Camera oscura: l’importanza del “provino a contatto”

I provini a contatto sono il risultato di una stampa di pellicola di negativi nelle loro dimensioni originali; ciò si ottiene in camera oscura mettendo direttamente “a contatto” i negativi stessi con la carta sensibile e poi esponendo il “sandwich” ad una sorgente di luce come, ad esempio, quella di un ingranditore per un tempo determinato. Si possono utilizzare all’uopo diversi metodi empirici ma la cosa più importante è che sia assicurato il massimo contatto tra i negativi (il lato emulsionato, quello opaco) e il lato emulsionato della carta. Per fare questo basterebbe una lastra di vetro da mettere sopra i negativi (magari posti in fogli porta-negativi trasparenti) per tenerli in posizione, ma il ricorso a uno stampatore a contatto della Paterson assicura maggior velocità e precisione della manovra. Dopo aver ben sviluppato un negativo, lo si suddivide in spezzoni tali che la lunghezza non superi la larghezza di un foglio 24x30cm (p.es. un 36 pose 135 verrà tagliato in 7 strisce da 6 fotogrammi)e sarà così possibile stampare “a contatto” un intero rullino su un normale foglio di carta da stampa.
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Ovviamente l’ingranditore dovrà essere posizionato per coprire l’intera area di stampa e il fuoco fatto con un qualsiasi negativo su di essa; particolare attenzione dovrà essere posta per la giusta esposizione: naturalmente la stampa delle parti esterne dei fotogrammi dovrà risultare completamente nera, ma per avere dei buoni risultati, soprattutto in funzione della carta utilizzata, bisognerà all’inizio effettuare alcune prove a diverse esposizioni, magari utilizzando ritagli più piccoli dei fogli di carta.
La stampa del provino, sviluppo e fissaggio, avviene esattamente come per la stampa di una singola fotografia.
I provini così ottenuti permettono di avere un colpo d’occhio immediato sui fotogrammi scattati, di avere una serie di informazioni utili per la scelta della stampa finale (dettagli nelle ombre e nelle luci, il contrasto del negativo, controllare il fuoco con un lentino, studiare tagli d’inquadratura, ecc.). Inoltre su di essi si possono segnare dei commenti, barrando quei fotogrammi da non stampare o evidenziando i migliori e financo porre dei lunghi appunti sul retro.
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Ma poi i provini così ottenuti, come le foto più belle, passeranno alla storia poiché anche essi significativi; insieme agli spezzoni di negativo riposti negli appositi fogli di porta-negativi, saranno facilmente archiviabili e altrettanto facilmente potranno essere, in futuro, rintracciati, rivisti, consultati e fatti vedere!

“Estrarre una buona fotografia da un foglio di provini è come scendere in cantina e prendere una buona bottiglia da condividere”
(Henri Cartier-Bresson)