non solo…; Gli insegnamenti dei Grandi Fotografi).

Il bello dell’arte fotografica, però, è che ti permette di infrangere volutamente le regole per provare nuove esperienze di scatto.

Ecco perché, durante un’uscita fotografica ad Aosta senza una meta precisa, ho deciso di portarmi come corredo solo l’obiettivo Leica Elmarit R 135mm f/2.8, montato sulla Leicaflex SL2: devo dire che è una focale molto accattivante che ti apre ad un modo diverso di fotografare, costringendo a focalizzarti sui particolari, “giocando” con lo splendido sfocato che questa lente sa offrire. E’ un modo di fare “fotografia di strada” (o di paesaggio) diverso dai canoni tradizionali ma, secondo me, altrettanto valido e stimolante!

Dati tecnici di sviluppo:

  • pellicola: Kodak TMAX 400 Professional
  • Sviluppo: Rivelatore Kodak D-76, utilizzato senza diluizione per 8 minuti a 20 °C; 5” di agitazione ogni 30”

“F.C.B.: un bravo Fotografo è colui che sa infrangere le regole!”

Concerto Rock del complesso “Bepi & The Prismas”

di © Ivan Mologni

Tra i miei temi preferiti ci sono i concerti musicali, tenuti da vari interpreti. Il mio genere prediletto è la musica Rock, declinata da vari autori sia italiani che stranieri, ma sopratutto bergamaschi.

Non lo nascondo, è un tema difficile da interpretare per vari motivi. Il primo è quello di essere autorizzati a fotografare gli artisti. E’ meglio contattare molto prima gli organizzatori per potersi muovere senza problemi. L’ideale sarebbe stare sul palco, il più discretamente possibile per non disturbare l’evento ed eventuali riprese televisive, oltre che il pubblico presente.

Appena possibile cerco di conoscere anche il/i cantante/i per illustrare al meglio quello che intendo fare e il perchè delle fotografie.

La mia fortuna è stata conoscere di persona, alcune ore prima del concerto, l’interprete principale, da lì è nata subito stima ed empatia reciproca! Il complesso si chiama “Bepi & The Prismas”, al secolo Tiziano Incani E’ della Val Seriana (Rovetta – BG) ed è un cantautore in lingua bergamasca. Avendolo seguito in alcuni concerti (da tutto esaurito), è sempre con al seguito una folta schiera del suo Fan Club (vgs. “Il Bepi & The Prismas e il “Vava ’77” insieme in Piazza Pontida a Bergamo il 23 dicembre 2016 In Piazza Pontida, un’occasione unica e “Bepi con Van De Sfross insieme per l’Expo 2015Van De Sfross e Bepi insieme per l’Expo 2015)

Ma veniamo all’attrezzatura utilizzata abitualmente ai concerti durante le riprese dinamiche in scena o in palcoscenico: devono essere delle Reflex affidabili, ergonomicamente ben conosciute per poter essere molto veloce nell’esecuzione fotografica. La scelta in questo caso è caduta su due corpi Contax 167 MT a motore, con due obiettivi zoom, il 28/85mm e l’ 80/200 mm, unitamente al 18mm, tutti della Carl Zeiss.

Per scelta e per rispetto delle luci del palco, studiate “ad hoc” per ottenere risultati spettacolari, non uso mai il flash, ma mi servo di pellicole ad alta sensibilità di almeno 3200 ISO e, in questo caso, della Kodak TMax 3200 in bianco e nero, in automatismo a priorità di diaframmi. Per essere più reattivo possibile, mi muovevo a destra e sinistra del palco, avendo l’accortezza di girare dietro il palcoscenico per non “impallare” gli artisti in esibizione, cercando sempre la massima discrezione.

In alcuni scatti sono stato favorito in quanto l’artista, sapendo dove mi trovavo, a volte si girava a “favore di camera”.

