Il Chiostro di San Pietro e Sant’Orso ad Aosta

di © Riccardo Scuderi

Proseguendo con la scoperta di Aosta (v. art. Aosta… la Roma delle Alpi: il Teatro Romano; Valle d’Aosta… terra di Castelli), lo scorso fine settimana, approfittando tra l’altro di una splendida giornata, ho avuto modo di visitare la chiesa di S.Orso e, soprattutto, il chiostro, un vero e proprio gioiello del complesso monumentale di Sant’Orso, cui si accede da un androne aperto sulla destra della facciata.

L’originario impianto romanico, risalente al 1132, è caratterizzato da bellissimi capitelli, scolpiti in marmo ma rivestiti già in tempi antichi di vernice scura, che raffigurano mirabilmente scene simboliche del Nuovo e Vecchio Testamento, della vita di Sant’Orso, di personaggi e animali fantastici con numerosi elementi decorativi. Sono considerati fra le più alte espressioni della scultura romanica religiosa.

Il sole ancora relativamente basso mi ha permesso di enfatizzare la struttura grazie al gioco di luci ed ombre proiettati dalle colonne. La pellicola Kodak TMAX 400 unita alla Leicaflex SL2 ed all’obiettivo Leitz Summicron 50mm F/2 hanno fatto il resto.

Per lo sviluppo dei negativi ho utilizzato il chimico Kodak D-76 (“puro”, quindi non diluito con acqua allo scopo di ottimizzare il risultato) a 20 °C, per 8′ con agitazione di 5” ogni 30”.

F.C.B.: LA FOTOGRAFIA ANALOGICA A TESTIMONIANZA DELLA STORIA

Kodak TMAX 3200: la bellezza della grana su pellicola (1^ parte)

di © Riccardo Scuderi

Ieri sera ritrovo nei miei archivi un rullino Kodak TMAX 3200 Iso: non ricordavo minimamente quando e dove lo avevo utilizzato e decisi di svilupparlo. Altro problema: avevo a disposizione una diluizione “1+9” utilizzata qualche giorno prima di ILFOSOL 3, non esattamente il chimico più indicato per lo sviluppo di un rullino Kodak. Do un’occhiata al “bugiardino” della ILFORD: 10 minuti il tempo di sviluppo a 20° (al posto dei canonici 4 min e 30 secondi)… i dubbi aumentano, ma al tempo stesso aumenta anche la voglia di “rischiare” e cimentarsi in una nuova esperienza fotografica!

Dopo il consueto “Training Autogeno” (vedi La mia prima volta… in Camera Obscura!) procedo, facendo attenzione ai tempi per me inconsueti.

Devo dire che alla fine ne è valsa la pena! La grana della Kodak TMAX 3200 mi piace tantissimo, dona ai paesaggi un’atmosfera d’altri tempi ed è particolarmente adatta alla street photography, grazie alla velocità di azione assicurata dall’alta sensibilità. Le moderne case produttrici di macchine fotografiche digitali, con filtri “posticci”, continuano a cercare di riprodurre questo tipo di grana, ma non sono arrivati – e mai si avvicineranno – alla magia che evoca la Kodak TMAX 3200!

Ecco a voi qualche scatto di città alta, effettuato con la Leicaflex SL2 munita di obiettivo Summicron R 50mm f/2:

“L’ineguagliabile emozione della Fotografia Analogica!”

Prove di Still Life…

di © Riccardo Scuderi

Già il nostro Presidente Ivan Mologni ha avuto modo di approfondire l’argomento (vedi articolo: Una tipologia particolare di fotografia: lo STILL-LIFE), spronando i soci del Club a cimentarsi in questa stimolante tipologia di ripresa.

Spulciando tra alcune riviste degli anni ’80, mi sono imbattuto nelle opere del grande fotografo ungherese André Kertész, definito da Henri Cartier Bresson, come il padre della fotografia moderna e come una delle sue più grandi fonti di ispirazione. In particolare mi attirò una sua foto, splendida e dirompente nella sua semplicità:

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Allora la settimana scorsa, in cucina, con la luce radente che filtrava dalle tende della finestra ed utilizzando la luce di una lampada da comodino per cercare di delineare il più possibile le ombre, mi sono cimentato in alcuni scatti che vi propongo con piacere (cortesemente, siate clementi con i giudizi…):

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Dati tecnici:

  • Fotocamera: Leicaflex SL2 rigorosamente montata su treppiede Manfrotto
  • Obiettivo: Leitz Wetzlar Summicron 50mm f/2
  • pellicola: ILFORD FP4 – 125 ISO

Per lo sviluppo ho utilizzato i chimici della ILFORD

“Fotografia analogica: Sperimentare, Creare e …Godere!”