In queste occasioni, sul palco si sta delle ore. Normalmente, per documentare un concerto, faccio all’incirca 120 scatti (!) Bisogna considerare anche la fatica di sostenere le attrezzature e vi assicuro che sotto i riflettori fa veramente un caldo torrido! Ma la Passione fa dimenticare le fatiche perchè quando poi si sviluppa e si stampa è sempre il “massimo della goduria”.

I contatti con l’artista proseguiranno, su appuntamento, per mostrare tutti gli scatti eseguiti e gli ingrandimenti selezionati. E’ sempre buona norma regalare alcune delle stampe preferite all’interprete musicale. Nel mio caso sono stato contraccambiato dal “Bepi” con alcuni suoi CD, con tanto di dedica su ognuno di essi. Lo stesso Bepi mi definisce simpaticamente “L’Ivan il Pellicoloso” per via delle mie “imprese” eseguite sempre in analogico! Anche nella foto ricordo che allego con il Bepi, con la grafica in uso ai concerti e la dedica su menzionata. A voi gli scatti:


Fotografare a teatro

di © Ivan Mologni

Di seguito presento anche alcune foto fatte in teatro, sempre in bianco e nero. In questo caso è ancora più difficile operare e fotografare per evidenti motivi: bisogna evitare scatti rumorosi, evitare i più possibile di muoversi davanti al pubblico e assicurarsi di essere il più discreti possibile.

In questo caso ho usato come attrezzatura di ripresa due corpi Contax G2 a telemetro, poichè lo scatto che producono è più “ovattato” (l’otturatore è centrale, senza lo specchio che “sbatte” come nelle Reflex). Gli obiettivi sono tutti Carl Zeiss: 21mm, 35/70mm e 90 mm. Le macchine erano “cuffiate” cioè in custodia per attenuare qualsiasi rumore. La pellicola è una kodak TMax 3200 Iso. Sviluppo e stampa effettuati dal sottoscritto.

I risultati sono quelli che ho selezionato e pubblicati di seguito. Come si nota la luce è tipicamente teatrale, morbida. La grana è molto contenuta e non disturba assolutamente la composizione… provare per credere!

Dati tecnici:

Concerto Rock

  • 2 corpi Contax 167 MT
  • obiettivi Carl Zeiss 18mm f/2.8 – 28/85mm f/3.3 – 80/200mm f/4
  • pellicola Kodak TMax 3200 Iso
  • Sviluppo in chimico TMax a 24° per 9 minuti e mezzo in diluizione 1 + 4 e agitazione 5” ogni 30”
  • stampa con ingranditore DURST 605, testa a colori su carta ILFORD semilucida con chimici ILFORD

Esibizione Teatro:

  • 2 corpi Contax G2 a telemetro
  • obiettivi Carl Zeiss 21mm f/2.8 – 35/70mm f/2.8 – 90mm f/2.8
  • pellicola Kodak TMax 3200 Iso
  • Sviluppo in chimico TMax a 24° per 9 minuti e mezzo in diluizione 1 + 4 e agitazione 5” ogni 30”
  • stampa con ingranditore DURST 605, testa a colori su carta ILFORD semilucida con chimici ILFORD – utilizzo tecnica di ” intonazione al the’ “

F.C.B.: Il Forum della qualità fotografica a pellicola!

Turisti per caso (2^ puntata)

Chiesetta di San Tomaso in Lemine, nota come San Tomè (secolo XI) ad Almenno S. Bartolomeo (BG)

di © Ivan Mologni

Architettura:

I conci di cui è composta salgono a tondo su due ordini, con lesene e archetti. Esiste un portale semplice con Finestrella e in alto sporge una pietra scolpita a guisa di rozza acquasantiera. Nella lunetta del portalino laterale, troviamo scolpita una Figura Romanica.

All’interno, la chiesetta ha due ordini circolari di colonne e una piccola abside. Due scalette interne, tagliate nelle spesse mura, portano alla loggia superiore, anch’essa dotata di nicchie e pertugi.

Per gli storici d’arte è uno dei monumenti architettonici più interessanti d’Italia . Sono passati dieci secoli e la Chiesa è rimasta intatta!

Riprese & Aspetti Tecnici:

Le riprese sono risalenti a novembre 2018 e mi hanno impegnato per diverse ore. I rullini sono di 12 fotogrammi; di questi 8 sono stati selezionati e riguardano gli esterni della chiesetta. Ci ritornerò sicuramente per fotografare gli interni della struttura con l’ Hasselblad SWC 903 munita di grandangolo Carl Zeiss Biogon 38mm f/4.5.

Altri accessori utilizzati: magazzini A12, staffa, paraluce professionale “Compendium” a soffietto, filtri e… un paio di guanti, indispensabili per mantenere le mani al caldo e non intorpidire le dita.

Per l’occasione, ho fotografato con una Hasselblad 500 c/m con prisma TTL.

Gli obiettivi Carl Zeiss utilizzati sono il Distagon 50mm f/4, il Distagon 80mm f/2,8 ed il Distagon 150mm f/4. Riprese effettuate con treppiede Manfrotto 055 X PROB e testa a sfera 488 RC2 made in Italy

(N.B.: La Reflex Hasselblad produce negativi in formato 6X6 ma in fase di stampa ho preferito, per gusto compositivo personale, stamparli in formato 4.5X6)

La pellicola utilizzata è la Kodak TMAX 400 sviluppata con l’omonimo rivelatore TMAX diluito in 1 + 4 a 24°

Camera Obscura:

In Camera Obscura ho stampato con un ingranditore a luce alogena DURST 605 con obiettivo Rodagon 80mm.

La carta usata è la ILFORD lucida, sviluppata in modo tradizionale. Sono poi intervenuto con un viraggio concentrato al “the”…. esatto, proprio la bevanda! Ho tenuto in bagnomaria le stampe per un tempo prestabilito, dai 3 ai 5 minuti: in base alla durata del tempo di immersione della stampa, aumenta l’intonazione. Infine ho proceduto all’essiccamento. Questi sono i risultati:


Per approfondire con modalità specifiche e professionali le tecniche descritte nel Blog, invito tutti a frequentare i “Corsi d’insegnamento alla Camera Obscura – Antiche tecniche” che promuovo durante l’anno al Fotoclub Bergamo, in sede, il giovedì alle ore 21. Provare per credere!

F.C.B.: “La Competenza che fa la differenza!”

Il restauro dei Velivoli Storici

di © Ivan Mologni

Per celebrare il prestigioso traguardo delle 50.000 visualizzazioni La voce del Presidente F.C.B.: Blog oltre 50.000 visualizzazioni (anzi 51.000…) ormai giunte, al momento della pubblicazione di questo articolo, a 54.365, desidero presentare una prestigiosa Mostra Fotografica sui “Velivoli Storici” composta da ben 50 opere nel formato 30X40, tenutasi presso la Biblioteca Rionale di Città Alta – Bergamo.

Tale lavoro rappresenta il restauro di “velivoli” da parte del G.A.V.S. – Gruppo Amici Velivoli Storici –  documentato da noi del Foto Club Bergamo. Il collettivo F.C.B., composto da circa 10 associati, ha presentato pubblicamente i cimeli, gli aerei che poi hanno volato presso l’Idroscalo di Milano. Tra tutti spicca il “Caproncino” degli anni ’30 (pezzo da collezione) in servizio come idrovolante: ha volato alla perfezione, come da noi di seguito documentato. Il Velivolo è stato prodotto dalla Caproni Aeronautica Bergamasca,  azienda aeronautica italiana, attiva tra il 1920 e i primi anni del Secondo Dopoguerra.