Le interviste del Fotoclub Bergamo – I nostri soci

Il tuo nome
Riccardo Scuderi
Quando ti è iniziata la passione per la fotografia?
La passione per la fotografia cosiddetta “seria” in generale è nata circa 13 anni fa, quella per la fotografia analogica solo 3 anni fa. È stata una scoperta casuale oppure, come mi piace pensare, un segno del destino: era l’estate 2015 e il mio corredo digitale dell’epoca era in riparazione. Mi ritrovai tra le mani una Minolta Himatic 7s che mio padre aveva comprato in occasione della mia nascita: caricai un rullino in bianco e nero (ricordo un Across 100 asa) ed iniziai a scattare in Piazza Vecchia. Da allora non ho più smesso!
Quando fotografi, prediligi temi, ambienti particolari?
Amo fotografare le persone, soprattutto in un contesto urbano. Non faccio riferimento al ritratto “posato”, quanto al valorizzare un monumento, una piazza, un paesaggio in generale inserendo la presenza umana nella foto: penso attribuisca maggiore profondità allo scatto.
In due battute, perché “analogico” oggi:
Analogico oggi, per me, significa tutto il contrario che il mondo virtuale (fotografico e non) propone: la passione, la convivialità, il confronto diretto e genuino, la crescita tecnica e umana proposta dalla fotografia “argentica”, contrapposta al distacco, all’autoreferenza ed al confronto tecnologico (e non tecnico) della fotografia digitale. Con questo non voglio dire che i fotografi digitali non siano appassionati e competenti (per fortuna ne conosco diversi) ma, purtroppo, quando i commenti e/o le critiche di uno scatto vengono riversati esclusivamente su un social network, quasi sempre perdono di valenza e finalità costruttiva e, spesso, sono il pretesto per veicolare insulti gratuiti….
“Frequenti” la camera oscura?
Purtroppo (ancora) no, ma ne approfitto per rivolgere un accorato appello in tal senso al Presidente o a qualche socio che abbia dimestichezza con lo sviluppo e la stampa…
Le tue pellicole preferite?
Ho iniziato con il bianco e nero (soprattutto Kodak) ma ultimamente mi sto cimentando anche con le diapositive (Velvia e Provia).
Stima quanti fotogrammi hai archiviato negli anni
Non riesco a dare un numero esatto, direi circa 500/600 fotogrammi. Ma siamo ancora all’inizio…
Esegui anche la scansione digitale dei tuoi negativi?
Si, ma solo per crearmi un archivio “di sicurezza”.
L’obiettivo che preferisci o che usi di più:
Sicuramente il Summicron-R 50mm/F2 montato sulla Leicaflex SL2: il classico obiettivo “normale” di eccellente qualità e buona portabilità.
La macchina che ami in particolare e perché:
Come appena accennato, la Leicaflex SL2, per la qualità costruttiva, perché è totalmente meccanica, per il mirino luminoso e perché…. è una Leica! Sto anche riscoprendo la passione per la fotografia istantanea grazie a una macchinetta che per me ha un valore affettivo notevole, essendo stato il regalo per la mia prima comunione: la Polaroid Quick 610, praticamente come nuova!
I tuoi autori preferiti e perché:
Mi ha letteralmente affascinato sia il documentario che il libro dedicato a Vivian Maier: un occhio fotografico senza uguali dove ogni foto non è mai banale ed è sempre capace di raccontare una storia. Un manuale di fotografia analogica “da strada” che ho trovato particolarmente interessante è stato quello di Willy Ronis intitolato “Le regole del caso”, in cui l’autore spiega come e perché è arrivato a scattare una determinata foto (ambientata soprattutto negli anni ’50 e seguenti), allegando (in piccolo) diversi altri scatti “errati” appena precedenti o successivi a quello considerato corretto.
…. E invece qualcuno o qualcosa che non ami?
Senza fare nomi, mi ha recentemente deluso un fotografo americano, i cui scatti esposti in una mostra internazionale sono stati “smascherati” in quanto alterati da una post produzione (digitale) a dir poco grossolana…. Peccato, anche i famosi cadono nel tranello dello “scatto perfetto” che non esiste….
Fai anche foto digitali o consulti sulla rete siti dedicati alla fotografia?
Da ormai circa 3 anni scatto unicamente in analogico, lo trovo più gratificante e, soprattutto, ogni volta non vedo l’ora di sottoporre le mie foto sviluppate al giudizio del “Direttorio” del Foto Club Bergamo…
Si, consulto siti fotografici su internet, ma unicamente quelli indirizzati alla fotografia analogica o alla compravendita di materiale analogico.
In due parole, perché sì o perché no
Semplicemente non sento più la necessità di scattare in digitale, avendo ormai da tempo perso la voglia di condivisione istantanea indotta dal digitale. Più lo scatto è meditato e ponderato, più mi gratifica, al di là del risultato finale.
Da quanto tempo fai parte del nostro sodalizio?
Da troppo poco tempo…
Cosa ti spinge a frequentare oggi un circolo fotografico nell’epoca di internet?
Ripropongo quello che ho già scritto nelle risposte precedenti: la passione, il confronto genuino che permette una vera crescita fotografica e, soprattutto, tanta bella gente da conoscere!