A questa storica società sono particolarmente legato: mio nonno Mandelli Camillo ha lavorato alla Caproni Aeronautica Bergamasca in qualità di Capo Reparto e disegnatore meccanico degli aerei, mentre la moglie – quindi mia nonna – Donati Elisa, sempre alla Caproni, si occupava della colorazione e mimetizzazione degli aerei impiegati durante il conflitto mondiale. Grazie alla fotografia analogica che mi ha permesso di ricordare due familiari a cui sono molto legato! Di seguito una foto storica della mia famiglia:

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foto grande: i nonni materni Elisa Donati e Claudio Mandelli
foto a sx: mia nonna – Elisa Donati – a 20 anni. Fotografia eseguita in studio da “Fotografia Moderna” – via XX settambre 47 nel 1917 a Bergamo
Foto a dx: famiglia Mandelli. da sx: Camillo Mandelli (N. 1894 – M. 1958), Elisa Donati (N. 1897 – M. 1988), mio zio Umberto, mia madre Dina e mia zia Renata. Foto “Arrigoni” – già “Taramelli” nel 1938 – via T.Tasso 22, Bergamo

Ritornando a noi, gli appassionati di volo, con successi e riconoscimenti, hanno voluto renderci partecipi attivi. La mostra ha riscontrato un notevole successo di visitatori, rendendoci orgogliosi per quanto documentato fotograficamente e stampato in Camera Obscura, anche con viraggi parziali sul fotogramma. La mostra è disponibile per essere, ancora oggi, ripetuta; siamo sicuri che gli appassionati di allora e di oggi non mancheranno all’esposizione: la bellezza e la sorpresa contribuiranno ad attirare sempre più appassionati, sia nella fotografia che verso gli aerei storici che, ancora oggi, si esibiscono nei raduni.

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Il G.A.V.S. – Gruppo Amici Velivoli Storici:

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Dati tecnici:

  • macchine fotografiche analogiche meccaniche marche CANON, CONTAX, NIKON, OLYMPUS, PENTAX;
  • tutte le stampe sono state eseguite dagli autori in Camera Obscura, con sviluppo del negativo e stampe opache baritate, con interventi parziali di viraggio in seppia su particolari del restauro degli aerei.

 

“F.C.B.: La passione …. si vede!”

L’ESTATE PRE – COVID (2^ parte)

di © Riccardo Scuderi

Una tappa intermedia dell’estate 2019 narrata nell’articolo L’ESTATE PRE – COVID… è stata nella città di Trieste. A dir la verità la giornata era tutt’altro che estiva, anzi fredda e uggiosa, pertanto adatta ad una ripresa in bianco e nero in modo da riprodurre l’insolita atmosfera quasi autunnale.

Per gli scatti che di seguito vi propongo, ho utilizzato una maneggevole Pentax MX corredata dal 28mm f/2.8 e da un pratico esposimetro esterno (rigorosamente analogico!) modello Sekonic Twinmate SE L208. La pellicola utilizzata è una Fujifilm Acros 100 ISO, che ben si adatta allo sviluppo in Camera Obscura con chimici Ilford in diluizione 1+9.

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“Fare dodici buone fotografie in un anno è un ottimo raccolto.” (Ansel Adams)

Aosta… la Roma delle Alpi: il Teatro Romano

di © Riccardo Scuderi

Ho già avuto modo di parlare di Aosta nel precedente articolo Valle d’Aosta… terra di Castelli, ma in questo articolo intendo soffermarmi su uno dei monumenti più significativi di questo piccolo Capoluogo di Regione, uno dei simboli più importanti della “Roma delle Alpi”: i resti del Teatro Romano.

La sola facciata attualmente visibile è quella meridionale, alta ben 22 metri, caratterizzata da una serie di contrafforti e di arcate ed alleggerita da tre ordini sovrapposti di finestre di varia forma e dimensione.
Ben individuabili sono pure le gradinate ad emiciclo che ospitavano gli spettatori (cavea), l’orchestra (il cui raggio è di 10 metri), ed il muro di scena (ora ridotto alle sole fondamenta) che un tempo si innalzava col suo ricco prospetto ornato di colonne, di marmi e di statue.
Si è calcolato che il Teatro potesse contenere tre o quattromila spettatori. Addirittura alcuni studiosi ritengono che un tempo fosse dotato di copertura fissa.

Le foto che ho il piacere di condividere sono state scattate con la fedele Leicaflex SL2 munita di un obiettivo grandangolare 24mm, indispensabile per evidenziare l’imponenza dell’intera struttura. Inoltre la giornata particolarmente soleggiata ed il sole ad “ore 12”, quindi con ombre particolarmente “dure”, hanno esaltato la texture della struttura

La pellicola usata è una Fujifilm Acros 100 Iso, sviluppata con chimici IlFord.

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“Fare una fotografia vuol dire allineare la testa, l’occhio e il cuore. È un modo di vivere.”
(Henri Cartier-Bresson)

Prove di Still Life…

di © Riccardo Scuderi

Già il nostro Presidente Ivan Mologni ha avuto modo di approfondire l’argomento (vedi articolo: Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE), spronando i soci del Club a cimentarsi in questa stimolante tipologia di ripresa.

Spulciando tra alcune riviste degli anni ’80, mi sono imbattuto nelle opere del grande fotografo ungherese André Kertész, definito da Henri Cartier Bresson, come il padre della fotografia moderna e come una delle sue più grandi fonti di ispirazione. In particolare mi attirò una sua foto, splendida e dirompente nella sua semplicità:

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Allora la settimana scorsa, in cucina, con la luce radente che filtrava dalle tende della finestra ed utilizzando la luce di una lampada da comodino per cercare di delineare il più possibile le ombre, mi sono cimentato in alcuni scatti che vi propongo con piacere (cortesemente, siate clementi con i giudizi…):

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Dati tecnici:

  • Fotocamera: Leicaflex SL2 rigorosamente montata su treppiede Manfrotto
  • Obiettivo: Leitz Wetzlar Summicron 50mm f/2
  • pellicola: ILFORD FP4 – 125 ISO

Per lo sviluppo ho utilizzato i chimici della ILFORD

“Fotografia analogica: Sperimentare, Creare e …Godere!”

La Voce del Presidente: Il “primo” sviluppo non si scorda mai!

di © Ivan Mologni

Egr. Socie/ii parliamo di sviluppi negativi in bianco e nero e allestimento di una postazione, per poi arrivare alla fase di stampa.

Nei corsi A, B, C che promuovo in primavera ed autunno, siamo allo stato attuale fermi al periodo pre-covid 19. Speriamo nell’ottobre 2020…

Desidero presentare in questo caso un’interessante uscita didattica con allieve/i con il nostro fidato rullino 135/36 B/N con Reflex al collo. Il tema scelto di comune accordo è stato sul pittoresco e ridente paese chiamato Clanezzo (BG).

Qui sorge un castello che fu dei Dalmasari, Signori di Brembilla (BG). Insiste poi più sotto un’amena passerella che attraversa il fiume Brembo e il ponte con un bell’arco, sovrastante il torrente Imagna, confluente nel Brembo. Qui sotto, a sghimbescio rispetto al superiore, vi è un antichissimo ponticello che si vuole attribuire a epoca romana. I resti di un torrione, d’epoca più recente, stanno a dimostrare una buona posizione strategica: qui, infatti, doveva essere un tempo la biforcazione  per la valle Imagna e la valle Brembana, lungo la mulattiera che corre sulla destra del Brembo, alle falde del monte Ubione, ove rimangono i resti di un Forte della Repubblica Veneta (fonti bibiografiche  tratte dal volume “Conosci Bergamo” di Luciano della Mea).

Dicevo delle uscite di insegnamento per allenarsi con la reflex e cimentarsi artisticamente nelle riprese fotografiche che più ci affascinano.

Tecnicamente, insegno alle allieve/i  le tre regole che ritengo “fondamentali” nella fotografia: ESPOSIZIONE – MESSA A FUOCO – SVILUPPO DEL NEGATIVO.

Un buon fotografo deve fare sempre questo. Io ritengo che una fotografia deve appartenervi totalmente, mentre si fanno riprese. La Camera Obscura è nei fondamentali per avere un’immagine come noi vogliamo che sia. Lo scorso anno, nella sessione estiva, un’altra positiva esperienza di insegnamento con gli appassionati, è stata la Fotografia Alpina e/o Naturalistica. Fotografie entusiasmanti, in Dia Color , per proiezioni spettacolari anche in esterni. Da me coniate col nome “Dia sotto le stelle…”. Si era nell’alta Valsassina (Lecco): Alpe Giumello, Alpe Paglio, Pian dei Resinelli, Pian delle Betulle etc.. Migliaia di scatti con escursioni e ausilio di guide alpine lecchesi.

Comunque desidero spronare i socie/i e allieve/i di promuovere nel nostro Blog un’iniziativa: presentare il primo sviluppo eseguito nei corsi di Camera Obscura!

Presenterò anch’io il primo sviluppo Bianco e Nero eseguito nell’Istituto della Regione Lombardia a Bergamo. Alla fine dell’anno l’Istituto rilascia un “Attestato di Qualifica Professionale di Fotografo“. Per lo scrivente è stata una preparazione propedeutica entusiasmante e da qui è iniziata la mia “missione/passione di insegnamento” dell’Arte Fotografica Tradizionale.

Negli anni si sono succeduti, promossi dallo scrivente, un centinaio di corsi nelle sessioni autunnali e/o primaverili. L’ultimo, in ordine di tempo, nell’autunno 2019/2020, con presentazione delle attuali tematiche nel Blog – Febbraio 2020. Tutte foto in bianco e nero sviluppate e stampate dagli allievi.

E’ mia intenzione presentare una selezione in accordo con gli autori artisti di altre interessanti tematiche. Le migliori opere saranno selezionate da un’attenta lettura port-folio per arrivare a Mostre itineranti per Bergamo e Provincia, in prestigiosi edifici storici.

Colgo l’occasione di  augurare a tutti Voi le migliori foto-vacanze e, riuscire… magari a fine ottobre di rivederci al Fotoclub il primo e terzo giovedì del mese dalle 21!

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La mia prima volta… in Camera Obscura!

di © Riccardo Scuderi

Ebbene si, il fatidico giorno è arrivato: alle 20.32 del 12 luglio 2020 ho terminato lo sviluppo del mio primo rullino. Fino a ieri, le mie esperienze in Camera Obscura erano state accompagnate dai sempre attenti e puntuali consigli di Ivan Mologni, questa volta, invece, l’intero procedimento di sviluppo si è svolto nel mio (piccolo ma) efficace laboratorio domestico, il tutto preceduto da:

  •  circa 3 ore di annotazioni e appunti, riportati in una lavagna a portata di mano durante il procedimento;
  • 30/40 minuti di telefonata ad Ivan Mologni per chiarirmi gli ultimi dubbi tecnici;
  • 20 minuti circa di respirazione profonda per ritrovare la concentrazione (a tal proposito, vedi “Training Autogeno” di seguito!).

Insomma, dopo circa 6 (!) ore ho partorito la mia prima creatura!

Dati tecnici : fotocamera: Rollei 35 S; pellicola utilizzata: IlFord FP4 – 124 iso;  chimici utilizzati: IlFosol 3 (sviluppo), Ilfostop (arresto), Ilfosol Rapid Fixer (fissaggio), Ilfotol Imbibente.

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– Training Autogeno in Camera Obscura –

I. “Lascia fuori da questa porta qualsiasi pensiero che non sia dedicato a ciò che stai per fare”

II. “Fai la programmazione del lavoro da svolgere”

III. “Ricordati degli sbagli già commessi e fai in modo di non cascarci più”

IV. “Presto e bene, raro avviene: mai nello sviluppo e nella stampa”

V. “Sii ordinato nel corso del lavoro e rimetti tutto a posto quando avrai finito”

A.D. Bergamo, 1° luglio 1981

© Ivan Mologni

“F.C.B.: Innovazione, Dinamismo, Soluzioni!”

 

Noto (SR): la capitale del Barocco

di © Riccardo Scuderi

Ho la fortuna – pur non essendoci nato – di visitare, almeno una volta l’anno questa splendida cittadina in provincia di Siracusa, patrimonio UNESCO e denominata “Il Giardino di Pietra“.

Rasa al suolo da un terribile terremoto nel 1693, la sua ricostruzione fu affidata ad arditi maestri e scalpellini che realizzarono architetture uniche utilizzando la pietra di Siracusa, un tenero calcare bianco-grigio che, quando illuminato, si accende di suggestivi riflessi cromatici.

L’atmosfera unica che questa perla del Sud sa regalare costituisce fonte di ispirazione anche per la fotografia, sia architettonica che ” di strada” o “Street photography“. Vi propongo una serie di scatti in bianco e nero che ho realizzato con la mia Leica SL2 , munita di obiettivo Summicron 50mm f/2 (rullini utilizzati: Kodak Tmax400)

La mia Rollei 35 S

di © Riccardo Scuderi

Sono un paio d’anni che durante ogni mia uscita – anche non fotografica – mi porto dietro una piccola e fedele compagna, la Rollei 35 S con obiettivo Carl Zeiss Sonnar 40 f/2.8, vero e proprio gioiello della tecnologia tedesca. Inutile dire che, a fronte delle dimensioni estremamente compatte – è poco più grande di un pacchetto di sigarette! – questo piccolo gioiello nasconde accorgimenti geniali ed una curiosa disposizione dei comandi, visto che i tempi di scatto ed i diaframmi si regolano tramite due dischi posti nella parte frontale della fotocamera. Una delle genialità è data dalla presenza di un “pressapellicola” che permette di mantenere la pellicola perfettamente piana, a tutto vantaggio della qualità dell’immagine. Ma l’aspetto, a mio parere, più interessante è che la Rollei 35 S….. è priva di qualsiasi tipo di ausilio!!! La messa a fuoco va stimata ad occhio – tramite le indicazioni riportate sul barilotto dell’obiettivo in modo da impostare l’iperfocale -, i tempi di scatto e diaframmi vanno regolati rigorosamente in manuale, il mirino (tra l’altro molto luminoso) è privo di indicazioni o riferimenti e, per chi volesse utilizzare il flash…. sarà costretto a montarlo sul fondo della macchina anziché in cima. Un disastro insomma? Tutt’altro: è una macchina bellissima da vedere, solida al tatto, tutta rigorosamente in metallo, con una qualità ottica eccellente e, soprattutto, particolarmente adatta alla street photography! Basta preimpostare i parametri della fotocamera sull’iperfocale ed il gioco è fatto! Io a volte ho scattato tenendola all’altezza del petto, semplicemente puntando l’obiettivo verso la scena (peraltro il rumore di scatto è praticamente impercettibile!).

Le foto fanno riferimento ad una gita al lago di Iseo nel marzo ’19 (rullino ILFORD FP4). Come si può notare, la resa è uniforme e particolarmente “cinematografica”, proprio come piace a me! Allego infine una foto storica della Regina Elisabetta con in mano proprio una Rollei 35…. c’è bisogno di aggiungere altro?

 

rollei 35 Queen

Andy Wharol a Bergamo!

Andy Warhol, di cui alcune opere e oggetti personali sono in mostra alla Gamec dal 6 maggio al 30 luglio, è oggi ritenuto da molti l’artista postmoderno più importante del mondo; noi ricordiamo però che le sue opere fondamentali sono state rese possibili dalla fotografia e che gli deve essere riconosciuto il merito come grande sperimentatore di aver ottenuto grandi risultati artistici partendo da estremamente semplici immagini fotografiche.
Andy ha affrontato diverse forme espressive: dalla serigrafia al cinema, dalla pittura alla scultura ma quasi sempre ha usato la fotografia come un punto di partenza. La fotografia di Andy Warhol non sempre è stata apprezzata come forma d’arte in sé; certo, spesso ha usato una fotografia per poi finire con un’altra opera d’arte (una serigrafia, per esempio), ma ci sono parecchie sue fotografie che invitano ad un esame più attento.
L’interesse di Andy Warhol per la fotografia è scattato molto presto quando ha ricevuto in dono la sua prima macchina fotografica all’età di nove anni. Nel 1960, mentre lavorava come grafico a New York, Warhol ha assistito, in prima persona, alla crescente popolarità della fotografia tanto che nel suo diario scrisse: “Io non credo nell’arte, credo nella fotografia”. La fotografia fu quindi sempre una parte fondamentale della sua vita, benché nei suoi primi tempi di lavoro come illustratore la vedesse come un mezzo e non un fine.
Nel 1962, Andy Warhol acquistò la sua prima macchina fotografica Polaroid che utilizzò, in un primo momento, per molti studi anatomici, poi rapidamente abbandonati. Nel 1970 comprò una Polaroid Big Shot: lo strumento ideale per Andy: fotocamera a fuoco fisso, con flash, progettato per riprese ravvicinate. L’attenzione doveva essere tutta solo per il soggetto.
C’è un interessante paradosso legato alle polaroid di Warhol: le sue serigrafie potrebbero essere riprodotte, potenzialmente, a volontà, sfidando il concetto di unicità del pezzo artistico, ma, ironia della sorte, le polaroid sono diventate preziose proprio perché, mancando di negativo, sono “uniche”. Sono immagini indipendenti le cui caratteristiche (dimensioni, struttura, luminosità, colore) sono un distintivo come quelle di un quadro: una serie di polaroid di Warhol sono un tesoro unico come un Van Gogh!
Il lavoro di Warhol ci presenta un altro paradosso: l’artista diventa il “sacralizzatore” del banale come le scatole di detersivo o di zuppa e poi mette invece a disposizione del pubblico delle immagini di semidei trasportandoli dallo schermo d’argento in piccole immagini polaroid.
Nel 1976 Andy acquistò poi una 35mm, la Minox 35LE. Era una svolta importante: la fotografia cessava per lui di essere solo un accessorio e diventava un sistema di espressione autonoma e indispensabile. Poi Warhol utilizzò anche una fotocamera Chinon 35F-MA (con flash incorporato) e anche una Konica C35EF.
E’ stato detto che le fotografie di Andy Warhol vagano tra l’album di famiglia e le foto dei paparazzi, ma sono vere icone della condizione umana. E’ importante notare la scelta di Warhol, oltre che del 35mm, del bianco e nero per l’interpretazione estetica; questo è molto interessante, perché ciò avveniva in un momento in cui il colore dilagava prepotentemente.
Warhol era un fotografo ossessivo. Si stima che l’artista abbia fatto più di 100.000 fotografie tra il 1977 e il 1987 (di cui molte con la sua Polaroid SX70 tenuta da Polaroid in produzione proprio per Warhol) e molte di queste restano ancora da classificare. Tuttavia, uno dei più importanti lasciti di Warhol è di aver contribuito ad aprire un percorso, insieme a grandi come William Eggleston, Nan Goldin o di Stephen Shore, destinato a portare la fotografia a essere considerata una forma d’arte degna di apparire nelle gallerie, nelle case d’asta e nel grande mondo dell’Arte.

Puoi leggere di più nell’articolo allegato.